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CORONAVIRUS CALCIO PSICOLOGA DELLO SPORT – Durante lo stop per l’emergenza Coronavirus, per i calciatori non sarà importante solamente mantenere la forma fisica. Da tenere d’occhio, infatti, c’è anche la condizione mentale per restare concentrati sugli obiettivi personali e di squadra, in qualunque momento sarà fissata la ripresa delle competizioni. “Questo stop forzato ha portato frustrazione, tristezza e paura nei calciatori”, il parere di Francesca Gargiulo, Psicologa dello Sport e collaboratrice di Figc Lombardia e FFL Lugano 1976, intervistata di Romanews.eu. “Sono reazioni comprensibili, ma gli atleti realizzano subito di non essere soli. A casa potranno lavorare facilmente anche sugli aspetti mentali”, ha aggiunto. In una lunga chiacchierata tra presente e futuro abbiamo cercato di capirne di più:

Molte squadre vogliono tornare ad allenarsi e prima dello stop c’era chi voleva continuare a giocare. Nel mondo del calcio a volte è come se si vivesse in una bolla?
“Il mondo del calcio, soprattutto quello maschile, essendo sempre più uno spettacolo, tende ad avere proprie regole e modalità d’azione che non sempre vanno di pari passo con quello che succede al di fuori di questa “bolla” in cui spesso si trova inserito. Basti pensare alle partite giocate durante le vacanze di Natale, il 1 Gennaio e il giorno di Pasqua… questo ci fa intendere che i giocatori e gli staff che li supportano lavorano mentre la maggior parte degli italiani è in vacanza e può godersi tranquillamente gli incontri.
Vista la serietà dell’emergenza sono state prese tutte le misure necessarie per tutelare i giocatori e le giocatrici e non esporli a nessun tipo di rischio, e poiché gli sportivi sanno bene quanto sia importante godere di buona salute per compiere prestazioni di alto livello, tutti ne hanno seguito le indicazioni. E’ bello vedere come, ognuno a modo suo, si sia mosso per sensibilizzare i propri followers. Tanti/e hanno partecipato a challange con l’obiettivo di raccogliere fondi per gli ospedali, altri/e hanno condiviso gli allenamenti che svolgono a casa con l’obiettivo di fare lo stesso…”.

Come si affronta a livello psicologico una situazione di stop forzato dettata da un’emergenza così?
“Sicuramente per tutti gli sportivi di alto livello, le cui giornate si dividono tra il campo all’aria aperta con i propri compagni di squadra e la palestra, questo stop forzato ha portato grande frustrazione, tristezza e paura, oltre che per la propria salute e quella dei propri familiari, anche quella di perdere la condizione fisica raggiunta in un momento della stagione in cui generalmente si è al meglio della forma, non sapendo bene quando questa situazione si risolverà. Queste sono tutte reazioni comprensibili che possono essere trasformate in opportunità per migliorarsi.
Quindi, dopo un primo momento di disorientamento, gli atleti hanno realizzato ben presto di non essere soli. Grazie al supporto e al monitoraggio costante da parte degli staff tecnici, che si sono mossi fornendo loro programmi di allenamento che possono essere svolti individualmente a casa, il confronto e il dialogo continuano quotidianamente, anche se virtualmente. Più gli sportivi sono di alto livello, più sono consapevoli delle proprie aree di possibile miglioramento sulle quali lavorare. Partendo da qui, lo staff può costruire insieme ai suoi atleti una pianificazione degli obiettivi a breve termine, dando ai giocatori la possibilità di allenare tutti quegli aspetti sui quali si sentono più carenti. In questo modo, attraverso la co-costruzione di un programma di lavoro, la motivazione di questi ultimi resta alta, essendo coinvolti in prima persona sono infatti veri e propri attori protagonisti e non destinatari passivi. Questo può essere fatto con tutti i propri giocatori, al di dà dell’età e del livello.
In questi frangenti di stop forzato parallelamente agli aspetti atletici e tecnici, il tempo per allenare gli aspetti mentali non manca. Anzi, questo momento di transizione ci permette di passare dalla modalità frenetica delle nostre vite, a quella più “slow”, in cui possiamo riflettere su noi stessi, ridefinire i nostri obiettivi non solo sportivi ma di vita e dedicarci di più alla famiglia e a tutte quelle attività per le quali prima non avevamo o non trovavamo il tempo, riscoprendo anche nuovi hobby. Personalmente, alla squadra che seguo come Psicologa dello Sport, ho consigliato di dedicarsi alla mindfulness: la “prospettiva della consapevolezza” permette infatti di entrare in relazione con ciò che causa disagio e sofferenza, spesso situazioni inevitabili, come quella che chi più, chi meno, sta vivendo ora. Questa pratica consente di imparare ad autoregolare la propria attenzione, a non reagire in modo automatico agli stimoli, ma a diventare sempre più consapevoli e riflessivi su ciò che accade qui ed ora, in modo non giudicante. Così facendo si riusciranno a trovare modalità più efficaci per gestire i propri contenuti mentali, e non essere in balia dei propri pensieri. Questo approccio è largamente utilizzato dagli sportivi di alto livello. Gli studi ci dicono che bastano 10 minuti al giorno, svolti con costanza, per migliorare la gestione dello stress e dell’ansia, sviluppare l’empatia e favorire lo sviluppo della capacità della memoria di lavoro e delle funzioni esecutive, tutti aspetti fondamentali per gli atleti. Inoltre ho proposto alle giocatrici una serie di attività di Sport Vision con e senza la palla per migliorare le abilità visive e alcuni aspetti cognitivi propri del calcio”. (Se siete curiosi li trovate sulla mia pagina Instagram e Facebook focusport.psico)

