Si godrà Livorno-Roma comodamente seduto sulla poltrona di casa sua. Novanta minuti di malinconia, di nostalgia degli stadi pieni e di quel rettangolo verde in cui non si è più riuscito ad esprimere. Samuel Kuffour è la faccia triste di una Roma che vince, entusiasma e si candida per un ruolo da protagonista in Italia e in Europa. Il ghanese fa parte a tutti gli effetti del gruppo giallorosso (nelle liste Figc ha la maglia numero 31), senza che Luciano Spalletti, però, abbia mai inserito il suo nome nella lista dei convocati per gare ufficiali. L’ultima apparizione di Kuffour risale all’amichevole del 4 agosto scorso con il West Ham: un impiego dettato più dal tentativo di cederlo a club d’Oltre Manica, che dalla reale esigenza del tecnico di testare il suo stato di forma.Le premesse c’erano tutteLa carriera di Kuffour, di fatto, è iniziata in Italia con la maglia del Torino. Samuel ha vent’anni, è un giovane di belle speranze, imponente sotto l’aspetto fisico e con fondamentali insolitamente curati per un giocatore africano. Due stagioni in maglia granata, prima del trasferimento al Bayern Monaco. Il club bavarese rappresenta la vera svolta per il difensore, che in Germania si esalta, guadagna fama a livello internazionale, vince. E tanto. Cinque volte la Bundesliga, quattro la Coppa di Germania. Più una Champions League nella finale di San Siro contro il Valencia (2001), e un’ Intercontinentale nel dicembre dello stesso anno. In mezzo a tanti successi, un’immagine, che ha fatto il giro del mondo e che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, non solo per meriti sportivi. Il Bayern ha appena gettato alle ortiche una Champions, rimontata a cavallo del 90’ dal Manchester United. Il ghanese, al fischio finale di Collina, piange a dirotto, fino all’inizio della premiazione, per un’occasione che sarebbe potuta non capitare più.L’approdo nella CapitaleEstate 2005. La Roma, punita per il caso Mexes con il blocco del mercato, non può acquistare giocatori. Se non a parametro zero. E’ il caso di Kuffour, che arriva nella Capitale con grandi credenziali. La Roma è spuntata, del resto. Dopo la partenza di Samuel destinazione Madrid, vuole trovare un degno erede di The Wall. E il caso vuole che a sostituirlo sia uno che di nome faccia proprio Samuel. In tanti lo accostano, con le debite proporzioni, ad Aldair, e il ghanese, nelle prime uscite, non fa altro che confermare quanto di buono si era detto sul suo conto. Una forma fisica smagliante, un’intesa con Mexes e con l’intera squadra che va pian piano crescendo. E’ il 20 ottobre, la Roma esordisce nella fase a gironi di Coppa Uefa nel freddo di Tromsoe, in Norvegia. Soffre, su un campo in condizioni proibitive. Ma vince, con il ghanese che apre le marcature e corre ad abbracciare lo storico massaggiatore Giorgio Rossi.La coppa d’Africa: lo spartiacqueDa quel momento, per Kuffour, inizia una discesa senza fine. Arriva la chiamata, per la Coppa d’Africa che, colpa di un calendario anomalo, si gioca nel mese di gennaio, proprio quando in Italia il campionato entra nel vivo. Nel rapporto con Spalletti, qualcosa si incrina: il tecnico, in una conferenza stampa, parlerà di “giocatori che si sono risparmiati”, alludendo probabilme$nte alle ultime prestazioni di Kuffour. Durante la massima competizione africana, l’esplosione di Philippe Mexes fa retrocedere Samuel sia nei giudizi dei tifosi, sia, soprattutto, nelle preferenze di Spalletti. Finisce in panchina, si vede che non è sereno. Tutto culmina al Mondiale, nell’esordio di Hannover contro gli azzurri: l’Italia soffre, Kuffour sbaglia un facile appoggio verso il proprio portiere Kingson, favorendo il raddoppio di Iaquinta che di fatto chiude la partita.Destinazione Livorno. E ritorno.La separazione dai colori giallorossi appare inevitabile. Kuffour, dopo trentuno presenze con la Roma tra campionato e coppe, viene ceduto in prestito gratuito (dopo aver percepito una buona uscita) al Livorno. E’ l’occasione del riscatto, ma anche in terra toscana, dopo un avvio incoraggiante, il ghanese imbocca un tunnel senza via d’uscita. Il presidente Spinelli non gli risparmierà parole al vetriolo: “Non ha più stimoli”. Arriviamo ai giorni nostri, al periodo di prova con il Sunderland. Non se ne farà nulla: Kuffour è in scadenza di contratto ma lavora a Trigoria con grande serietà. In allenamento è un del gruppo. Ride. Scherza. Segue, con attenzione, i dettami di Spalletti. Poi, però, arriva la domenica e torna la malinconia per quello che poteva essere e non è stato.

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