ESCLUSIVA ROMANEWS WEB RADIO – La Roma di Carlo Mazzone, l’Inter di Ronaldo e poi il Napoli della retrocessione in Serie B, a inizio anni 2000. La carriera di Francesco Moriero, nel calcio che conta, ha avuto un suo peso. L’ex giallorosso, ai microfoni di ‘Non Rassegniamoci’, la ripercorre da cima a fondo, con uno sguardo proiettato verso il big match di sabato tra Sarri e Spalletti nella cornice del San Paolo.

Lei è un ex di entrambe le squadre: che appello lancia alle tifoserie di Roma e Napoli?
“Stiamo vivendo momenti difficili. Mi auguro torni la serenità di un tempo, che vinca lo sport e che si lasci a casa la violenza”.

Come si arriva a questo?
“Si sta lavorando per tornare alla serenità, ma serve un’analisi importante, più ampia. Ci hanno insegnato che lo sport è divertimento. Nei primi anni ’80 le famiglie scendevano quasi in campo. Oggi viviamo un mondo diverso, più particolare. Solo l’intelligenza e la cultura delle persone può far tornare la serenità”.

Si aspettava la carriera di Totti?
“‘Tottino’, come lo chiamo io, l’ho conosciuto a 17 anni. Lui è stato bravo quanto e come chi ha avuto modo di gestirlo. In particolar modo Mazzone. Quando veniva sostituito non ha mai mostrato cenni di presunzione. Quando usciva la sera, com’era giusto per la sua età, veniva sempre preso per le orecchie dai più grandi. Piccole cose che poi contano. Anche grazie a questo lui fa ancora la differenza. Quando si è campioni nella testa si può giocare quanto si vuole”.

La Roma può essere la seconda forza del campionato?
“Spalletti sa lavorare bene, gestendo le pressioni con i giocatori e con i media. Sa che devono esserci delle cose da migliorare, lo farà facendo calcio. Il San Paolo sarà un esame decisivo ma non decreta nulla ai fini del campionato”.

Florenzi cambia spesso ruolo, è un bene per il giocatore?
“Da un paio di anni riesce a giocare esterno alto, a centrocampo, ma anche in tanti altri ruoli. Lo fa sempre con generosità, ma non per questo va sottovalutato. Dietro la punta può fare benissimo, lavorando con qualità”.

Cosa manca a Dzeko per essere l’Higuain dello scorso anno?
“Edin ha finalmente capito come recepire il gioco di Totti. Con lui in campo sa fare la differenza, riesce a valorizzare le sue stesse qualità”.

Il Napoli senza Milik?
“Ora Sarri giocherà col falso nove. Gli azzurri, rispetto alla Roma, hanno meccanismi che vanno più a memoria. Soffrono però le avversarie dal grande ritmo”.

Il suo ricordo più felice con la Roma?
“L’arrivo nella Capitale, ma soprattutto il primo derby vinto 0-3. Lì ho capito cos’era la stracittadina romana, anche se di partite simili ne avevo giocate anche a Lecce e a Bari”.

Mazzone?
“Ci caricava in maniera energica, con un tono di voce tutto suo, ricordandoci cosa fosse la Roma e quanto non fossimo secondi a nessuno. Da romano, poi, sentiva particolarmente il match”.

La sua Inter?
“Era forte. Giocavamo davvero a calcio. Pensavo di poter vincere lo scudetto, poi all’ultimo ci fu un episodio non favorevole all’Inter (fallo di Iuliano su Ronaldo, ndr). Ma quell’anno, secondo tutti, avremmo meritato la vittoria”.

L’Inter di De Boer?
“Lui è arrivato in un momento particolare del nostro campionato, in cui la fase difensiva la fa da padrona. La sua è una cultura diversa, quindi deve adattarsi. Alla fine però sono i giocatori in campo a determinare il risultato, e nell’Inter c’è da rivedere qualcosa. Non credo ci siano calciatori all’altezza della situazione, pronti a vincere”.

Cotumaccio-Prosperi

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