ROMA – UDINESE (4-3-3) contro (4-3-1-2) – A due giornate dalla fine del suo isterico campionato la Roma mantiene il vantaggio minimo che le consente di presentarsi al decisivo derby di fine stagione con 2 risultati su 3 a disposizione. Al cospetto dell’Udinese guidata dall’ottimo Stramaccioni,un ex con le idee molto chiare, sia sulla propria squadra che sull’avversaria, che mette in campo una formazione con compiti molto opportuni e definiti, i giallorossi presentano un palleggio veloce e fluido, ma sempre frustrato dalla mancanza di occupazione dell’area, che per buona parte di gara la vede concludere con il solo Nainggolan e qualche sporadico guizzo di Ibarbo. Le difficoltà offensive dei giallorossi nascono, nonostante un buon palleggio, dai movimenti dei 3 attaccanti, con Ibarbo che raramente occupa l’area, con Iturbe che batte le corsie esterne in interscambio proprio col colombiano, con Totti che si muove fuori a cercare palla nella consueta posizione di trequartista. Questa situazione agevola la fase difensiva dei friulani, che scivolano cercando sempre densità e superiorità in zona palla, per ripartire con grande velocità e folate con un grande numero di giocatori verso la porta avversaria dopo la riconquista. un altro aspetto della gara dei friulani è dato dal lavoro di Thereau e Perica che cercano di portare fuori Mapou e Manolas dall’imbuto centrale favorendo gli inserimenti senza palla di Badu e Allan, protetti da Pinzi che agisce davanti alla difesa. Il vantaggio dei friulani che nonostante tutto è casuale, sblocca la gara a livello tattico: il pari giallorosso è fondamentale perché giunge prima dell’intervallo proprio nel momento in cui la squadra reagisce all’impasse producendo il massimo sforzo. Nella ripresa la gara è assolutamente aperta ad ogni risultato, e regna un equilibrio che viene rotto dal gol fortunoso di Torosidis che indirizza la gara per binari che, successivamente, i giallorossi legittimeranno con 2 legni clamorosi colpiti. I cambi della ripresa, da parte di Garcia, indicano chiaramente praticità, con Pjanic e Ibarbo che all’uscita di Totti si sistemano sulle corsie esterne, col bosniaco per la seconda gara dell ultimo periodo pronto a scalare come esterno di centrocampo. Da qui Iturbe prima, e Doumbia di lì a poco, rappresenteranno il terminale offensivo che sfrutti la velocità per ripartire. Nonostante i 3 punti, comunque meritati, viene legittimo chiedersi il perché i giallorossi abbiano gestito la parte finale della ripresa puntando sul possesso palla, anziché ripartire per chiudere la gara essendo il vantaggio minimo e con l’Udinese che in ogni momento della gara dimostrava di avere le armi per potere trovare il gol in ogni situazione.

I 90′ DEI GIALLOROSSI

DE SANCTIS: si fa trovare sempre pronto tra i pali e costante nei richiami ai compagni, che non fanno molto per regalargli una serata tranquilla, con più di un occasione in cui lasciano a desiderare per attenzione, concentrazione e lettura delle situazioni.

TOROSIDIS: qualche leggerezza in fase difensiva, come quando Perica gli prende il tempo sfiorando il raddoppio, ma ha il grandissimo merito di volere sempre essere protagonista in quella offensiva. Spinta costante e imprevedibile, dove punta sia il fondo del campo che quando taglia verso il centro con o senza palla, anche se qualche traversone di troppo muore sul fondo. Piris lo soffre più del dovuto perché Allan corre molto in fase offensiva tardando più di un ripiegamento, e il paraguaiano viene preso in mezzo dal greco e dalla punta esterna di turno sulla fascia destra (Iturbe o Ibarbo).

MANOLAS: spesso capita, in situazioni analoghe di guadagnare una rimessa laterale o da fondo campo, ma si sottovaluta troppo il rischio di un rimpallo infelice: il greco cade nell’eccezione negativa, dapprima non scaricando palla a Mapou o De Sanctis a sostegno e poi andando leggero nel contrasto successivo, lasciando via libera per il vantaggio iniziale dei friulani. Detto del focus della sua gara, i 90 minuti lo vedono sempre sul filo del rasoio in situazioni al limite della linea difensiva che generano confusione e mischie pericolosissime ma risaltano comunque alcuni recuperi come consuetudine.

MAPOU: troppo spesso a metà strada, con difficoltà nella lettura della palla scoperta, sempre al limite della situazione. Molto bravo in tutte le altre situazioni, sia di 1 contro 1 che di copertura preventiva, con numerosissimi recuperi di palla. Una sua serpentina dentro all’area avversaria lo vede concludere sciaguratamente anziché assistere i compagni a centro area.

