La partita di mercoledì 10 novembre, allo stadio Olimpico, non avrà come protagoniste semplicemente Roma e Fiorentina, ma sarà l’occasione per vedere a cospetto, l’uno dell’altro, due attaccanti centrali di razza pura. Un confronto, tra l’altro che non si esaurisce a livello di club, ma va oltre, fino ad arrivare alla Nazionale di Cesare Prandelli.

BORRIELLO – Il 28enne attaccante giallorosso cresce nel quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli e a 11 anni deve far fronte ad un dramma che cambia la sua vita: perde il padre, Vittorio.
Marco inizia la propria carriera nelle giovanili del Milan, dove approda ad appena 14 anni, dopo esser stato scartato, com’egli stesso ha raccontato simpaticamente nella sua prima conferenza stampa quest’estate a Roma, da Bruno Conti, a seguito di un provino non andato a buon fine (era ancora troppo piccolo fisicamente) con i giallorossi. Nel 2001, passato alla Triestina in Serie C2, segna il suo primo gol tra i professionisti, il 29 aprile contro il Novara. Nella stagione 2002-2003, torna al Milan dove, però, trova poco spazio. Tuttavia, riesce comunque a firmare il suo primo gol con la maglia in una partita ufficiale (Coppa Italia) ed a fare il suo personale esordio in Champions League il 29 ottobre 2002 in Lens-Milan 2-1, subentrando a Shevchenko all’inizio del secondo tempo. Negli anni successivi, inizia una sorta di pellegrinaggio per lui, che lo vede di continuo cambiare la casacca di vari club, tra i quali Sampdoria, Reggina, Treviso ed Empoli, dove segna il suo primo gol  nella massima serie. Il 2007 lo vede protagonista di una spiacevole situazione: viene trovato positivo a prednisone e prednisolone (metaboliti del cortisone) al test anti-doping in seguito alla partita valida per la 11ª giornata di Serie A Roma-Milan. L’attaccante, convinto di non aver mai preso consapevolmente tale sostanza, non ha mai ammesso di aver assunto il cortisone, fatto che gli è costato comunque un solo mese di squalifica. Alla fine della sospensione, la svolta. Approda in comproprietà dal Milan al Genoa neopromosso in Serie A. In quella fantastica stagione colleziona 35 presenze e 19 reti, che gli valgono il biglietto per la prima convocazione in Nazionale. A fine anno ritorna al Milan, che lo riscatta per 7,5 milioni di euro più la comproprietà di Davide Di Gennaro. Il primo anno rossonero non è positivo a causa dei ripetuti infortuni che ne pregiudicano il rendimento. Ma quando sulla panchina arriva Leonardo, Marco torna ad essere titolare e a fine stagione arriva a vantare 37 presenze e 15 reti, confermando la propria definitiva maturazione come calciatore di primo livello.
Nell’ultima estate di calciomercato preme per essere ceduto alla Roma, a seguito dell’arrivo a Milanello di Zlatan Ibrahimovic. Arriva nella Capitale in prestito gratuito con obbligo di riscatto fissato a 10 milioni di euro per l’anno prossimo. Borriello, mancino naturale, è un attaccante dotato di gran dinamismo e potenza fisica, buona tecnica e capace di fare reparto da solo, caratteristiche che ha avuto modo di mettere subito in luce anche nel burrascoso avvio di stagione giallorosso, mettendo a segno 6 gol in 13 presenze complessive, tra campionato e Champions League. Marco sta puntando anche a riconquistarsi un posto nella Nazionale maggiore di Cesare Prandelli a suon di gol, dopo che inizialmente inserito da Marcello Lippi nei 28 pre-convocati per il Mondiale sudafricano, il 1º giugno 2010 è stato escluso dalla lista definitiva dei 23 convocati per la fase finale della competizione.

GILARDINO – Alberto Gilardino nasce a Biella il 5 luglio del 1982. Muove i primi passi da calciatore nella squadra del suo paese d’origine, la Cossatese e successivamente approda al Piacenza, dove il tecnico Gigi Simoni lo fa esordire in Seria A a soli 17 anni. In quella stagione la squadra retrocede in serie cadetta, ma Alberto si mette in luce segnando 3 reti. In seguito, passa al Verona. Il 28 aprile 2001 viene coinvolto in un pericoloso incidente automobilistico in seguito al quale riporta però una frattura dello sterno, che lo costringerà a chiudere la stagione prima del tempo. L’anno dopo passa al Parma di Cesare Prandelli, dove giocano in quel periodo anche Mutu e Adriano. Nei tre anni in gialloblu, Alberto arriva all’affermazione da bomber di razza, mettendo a segno 50 reti soltanto in campionato e trascinando, alla fine della terza stagione la squadra emiliana verso la salvezza, nel 2004. Divenuto il pezzo pregiato del calciomercato dell’estate 2005, Gilardino accetta l’offerta del Milan, che lo acquista alla cifra importante di 25 milioni di euro. Tuttavia, non riesce immediatamente ad entrare nei meccanismi della squadra di Ancelotti, dove si sente spesso troppo in discussione, ma comunque la sua firma alla voce “marcatori” non manca mai: al termine dell’esperienza a Milano, Alberto può vantare 36 reti in 94 presenze. Nel 2008 passa alla Fiorentina per 14 milioni di euro, dove il biellese ritrova delle vecchie conoscenze dei tempi di Parma, come Adrian Mutu, Frey, Donadel, ma soprattutto l’allenatore a cui deve la sua consacrazione nel massimo campionato nazionale, Cesare Prandelli. In maglia viola, segna da subito, dalla prima giornata di campionato, il 31 agosto 2008 contro la Juventus all’89º minuto, fissando il punteggio sull’1-1. Sempre lo stesso anno realizza un record personale: diviene il calciatore italiano che ha segnato più reti nei primi 26 anni di età dal dopoguerra in poi con 100 reti, preceduto soltanto dall’oriundo Altafini con 117 e seguito da Roberto Baggio e Gigi Riva a quota 92. Fino ad oggi con i viola ha segnato 37 reti in 80 presenze, riuscendo tra l’altro a raggiungere quota 10 reti nelle competizioni europee, eguagliando così il primato di Batistuta, grazie al gol che dà alla Fiorentina la vittoria per 2-1 sul Liverpool, ad Anfield, nella Champions League 2009-2010. Dopo un glorioso trascorso nella Nazionale Under 21 di Claudio Gentile, viene convocato in Nazionale maggiore dal ct Marcello Lippi. Viene poi inserito nella lista dei 23 convocati per il Mondiale 2006 in Germania, dove si laurea Campione del Mondo. Successivamente alla “debacle” azzurra ai Mondiali 2010, resta comunque un punto fermo nella nuova Nazionale del suo mentore, ritrovato per l’ennesima volta, Cesare Prandelli.F.S.

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