Foto Tedeschi

SPEZIA ROMA ANALISI TATTICA – Da un pareggio con una ligure, ad un pareggio con una ligure, così come era cominciata l avventura di Fonseca nel campionato italiano così finisce. L’ennesima prestazione piena di interrogativi senza risposta di paradossi e illogicità, che fanno benedire l’essere arrivati alla fine di una stagione che non verrà mai ricordata se non per dati statistici ,o forse per una semifinale di Europa League che comunque già dopo i primi 90 minuti su 180 a disposizione aveva scritto la parola fine al percorso. Sarà impresa non da poco per José Mourinho, colui che sostituirà Paulo Fonseca alla guida tecnica, risolvere certe ataviche criticità solo attraverso il carisma e presenza scenica. A fronte di limitata disponibilità economica, trovare contemporaneamente, nei giocatori che in sede di mercato verranno inseriti nei ruoli necessari, capacità di leadership unita a spessore tecnico oggettivo appare impresa titanica.

Moduli e sviluppi di gioco

Anche riguardo il modulo Fonseca finisce con quello prediletto col quale si era presentato a Roma 22 mesi fa, in un 4-2-3-1 dove davanti ad un Fuzato sempre più convincente, ci sono Mancini e Kumbulla centrali con Karsdorp e Santon sugli esterni; ancora una volta Darboe e Cristante in mediana, col primo che si abbassa fin sui centrali difensivi a fare gioco mentre il secondo va in verticale dentro al campo. Dietro a Borja Mayoral, scelto a sorpresa al posto di Dzeko, c è Mkhitaryan, mentre Pedro ed El Shaarawy sono le due punte esterne a piede invertito. Italiano, che ha una rosa con 28 giocatori utilizzati, conferma il suo 4-3-3 dando spazio a molte seconde linee, che di fatto non si dimostrano tali, impegnando i giallorossi, e sovrastandoli pure, per 90 minuti. Davanti a Rafael ci sono Terzi e l’ex Capradossi centrali, con Bastoni e Vignali esterni, in mezzo al campo Estevez, Agoume, Pobega, mentre sul fronte avanzato ci sono Verde e Gyasi punte esterne dietro a Nzola.

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Primo tempo in balia degli eventi

Nonostante il rituale del riscaldamento e l’importanza del risultato in termini di Conference League la Roma appare appena scesa da un pullman sgangherato. Lo Spezia sorprende i giallorossi con una pressione altissima e asfissiante in mezzo al campo, per la Roma è un inizio agghiacciante per applicazione, idee, atteggiamenti, con i liguri che dimostrano come in una rosa di 28 giocatori tutti sappiano alla perfezione, tutti posseggano conoscenze date dal lavoro di campo settimanale del suo tecnico. Una squadra sempre scaglionata benissimo in campo che gestisce possesso, palleggio e costruzione in maniera agevole dentro ai triangoli di gioco, con interscambi tra punta esterna, mezzali, terzini e con 4 occasioni gol clamorose nei primi 5 minuti. Quando Darboe sbaglia il primo passaggio dopo 7 gare, la caratteristica sanguinosa del non può che tramutarsi nel gol che rompe agli albori gli equilibri di gara. La Roma è in difficoltà con i due mediani in inferiorità numerica dentro al campo, dove fa fatica in entrambe le fasi, e non essendoci Pellegrini che quando gioca sotto punta si abbassa per ripristinare la parità lo Spezia dispone di palleggio e linee di passaggio agevoli. La Roma è spesso spezzata in 2 tronconi, in difficoltà sui tagli nel corridoio tra Kumbulla e Santon, perché con i 2 terzini sempre molto alti, che agevolano le punte esterne avversarie sulla ripartenza in spazi aperti devastanti. Lo Spezia pressa alto, riuscendo ad essere molto corto in avanti, soffoca il palleggio di costruzione giallorosso, che unito al fatto dei 4 giocatori avanzati che si isolano in avanti sortisce efficacia. Se davanti Borja Mayoral non riesce mai ad allungare la linea avversaria, contribuisce a 45 minuti da incubo il resto della squadra, con Kumbulla che vive con imbarazzo ogni situazione di tattica individuale e dove prima del riposo uno stucchevole museo delle cere in giallorosso concede, sugli sviluppi di un corner, un 2-0 fin troppo benevolo per quanto visto nella prima frazione di gioco. 

Ripresa episodica, dove si salvano risultato e risveglio dei 4 giocatori avanzati non pervenuti nel primo tempo

Si riparte con Reynolds per Santon e Ricci per Pobega, con la Roma che non abbassa Mkhitaryan centralmente per ripristinare la parità numerica in mezzo al campo, zona minata del primo tempo, ma Pedro ed El Shaarawy da un imbucata del armeno per lo spagnolo nasce l’assistenza a centro area risolta dalla rapacità di El Shaarawy. C’è più velocita di circolazione e le punte esterne appaiono più incisive e ispirate, ma mancano alcuni attimi fuggenti che sembrano inchiodare il risultato, nonostante Fonseca abbia ricorso anche al doppio cambio di Dzeko e Villar per Borja Mayoral e Darboe. Lo Spezia ripresenta qualche titolare nel ultimo quarto di gara, con Agudelo, Erlic, e Maggiore, al quale risponde Fonseca con l accesso al inventiva di Pastore per Pedro (Mkhitaryan va a destra),che si esplica in una pennellata per Cristante che completa la sua serata di orrori e consegne palla agli avversari con un tiro a colpo sicuro che esalta l estremo difensore spezzino. Quando sulla velleità degli atteggiamenti dei giallorossi il sipario comincia lentamente e inesorabilmente a chiudersi e se, al momento, il destino di Dzeko non appare ancora scritto, è proprio una sponda del bosniaco, capitalizzata da Mkhitaryan, a ricacciare il Sassuolo alle spalle, anche se solo per differenza reti.

Maurizio Rafaiani

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