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Le parole di Nicolini

Sei del Nord Italia, come state vivendo questa situazione?

“La situazione è molto delicata perché, come vedete dai numeri, ogni giorno abbiamo
ancora parecchi contagi e parecchi morti. Temo che chiunque abbia avuto un lutto in famiglia,
anche io ho perso uno zio, anche lui ha fatto questa brutta fine. La situazione economica che
verrà dopo sarà ancora più difficile. Se nelle altre regioni sembra che i contagi siano stati
inferiori e che si possa riaprire con meno rischio, qui tutti invochiamo alla riapertura, perché così non si può andare avanti. Sono due mesi che non esco dal mio paese, però non si può andare avanti per ovvie ragioni. Bisogna riaprire quello che si può riaprire, nella massima sicurezza possibile, confidando nel buon senso di tutti. Altrimenti dovremo ritornare a drastiche restrizioni. Vogliamo farlo in sicurezza. I morti sono stati tanti e tanti gli errori fatti, da parte di tutti, senza voler accusare nessuno, sono stati causati dall’ondata capitata a ospedali e regioni. In altre regioni è stato più facile contenere i contagi perché i numeri sono stati più bassi”.

Possibile una ripresa del calcio giocato?

“Non sono un esperto, ma anche io mi pongo delle domande. Vista da qui, dalla mia
regione, mi sembra molto difficile: ci muoviamo che sembriamo astronauti, con mascherine,
guanti e contatti limitati. Allenarsi è anche possibile, perché ogni squadra ha il suo centro
sportivo, gli staff sono preparati, lavorare singolarmente o in piccoli gruppi, in sicurezza, si può anche fare. L’organizzazione della partita diventa più complicata. O i contagi non aumentano e il caso che viene fuori si cura senza rischi particolari, allora il gioco vale la candela, ma se i rischi sono superiori no. Il calcio è uno sport di contatto fisico. Se si può fare in sicurezza c’è necessità di farlo, per i suoi indotti come azienda ma anche come segnale di ripresa per tornare alla normalità. È un passo in più che dà anche fiducia”.

Oggi la Roma torna ad allenarsi, c’è chi si chiede che utilità abbia l’allenamento
individuale. Tu di che opinione sei?

“Dopo due mesi va anche bene una ripresa individuale o a piccoli gruppi. Questa
situazione, dopo due mesi, era comunque da fare: un controllo, una ripresa era da fare. È una situazione che si può portare avanti per una o due settimane, ma poi devono intervenire lavori tattici, con la palla, di contatto fisico. Ok, si può riprendere, ma se riprendiamo vuol dire che tra 15 o 21 giorni deve essere fissata una data prevista per riprendere a giocare. Questi allenamenti sennò che senso hanno? Non si possono portare avanti per uno o due mesi. Vanno programmati. I primi giorni con dei controlli, poi ogni staff prepara una data e un obiettivo. Riprendere ci sta, sempre tenendo conto delle statistiche dei contagi, ma poi bisogna decidere quando si gioca, in modo tale che si possa programmare una lavoro finalizzato a quella data, a quella partita. Non siamo maratoneti che devono preparare olimpiadi”.

La Roma ha Fonseca, allenatore abituato a una pausa come quella del campionato
ucraino. Ma questa è una situazione nuova?

“La situazione è completamente diversa. Là c’è una pausa in cui vai in vacanza, dove si
stacca anche con la testa. In questo caso qui i giocatori non hanno staccato. La Roma può
avere il vantaggio, se vogliamo cercarne, rispetto ad alcune squadre del nord, di avere una
situazione a livello di regione molto più tranquilla. Ha una rosa importante, anche dal punto di vista numerico. In questi due mesi, a parte Zaniolo, avrà recuperato tutti gli elementi, quindi ha anche questa possibilità, quella di portare tutti i giocatori a un buono stato di condizione fisica. Dire che un allenatore è più avvantaggiato di un altro è difficilissimo. È una situazione difficile per tutti, per quanto bravi e preparati un errore si fa”.

