La parola “Manchester” nella mente di tutti i romanisti ha
un solo significato: rivincita. E non potrebbe essere altrimenti. Facciamo un
passo indietro, all’aprile del 2007. Per tanto e troppo tempo si attendeva una
partita così. Mai la Roma
era giunta a disputare un quarto di finale della moderna Champions League, mai Totti e compagni erano
entrati all’Old Trafford, “il teatro dei sogni”. Dopo la gara di andata, in cui
una Roma attenta, concentrata e decisa aveva vinto per 2-1, tutta la città
attendeva con frenesia il match di ritorno. Per percepire l’atmosfera basti
ricordare le code infinite di 24 ore ai botteghini per acquistare il prezioso
tagliando; alla fine 5000 erano i tifosi riusciti a garantirsi un posto all’Old
Trafford. Lo stesso Totti, una volta arrivato in Inghilterra, aveva affermato
che quella partita aveva un valore maggiore addirittura della finale di Berlino
di Coppa del Mondo. C’erano dunque tutte le premesse per far bene, per giocarsi
nel migliore dei modi l’accesso tra le prime quattro d’Europa. L’esito del
campo fu lapidario. In quel di Manchester si è registrato il peggior epilogo
possibile per i colori giallorossi, una catastrofe calcistica senza eguali:
7-1, un punteggio che non ha lasciato spazio a commenti.Nei giorni seguenti, polemiche e accuse si sono abbattute
sulla formazione di Spalletti, cancellando di fatto tutto ciò che di buono sino
ad allora era stato costruito.Questa
volta invece dovrà essere diverso. La Roma avrà la possibilità di
riscrivere la storia. Di cancellare, almeno in parte, una macchia che
oscura, e non poco, il suo recente passato. Da Spalletti a De Rossi, da
Mexes a Totti, l’imperativo assoluto è quello di ottenere, sul campo,
una grande e preziosa rivincita. Il capitano giallorosso, inoltre,
ritroverà l’arbitro Mejuto Gonzalez: colui che nella sfida tra Italia e
Danimarca agli Europei del 2004 non aveva visto il suo sputo a Poulsen.
Gesto che poi fu punito con la squalifica attraverso la prova tv.
Sarà un rendez-vous dai grandi contenuti, insomma. Sarà un’occasione
imperdibile per la Roma: per dimostrare all’Europa intera di che pasta
è fatta e per cercare di sfatare un tabù che l’ha vista spesso
soccombere con le formazioni inglesi.
Seppur nella sua storia europea è proprio ad un club
d’oltremanica che la Roma
ha legato l’unico trionfo in campo internazionale (quel Roma-Birmingham City
del 1961 che assegnò la Coppa
delle Fiere alla squadra capitolina – 2-2 in Inghilterra – 2-0 Roma) troppe volte, nei
momenti decisivi, le squadre della Premier League hanno ridimensionato le
aspirazioni romaniste.Oltre al ricordo tragico della finale di Coppa Campioni
contro il Liverpool, dalla metà degli anni Novanta in sette occasioni la
squadra capitolina si è trovata di fronte avversarie inglesi.Nel 98-99 era la
Roma che – nei sedicesimi di finale – ha eliminato il Leeds
Utd dalla Coppa Uefa. L’anno successivo, sempre in Coppa Uefa, doppio incontro:
ai sedicesimi la Roma
ha superato il Newcastle Utd per poi subire la vendetta da parte del Leeds che
ha passato il turno ai danni dei giallorossi. Da quel momento in poi solo
sconfitte nei confronti con le squadre inglesi: nel 2000-01 è stato il
Liverpool a trionfare nei quarti di finale della Coppa Uefa, così come l’anno
seguente sono stati sempre i reds ad estromettere la Roma dall’accesso ai quarti
di finale di Champions League. Sempre nella massima competizione europea,
questa volta nel 2002-03, nel doppio confronto del girone eliminatorio contro
l’Arsenal i giallorossi non sono andati oltre il pareggio. La stagione
precedente la disfatta dl Manchester, invece, era stato il Middlesbrough ad
interrompere il cammino europeo della formazione di Spalletti.Aspetteremo dunque con trepidazione la gara di martedì anche
per comprendere se realmente ci sono i presupposti per un’inversione di
tendenza nelle sfide con i club d’oltremanica.

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