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ROMA WOLFSBERG ANALISI TATTICA – Con vecchi vizi e povere virtù, la Roma guadagna il pass per i sedicesimi di Europa League in un girone surreale e contorto. Tutte e 4 le partecipanti hanno guidato in momenti diversi la classifica. Tuttavia il paradosso più grande è che i giallorossi si fanno precedere sul podio dai turchi del Basaksheir, ai quali avevano inflitto due pesanti sconfitte e sette reti complessive. Così come il Borussia Moenchengladbach subisce la legge del contrappasso. Presentatosi da primo in classifica al fischio d inizio, grazie soprattutto a evidenti sviste arbitrali favorevoli nelle due gare con la Roma, finisce per trovarsi al 90′ fuori da tutto. Ma la gara dei giallorossi rimarrà impressa nella mente dei presenti con un unico monito in vista dell ultimo impegno casalingo di domenica prima della sosta natalizia: ‘come dare coraggio ad una Spal ultima in classifica’.

Moduli e sviluppi di gioco

La prova degli uomini di Fonseca è stata disarmante, a tratti sconcertante per atteggiamento e clamoroso smarrimento delle coordinate del calcio del tecnico portoghese. Fonseca si affida a molti interpreti meno utilizzati degli ultimi tempi, una chance importante per capire chi è ‘mentalizzato’ e reattivo dentro al progetto. Se Mirante rimane una certezza, altrettanto non si può dire di Fazio e Under (due autentiche sciagure), e in parte anche di Florenzi, Spinazzola e Mkhitaryan,meno brillanti del solito. Così come un poco ispirato Dzeko e un Perotti altalenante. Il 4-2-3-1 del tecnico portoghese rimane asimmetrico con una spinta comune e costante di entrambi i terzini. Diawara si occupa di cucire il gioco, Veretout completa la salita e ancora una volta le punte esterne agiscono a piede invertito. Il neo allenatore Sahli si gioca la chance della vita mandando in campo una squadra tranquilla e spensierata che nulla ha da perdere e chiedere alla classifica. Sceglie un 4-3-1-2 con un centrocampo a rombo molto aggressivo e simile alla gara di andata. In avanti si affida alla rapidità di Niangbo e a Weissman, innescati molto velocemente dopo la transizione. Lo sviluppo di gioco degli austriaci è molto leggibile e schematico: palla che si muove secondo il diktat ‘palla avanti-palla dietro- palla avanti’ con il quale gli austriaci trovano le linee di passaggio nei corridoi verticali verso la porta.

Non basta il possesso palla prolungato: la fase difensiva è da dimenticare

Nella conferenza di vigilia Fonseca aveva espresso alcuni concetti chiave del suo calcio. L’ossessione per il mantenimento e sviluppo del possesso con l’obiettivo di vincere attraverso il dominio delle gare. Concetti che stridono fortemente con quanto visto in serata. I giallorossi non entrano mai in partita a livello mentale. Sono superficiali e poco concentrati, propensi solo alla fase offensiva. La prima ora di gioco della Roma è anche apprezzabile nella fase di possesso mentre lascia a desiderare in quella difensiva. Poco efficace Fazio, mai nelle traiettorie di copertura e marcatura giuste e spesso in rincorsa vana. Non è aiutato dall’atteggiamento troppo passivo da parte dei compagni sul portatore di palla avversario. Affiora la tendenza a difendere più di posizione, fattore che spesso è comune proprio nelle partite dove non c’è l’atteggiamento giusto. La pressione offensiva é poco coordinata e ordinata e il Wolfsberg fa un figurone nell’uscita da dietro. Non di rado gli austriaci si presentano in velocità nei corridoi centrali più che sulle corsie esterne. In fase difensiva gli uomini di Sahli si limitano a portare densità centrale, quando non trovano i tempi della pressione alta, liberando le corsie esterne. Corsie dove Under non riesce mai a distendersi e Perotti caracolla con fortune alterne anche perché i cambi di gioco dei giallorossi sono assenti o poco utilizzati. Un altro aspetto della fase difensiva austriaca si esplica in maniera evidente quando la Roma esce in palleggio con i terzini. Il primo portatore di pressing di Sahli chiude la linea di passaggio lungo linea invitando il passaggio al centro dove i centrocampisti aggressivi e vicini vanno a recuperare palla con il trequartista che chiude sul passaggio a sostegno.

Roma raggiunta due volte. Pellegrini e Zaniolo predicano nel deserto

Nel secondo tempo Fonseca non riesce a scuotere la squadra nell’intervallo come spesso era accaduto. I suoi calciatori rientrano in campo sulla falsa riga del primo tempo. La gara si trascina stanca e Mirante, ancora tra i migliori, deve abbandonare il campo per infortunio con Pau Lopez che, ancora freddo e inevitabilmente meno reattivo, subisce il colpo di testa vincente di Weissman. A quel punto, con 25 minuti da giocare, a poco servono la forza di Zaniolo e le idee di Pellegrini, in campo al posto di Under e Perotti. Intorno alla loro qualità infatti c’è un deserto di idee che non porta a nulla, se non al risicato punto che qualifica la Roma da ‘non testa di serie’.

Maurizio Rafaiani

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