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Foto Claudia De Nicolò

INTERVISTA ESCLUSIVA GIANNI BISMARK – Calcio e musica spesso vanno di pari passo. Questo è il caso di Tiziano Menghi, in arte Gianni Bismark, uno dei cantanti più in voga nella scena rap/trap. Cresciuto nel quartiere Garbatella, fa di Roma la sua musa ispiratrice per scrivere i suoi testi. A quasi un anno di distanza dall’uscita dell’album “RE SENZA CORONA” la redazione di romanews.eu ha contattato Tiziano Menghi per parlare dei suoi progetti futuri e del suo legame con la Roma. “Rappresenta una bella fetta della mia vita”, così l’artista risponde alla domanda sull’importanza di mettere al centro della sua scrittura le origini romane e l’amore per i colori giallorossi. Cresciuto nel mito di Francesco Totti, ora Gianni Bismark sogna di poter scrivere un inno dedicato alla sua squadra del cuore. Nel corso dell’intervista tanti aneddoti legati alla Roma, alla città e alla scelta, curiosa, del suo nome d’arte. Buona lettura!

Intervista realizzata da
Daniele Matera

Partiamo dalla partita contro la Juventus. Una brutta sconfitta, la seconda consecutiva della Roma, cosa è mancato alla squadra?

“Il primo tempo è mancata la fame secondo me. La Lazio ha vinto ed era importante vincere o prendere almeno un punto. Poi tutti questi infortuni, l’ultimo quello di Zaniolo, aggravano sul morale della squadra”.

Passando proprio a Zaniolo, nel tuo brano “Re de Roma”, che è di fatto un omaggio a Francesco Totti, dici: “Devi fa vede che sei il numero 1 come il capitano dopo un infortunio”, questa frase può essere dedicata anche a Nicolò Zaniolo?

“Speriamo. Credo che si possa riprendere al 100% perché è un ragazzo fortissimo. Totti si è rialzato dopo una brutta caduta e l’importante è rialzarsi e fare meglio di prima. Spero per lui che sia quella la strada, anche perché Strootman quando si è fatto male non è più tornato quello di prima, Florenzi sembra essere un altro giocatore. Quindi incrociamo le dita perché non è facile riprendersi da un infortunio, mentalmente ti ammazza”.

Nel tuo pezzo “Gianni B”, come anche in altri, fai proprio riferimento all’amatriciana al 1/4 di rosso, Totti e De Rossi. Aspetti di una romanità radicata. Quanto è importante portare le tue radici nei tuoi testi?

“È importantissimo, i miei testi sono fatti di racconti. L’As Roma e Roma città si prendono una bella fetta della mia vita. Sono cose che mi sento di dover raccontare e che vivo”.

In “Re Senza Corona”, l’ultimo pezzo del tuo album, c’è una parte parlata alla fine della canzone. Lì dici che tuo papà per metterti in punizione non ti portava allo stadio. Ecco cosa rappresentava e rappresenta per te lo Stadio, seguire la Roma dal vivo e viverla sulla pelle in prima persona?

“Era tutto. Ancora adesso salire quei gradoni, fino agli ultimi gradini finché non entri allo stadio mi fa venire i brividi. Abituato alla televisione, poi da bambino che inizi a vederlo dal vivo è tutta un’altra cosa. Andare allo stadio da piccolo contava più di qualsiasi altra cosa. Per esempio se prendevo un brutto voto o andavo male a scuola mio papà mi diceva ‘Domani non ti porto allo stadio’ per mettermi in punizione”.

Curiosando sulle tue storie Instagram si vede che tu non sei legato solamente alla prima squadra della Roma, ma segui anche la primavera. Chi c’è tra quei giovani calciatori che vedresti bene in prima squadra?

“Mi piace tanto Alessio Riccardi. Gioca nel ruolo che giocavo io da ragazzo, quindi mi piace moltissimo come giocatore”.

Il Gianni Bismark bambino che rapporto aveva con il calcio?

“Da ragazzo ho giocato tantissimo e su questo mi atteggio molto. Ero fortissimo a giocare a pallone, giocavo dietro alle punte ed ero forte forte. Purtroppo non avevo la testa, è come il detto ‘Quando hai il pane non hai i denti’. Fortunatamente ho trovato un’altra via con la musica”.

Gianni Bismark Guigou Martinez, centrocampista della Roma dal 2000 al 2003. Da questo giocatore hai preso il tuo nome d’arte. Ma perché proprio Guigou e non un giocatore che magari è stato anche più importante nell’anno dello scudetto, magari Gabriel Omar?

“È più un fattore di goliardia. Lui dava il fritto, non era un granché nel giocare ma metteva sempre grinta e sudore per la maglia. Sono queste le cose a cui ti leghi”.

“Se dico As Roma intendo Totti e la maglia”, hai più volte detto che Totti è un idolo per te. Qual è il ricordo più bello che porti dentro di te legato a Francesco Totti e invece qual è quello più brutto/triste?

“Il più bello è sicuramente lo scudetto. Il più triste è quando si è fatto male perché non sapevi se si sarebbe ripreso o meno”.

De Rossi ha lasciato il calcio ufficialmente, ora è tornato a Roma. Cosa è stato Daniele De Rossi per te? Lo vedresti bene all’interno della Roma?

“De Rossi era più un tifoso in campo, il tipo con il quale potevi scambiarti la birra in curva sud. Totti è stato il capitano, De Rossi invece lo vedo più così. A Roma lo vedrei bene e per me sarebbe un sogno. Dovrebbe rientrare nella Roma, magari tra qualche anno. Sulla panchina giallorossa ce lo vedrei bene, non subito, ma magari tra 2 anni. Sarebbe bellissimo”.

Ora c’è Fonseca sulla panchina della Roma. Che giudizio dai fino a questo momento?

“A me sta piacendo. Ha rialzato la squadra, l’ha presa per mano. Non so nemmeno più se chiamarla squadra perché hanno azzerato tutto, ma lui sta facendo un ottimo lavoro”.

Ad un anno dall’uscita del tuo album “RE SENZA CORONA” quali sono ora i progetti di Gianni Bismark?

“Prestissimo lancerò qualcosa. Sto chiudendo un album e ci saranno delle novità che dirò sul mio profilo Instagram”.

L’inno della Roma è cantato da Antonello Venditti che, in occasione del terzo scudetto, scrisse anche il brano “Che c’è”. Te la sentiresti di scrivere un brano dedicato alla Roma in caso di una vittoria importante?

“Sarebbe un sogno. Il mio sogno da bambino era quello di poter giocare con la Roma, ma ora che canto sarebbe quello di dedicargli un inno con tutto lo stadio che lo intona. Il solo pensiero mi fa venire la pelle d’oca”.

Daniele Matera

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