LA REPUBBLICA (F. SALVATORE – G. SCARPA) – Anello di congiunzione tra politici, funzionari pubblici e il gruppo imprenditoriale di Luca Parnasi nella realizzazione dello stadio della Roma. L’ingegner Errico Stravato, ex dirigente comunale del dipartimento Urbanistica, è personaggio chiave nell’inchiesta sul giro di mazzette elargite dal costruttore romano ai politici per portare a termine l’opera. È proprio da lui che si snodano le investigazioni dei carabinieri di via In Selci, partendo però dai legami con un altro costruttore romano, Sergio Scarpellini, «da cui ha ricevuto immobili in uso gratuito nel periodo in cui rivestiva importanti incarichi pubblici». I militari individuano nell’ex direttore dell’ Urbanistica – poi fuoriuscito dal Campidoglio, e «incaricato dal gruppo Parnasi di progettare alcune infrastrutture di urbanizzazione connesse alla costruzione dello stadio» l’uomo capace di toccare i tasti giusti nei palazzi dell’amministrazione. Sul suo conto sono molti gli omissis nelle carte dell’inchiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Barbara Zuin.

Parti oscurate che riguardano accuse, in realtà, risalenti all’inchiesta primigenia sui favori fatti dal costruttore 81enne a una serie di personaggi influenti. Come l’ex fedelissimo di Virginia Raggi, Raffaele Marra. All’ex capo del Personale del Campidoglio, che si era «messo a disposizione» di Scarpellini, erano stati dati due assegni da 367mila euro per pagare un appartamento ai Prati Fiscali. Due anni fa vennero arrestati entrambi, provocando uno scossone in Campidoglio. Oggi la storia si ripete. Con un dirigente, Luca Lanzalone, chiamato dalla sindaca ad occupare la poltrona di presidente dell’Acea, e accusato di aver ricevuto consulenze d’oro da Parnasi in cambio del suo aiuto per lo stadio.
Ancora cemento e mazzette, dunque. E dirigenti comunali accusati di essere asserviti.
Tornando a Stravato, le carte mettono nero su bianco alcuni punti: «Sono state documentate le operazioni poste in essere da Stravato al fine di assicurare l’incarico lavorativo richiesto alla moglie di Demetrio Carini, rappresentante della Regione Lazio presso la conferenza dei servizi, deputata a concedere il parere positivo per la realizzazione dello stadio». Un favore, di fatto, che gli inquirenti sottolineano e inquadrano nell’ambito dei movimenti tesi ad agevolare il progetto di Tor di Valle.
Stando a quanto racconta al suo capo Simone Contasta, uno degli stretti collaboratori di Parnasi finito agli arresti, «la Gesvim (riconducibile a Stravato ndr), ha dei contratti complessivi per circa 500mila euro, suddivisi in 250mila nel vecchio contratto e 250mila nel nuovo». Una mole di quattrini che lo stesso dirigente di Eurnova srl considera «eccessiva». «La cifra di 500mila è un numero biblico», dice Contasta a Parnasi, «facendo intendere che il corrispettivo pattuito per i lavori affidati alla società Gesvim è eccessivo», chiosano i carabinieri. Si tratta di progetti legati a parcheggi e alle annesse aree di ingresso e uscita.
Dalle informative traspare che Stravato, nonostante non sia più in Comune, abbia ancora degli agganci che contano. Il 26 aprile del 2017 spiega a Luca Caporilli, altro dirigente Eurnova finito poi in manette, di aver ricevuto «cenni strani dalla Mobilità», riferendosi presumibilmente agli analoghi uffici del Comune.
Non è la prima volta che l’ingegnere finisce sotto la lente degli inquirenti. L’ex dirigente è stato indagato e poi archiviato nell’inchiesta su Palazzo Raggi, il progetto, poi naufragato, di realizzare uno shopping center nell’edificio di via del Corso, di proprietà della Ribes srl, una delle società della galassia del costruttore Domenico Bonifaci. Anche allora, otto anni fa, il progetto era stato avviato in barba ai vincoli della soprintendenza e del piano regolatore.

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