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Le parole di D’Agostino

Come stai passando il tempo?

“Per fortuna ho tre bambini, quindi il tempo te lo occupano. Il problema è inventarsi qualcosa ogni volta. La fantasia poi ha un limite (ride ndr.)”.

Adesso stai allenando il Lecco, come sta andando?

“Bene, oggi il presidente mi ha detto che avrebbe il piacere di farmi rimanere lì. Spero di poter salire a maggio per concludere la trattativa, ma ci sono buoni propositi per rimanere e fare qualcosa di buono il prossimo anno”.

Hai allenato in Lega Pro e in Serie B, conosci bene queste categorie. Questa incertezza legata all’emergenza come può gravare su chi lavora in quel calcio?

“Come categoria si può definire calcio minore, ma le statistiche dicono che solo in Serie D ci sono 4000 e passa dipendenti. Considerando che avranno famiglie, si muovono circa 15000 squadre. Idem in Serie C, è un sistema grande, importante come vivaio e come scarico di quei giocatori che devono ancora raggiungere la maturità e mettersi in mostra. Andando a indebolirsi il sistema calcio di Serie D e C, significa che vanno in difficoltà i giovani. Servono una serie C e D più sostenibili per la valorizzazione degli under. quest’anno le società percepivano soldi se in 270 minuti giocavi con 3 under fissi in campo. Quindi l’allenatore è condizionato nei cambi, perché deve pensare ‘è meglio i soldi o la tattica’? Quindi penso che si dovranno rivedere delle regole, perché i presidenti di Lega Pro e Serie D vanno avanti per amicizie ma non hanno diritti TV e pochi possono andare avanti con i soldi dei biglietti venduti. Serve un’agevolazione da parte della Federazione per poter sostenere le squadre”.

Quindi ripartenza sì o no?

Non ci sono i presupposti. Addirittura a Trigoria si parla che forse non è idoneo perchè non ha molte camere a disposizione. Poi i tamponi fai fatica a trovarli, figuriamoci farne ogni 4 giorni. I costi poi, le visite mediche. Se le società in più devono mettere soldi per rispettare il protocollo non è fattibile. Fanno fatica anche in Serie A così”.

Ieri Gravina ha detto che se si vuole il blocco lo deve fare il governo. Secondo te non si stanno capendo le priorità?

“La priorità è la salute. L’anima del calcio sono i tifosi. Giocare senza loro, che sono il cuore che ti spingono o che ti contestano, penso sia difficile. Poi se c’è necessità di farlo ok, ma servono i requisiti. La priorità è la salute e ieri i dati dicevano che c’erano più di 300 morti. Senza un equilibrio si fa fatica a ripartire”.

Stai rivedendo qualche partita? Una ti ha emozionato?

“Ho rivisto Roma-Parma dello scudetto, poi Roma-Fiorentina in cui segnò Batistuta. Diciamo che le sto rivedendo tutte (ride ndr.)”.

Totti ne ha parlato tanto: riguardando le repliche ci sono differenze tra il calcio di oggi e quello di ieri?

“Al di là dell’emozione, di sicuro in ogni reparto c’era un grande giocatore. Anche contro la Fiorentina c’era Rui Costa che giocava da solo. Quando mi chiedono ‘C’è un nuovo D’agostino?’ allora io dico: ‘ma perché un nuovo De Rossi ora c’è?’. Forse l’unico è Tonali. Se oggi Totti avesse 27 anni dovremmo paragonarlo a Messi, a Ronaldo… Sarebbe tra i primi 5 al mondo. Il calcio è cambiato, ci sono giocatori moderni che associano la tecnica all’agonismo. Prima si guardava il giocatore tecnicamente com’èra. Il portiere si vedeva come parava, oggi ci si chiede se sa giocare con i piedi”.

Era più lento il mondo del calcio? Adesso i ragazzi vengono messi in campo a 17 anni…

“Prima non era così. Quando feci l’esordio l’anno dello scudetto Capello mi disse che sarei subito tornato in Primavera. Ti insegnava a restare con i piedi d’accordo. L’esordio l’ho fatto, ma poi la Serie A te la devi meritare. C’era un parametro di crescita diverso, adesso invece o sei 100 o sei 0. Ci sono giocatori, come Zaniolo, Mancini o Chiesa, che hanno la personalità. Altri no, non hanno la capacità di gestire la pressione e si perdono”.