Prima che Fonseca arrivasse a Roma, ne parlasti, ma secondo te è positivo il bilancio
di Fonseca?

“Fonseca è un ottimo allenatore, le difficoltà di cui parlavo erano che lui aveva trovato
prima una squadra rodata, giocavano ad occhi chiusi, preparati al cento per cento: per lui era
stato più semplice inserirsi e portare le sue idee di gioco. La Roma è un ambiente particolare, molto esigente, ed è facile essere osannati e criticati. Credo che abbia a disposizione una rosa molto interessante, con giocatori importanti e che siano stati tenuti giocatori fondamentali, come Dzeko. Ha avuto difficoltà, normali, adesso si vedrà. In questa situazione è difficile dare giudizi e fare analisi. La Roma doveva arrivare tra le prime quattro della classifica con la rosa che ha. Errori sono stati fatti però è normale, chi lavora li fa. Le difficoltà che pensavo avesse le ha avute per questa differenza: la Roma era una squadra da rifondare”.

La Roma deve puntare su Mkhitaryan?

“Ad occhi chiusi. È un ragazzo e un giocatore fantastico. È intelligente e tecnico. Ha
avuto dei problemi causati dal cambiamento. Dall’Ucraina è andato in
Germania e ha avuto problemi di adattamento, poi dalla Germania è andato in Inghilterra ed è successa la stessa cosa; infine dall’Inghilterra è approdato in Italia, dove ha avuto gli stessi problemi. Però ha preparazione fisica e discorso tattico. È un giocatore con la testa sulle spalle. Professionista al mille per mille, non al cento percento. Ha l’età, certo, ma secondo me due anni alla Roma può farli alla grande”.

Mi ha stupito, un ragazzo che ha vinto tutto tranne quella maledetta Champions League e poi viene in serie A e parla un italiano perfetto…

“Noi parlavamo in italiano. Parla sei, sette lingue e dice cose sensate. È umile e nello stesso tempo ha un’ambizione infinita, che lo fa lavorare e gli fa dare il massimo in ogni situazione. È un giocatore che vorrei sempre. Negli allenamenti, è sempre il primo ad arrivare e l’ultimo a partire, il tutto con una tecnica infinita. È impossibile che non lo si ami in tutti i suoi aspetti”.

Totti dice che Under se aggiusta delle cose diventa fortissimo. Hai paura stia
restando in una bolla?

“L’infortunio di quest’anno l’ha messo un po’ in secondo piano. Quando subisci un
infortunio, sei così giovane e vuoi strafare non sempre ti vengono le cose giuste. È molto
giovane quindi non ha l’equilibrio per valutare. Francesco mi diceva che è bravo, anche troppo
bravo. Deve essere più malizioso in certe cose e deve capire che non può fare gli allentamenti a mille, ci sono momenti in cui devi capire che il tuo fisico ha bisogno di recuperare. Le qualità le ha tutte, Francesco lo ha visto. Quando vedi i giocatori tutti i giorni in allenamento, riesci a capire. A volte capita che, chissà per quali motivi, non riesci a evidenziare i numeri, ma lui li ha tutti e io mi aspetto che esploda. L’ambiente Roma non è facile: lo può aiutare perché se ti galvanizza ti fa fare cose impensabili, ma è anche un ambiente che se hai qualche difficoltà ti butta già. L’importante è che lui sia considerato dallo staff tecnico. Il ragazzo deve sentire la fiducia, ad esempio Mkhitaryan non la sentiva. Se un giocatore non la sente è un problema. Se Under la sente darà soddisfazioni”.

Alessandro Tagliaboschi

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Claudia Belli
"Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio". Datemi, poi, anche carta e penna per poterlo raccontare e allora sì che sarà tutto perfetto. Laureata in Mediazione Linguistica e Interculturale a La Sapienza, mi piace viaggiare per il mondo parlando più lingue possibili. Per il momento ne conosco 4: italiano, inglese, spagnolo e portoghese (anche la variante brasiliana), ma spero di poter ampliare il mio bagaglio linguistico al più presto possibile.