HOLEBAS: una traversa prepotente, un cross interessante nel primo tempo, una spinta costante ma troppo accademica. Raramente si orienta bene col corpo e diventa sempre prevedibile nella lettura delle intenzioni da parte dell’avversario, così come fatica troppo a capire le modalità di cross dalla fascia, un fondamentale che da sinistra la squadra ha sempre prodotto poco o nulla in stagione. Widmer lo offende molto sulla corsia, mentre Badu gli taglia alle spalle creando difficoltà alla linea difensiva. Assolutamente provvidenziale nel recupero di Allan nel primo tempo, da lì nasce la ripartenza del pareggio giallorosso.

NAINGGOLAN: torna prepotentemente il migliore in campo, il trascinatore di una squadra che necessita di un leader reale. Corre a tutto campo, recupera palloni e fa ripartire la squadra, mantiene i ritmi dei giallorossi sempre elevati per tutta la gara.

DE ROSSI: prova di spessore in chiave difensiva, provvidenziale nel corridoio centrale e negli scivolamenti e coperture ai centrali spesso fuori zona. Fondamentale equilibratore, salva in maniera decisiva più di un’occasione gol per i friulani. Perica rincorre tutti quelli che avviano il palleggio iniziale, ma non va oltre una generosa prestazione in fase difensiva, e Daniele può operare senza patemi eccessivi.

PJANIC: sicuramente ritrovato e ispirato, alcune luci sfavillanti, a fronte di pause dove o esce dalla gara o la sviluppa in maniera accademica e prevedibile. Quando è collegato con le geometrie della squadra i tempi di gioco scorrono fluidi, da tempo gioca con infiltrazioni ad attenuare certi giudizi non sempre ortodossi nei suoi confronti.

ITURBE: alcune percussioni apprezzabili sfociano in assistenze ai compagni dentro l’area, ma tante, troppe situazioni in cui agisce in maniera istintiva dimostrano una pochezza impietosa. Meglio quando agisce a sinistra, perché in questo momento sa e può solo metterla sul piano della corsa, e l’avere la palla sul piede più distante dall’avversario può agevolarlo nel possesso.

IBARBO: la sua gara è un condensato di fase difensiva puntuale per abnegazione e disponibilità al sacrificio, di fase offensiva dove mette peso nel possesso, ma anche una serie di magie che troppo spesso risultano fini a se stesse. Non incide come dovrebbe e potrebbe, scegliendo troppo la giocata ad effetto.

TOTTI: con la sua classe regala sempre la speranza che qualsiasi azione diventi meno prevedibile di quello che da tempo è un canovaccio trito e ritrito, facilmente neutralizzabile da chiunque. lui crea, invita i compagni, gira a 30 metri dalla porta cercando spazi dove incidere, ma decide quando si avvicina alla porta con l’assist delizioso che nobilita l’inserimento e l’occupazione dell’area perfetta da parte di Nainggolan.

KEITA: quando entra la squadra è votata al possesso palla conservativo, ma il suo apporto era risaltato di più in altre occasioni.

DOUMBIA: il suo ingresso è più un volere operare un cambio che una reale esigenza di squadra.

LJAJIC: vedi Doumbia,giusto per fargli riassaporare il campo dopo il mancato utilizzo e l’infortunio degli ultimi tempi.

M.R. 

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3 Commenti

  1. A parte il solito stucchevole panegirico su Totti, che secondo voi sublima ogni tocco di palla (?), resta il fatto che la Roma, al di là dell’impegno notevole dei giocatori, che danno tutto quello che possono, appare una squadra scombiccherata contro cui ormai tutti fanno un figurone. Tralasciando gli errori di mercato (orrori?) Garcia non fa nulla per bypassare l’evidente involuzione della squadra. La difesa si abbassa spudoratamente e non fa il fuorigioco. DDR si sottrae al centrocampo per fare il terzo centrale difensivo. Ibarbo fa da supporto al deficitario centrocampo, muscolarizzato dal solo Nina. Totti, quando riesce a muoversi (non a correre) lo fa ben distante dall’area avversaria. Iturbe è perennemente turbato dalla rotondità della sfera. La domanda nasce spontanea: M A C H I S E G N A ???

    • sono assolutamente d accordo sull ultimo quesito : chi segna ? a noi,giusto per capirci,sarebbe bastato persino quel Thereau di ieri sera per giocarci molte cose importanti…per il resto so come la pensi su Totti,ti capisco,ma non ti condivido….condivido il discorso orrori di mercato,sull involuzione della squadra,di Garcia ecc.ecc.. riguardo la difesa direi che non si abbassa neanche tanto,ieri sera erano spesso alti anche a palla scoperta,tanto che l Udinese ci ha messo in difficoltà in più momenti proprio per questo atteggiamento ed errore di lettura della linea difensiva…riguardo DDR che si sottrae al centrocampo per proteggere i 2 centrali direi che,specialmente ieri sera,questo scenario tattico si è dimostrato quanto mai provvidenziale nel recuperare più di una situazione scabrosa…ciao Mikè 😉

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