Rischiano di entrare nella girandola dei prestiti, ad esempio come Schick…

“Schick al Lipsia lotta per lo scudetto e magari quello è il campionato che lo esalta. Non so quante squadre avrebbero aspettato Schick come la Roma. È stata costretta ma soprattutto per il ragazzo, perché a Roma rischiava di bruciarsi. A lui le aspettative e la pressione evidentemente non hanno fatto bene”.

D’agostino che modulo usa? In campo mette Immobile o Dzeko?

“3-4-2-1. Loro sono due giocatori diversi che potrebbero giocare insieme. Immobile con Dzeko attaccherebbe gli spazi. Se devo sceglierne uno in questo momento però direi Immobile. In Italia sì. Anche tra Ronaldo e Immobile direi Immobile. Nonostante questo, Dzeko mi fa impazzire, è un giocatore che gioca per la squadra. Un allenatore però guarda i goal e i punti”.

Da allenatore cosa ti manca rispetto all’essere calciatore?

“Sto provando addirittura sensazioni più grandi. Vedi costruire cose che partono dalla tua mente attraverso dei ragazzi. È una visione che cerchi di inculcare a loro e devi fargli apprendere la tua visione, la tua filosofia. Quello che mi manca è vivere lo spogliatoio, vivere quei momenti. Il campo è diverso, sono ancora giovane e con i miei ragazzi una partitella posso farla ancora. Però lo spogliatoio da allenatore è diverso, gli scherzi o condividere gioie e dolori manca…”.

Ci racconti di quando dovevi andare al Real?

“È stato l’anno in cui feci 11 gol, avevo l’accordo con la Juve ma tutto saltò. Una settimana dopo mi chiama Bronzetti, io stavo giocando alla play ed ero arrabbiato perché con i bianconeri non andò bene. Pensavo fosse uno scherzo e mi disse: ‘sei pronto ad andare al Real?’ e io risposi di sì e attaccai: pensavo fosse uno scherzo. Poi mi richiamò e capii. Mi disse che già l’Udinese era a Madrid e iniziai a balbettare, mi venne l’ansia. Quando mi disse che il contratto era dai 5 anni in su quasi sono svenuto. La paura mia era che dovevo palleggiare davanti alla gente al Bernabeu, non quella di giocare. Come abbigliamento però sarei andato meglio di Cassano (ride ndr.). Ma poi saltò anche quella… Oggi il mio avvocato ha ancora il biglietto aereo”.

Quali sono per te i più grandi giocatori di tutti i tempi?

“Maradona. Non cito Pelé perché muscolarmente, rispetto a quelli della sua epoca, era 10 anni avanti. Credo che il vero Ronaldinho e Ronaldo, il fenomeno, nell’apice della loro carriera, sono più forti di Messi e Ronaldo”.

Un tuo pensiero su Florenzi e Fonseca?

“Florenzi è un buon giocatore, duttile, che non doveva andar via. Mandando via Totti e De Rossi poi, non potrà mai essere come loro, anche per il ruolo. Però come romanità e appartenenza, insieme a Pellegrini, e con un allenatore straniero poteva fare da chioccia ed essere importante per l’ossatura. Poi gli faccio i complimenti per come si è comportato quando è stato messo fuori. Quando giochi è sempre bello, ma poi in quei momenti vedi la professionalità. Credo che sia stato un vero esempio, gli faccio i complimenti. Fonseca è un allenatore preparato. Agli inizi ero scettico ma non per le sue idee, ma per le caratteristiche dei giocatori che dovevano giocare nel suo modo. Prima di Smalling, con Fazio e la difesa alta avrebbe fatto fatica. Per quel gioco ti servono i Koulibaly, quelli che sanno gestire gli uno contro uno. Gli faccio i complimenti perché è stato in grado di sfruttare i suoi giocatori, perché poi se sbagli Roma non perdona. Sentire poi Florenzi che parla bene di lui quando va via significa che sei un grande allenatore”.

Alessandro Tagliaboschi

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