Se mai si riprenderà, sarà facile per i calciatori ritrovare il focus sui propri obiettivi?
“Il calcio in momenti come questi passa in secondo piano, come è giusto, e poiché i giocatori e le giocatrici vivono di questo, quando questo stop finirà, le motivazioni non mancheranno, perché la sola possibilità di tornare sui campi porterà molta energia positiva che faciliterà la ridefinizione degli obiettivi di squadra per il finale di stagione. Gli sportivi di alto livello hanno generalmente una grande motivazione intrinseca che fa sì che riescano ad essere altamente motivati e ad essere costantemente focalizzati sui propri obiettivi. Questo è possibile all’interno di un contesto in cui vi sia un clima positivo, sereno e in cui sia presente il supporto dello staff tecnico che permette agli atleti di ricevere costantemente feedback sulla propria prestazione. Per questo motivo la sola motivazione non basta, ma è necessario che i giocatori siano supportati da chi li circonda. Inoltre grazie al lavoro in team con diverse figure che ruotano attorno agli atleti (fisioterapisti, nutrizionisti e psicologi dello sport, …) questi aspetti non vengono lasciati al caso, ma si lavora per creare un ambiente tale per cui si possano mettere i giocatori nelle condizioni migliori per ottenere alte performance”.

La consapevolezza di aver perso l’Europeo per questa situazione può influire sulle prestazioni?
“La posticipazione dell’Europeo, a mio avviso, non andrà ad influire sulle prestazioni dei giocatori. E’ sempre una delle grandi competizioni sportive che ogni calciatore sogna di poter giocare per la propria nazionale fin da quando è piccolo, per questo è motivante di per sé. Quello che dovrà fare ogni squadra al ritorno in campo sarà di rivedere e reimpostare gli obiettivi del gruppo e del singolo, in modo tale che la motivazione aumenti e che le energie vengano indirizzate al meglio avendo mete precise da raggiungere”.

Sarebbe più facile in questa situazione per i calciatori voltare pagina e tornare a giocare direttamente per la prossima stagione?
“Non so se sarebbe più facile, penso che qualsiasi sportivo, abituato a vivere in squadra e ad allenarsi e a competere quotidianamente, preferirebbe tornare sui campi il prima possibile. Tornare a giocare la prossima stagione vorrebbe dire veder passare ancora 4 mesi senza competizioni, che non sono pochi. Se i campionati non dovessero proseguire sarà fondamentale trovare un accordo che accontenti tutti i club coinvolti, speriamo che questo si possa avverare, anche se può sembrare utopistico. Quello che ci auguriamo tutti è che questo momento di emergenza passi il più velocemente possibile e nel migliore dei modi, cosicché tutti possano tornare presto alla vita di tutti i giorni”.

Alessandro Tagliaboschi

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