EDITORIALE – La Roma incassa la settima sconfitta stagionale, la terza nelle ultime cinque partite. Bisogna fare uno sforzo di memoria per ricordare a quando risalga l’ultima vittoria: a un mese esatto fa, all’ 11 novembre in campionato contro la Sampdoria. Da quel giorno Di Francesco ha collezionato tre sconfitte e due pareggi. Il 2-1 nel gelo di Plzen è fortunatamente indolore, ma la dice lunga sul momento di fragilità della squadra, della difesa, del centrocampo e dell’attacco giallorosso. La Roma era già sicura della qualificazione agli ottavi come seconda alle spalle del Real Madrid, metre il Viktoria cercava un posto in Europa League: facile dunque che le motivazioni abbiano avuto la meglio sulla differenza tecnica tra le due squadre.

IL RITIRO NON FUNZIONA – E’ l’aspetto psicologico a preoccupare. Visto il momento difficile dopo il pari di Cagliari, dalla Roma scesa in campo con tanti titolari dell’ultimo periodo e pochi innesti – Mirante, Marcano e Pastore – ci si aspettava un atteggiamento diverso. I due giorni e mezzo di ritiro non hanno portato i frutti sperati e gli infreddoliti tifosi volati in Repubblica Ceca non hanno perso l’occasione per far conoscere urbi et orbi, anche fuori dal Raccordo Anulare, il giallorosso pensiero nei confronti del patron, colpevole dei tanti problemi che stanno attanagliando la Roma in questa stagione: “Pallotta go home”, lo striscione apparso sugli spalti, unito a cori non proprio affettuosi.

SCIOLTA COME NEVE – Eppure nel primo tempo la Roma aveva tenuto bene il campo e, anche se fatica, a creare delle occasioni da gol. Appena però gli avversari hanno alzato il ritmo dopo la notizia del vantaggio del CSKA a Madrid, la squadra di Di Francesco si è sciolta come una palla di neve che intanto imbiancava il terreno dello stadio. E se dopo l’1-o, la replica giallorosso non si è fatta attendere con il buon Under al terzo centro in Champions League, dopo il 2-1 la squadra si è incomprensibilmente fermata. Arresa, insoluta, friabile come un biscotto, la Roma ha rischiato anche di subire la terza rete con il neo entrato Petrzela. L’ultima istantanea, che fotografa con precisione professionale, il momento giallorosso, è l’espulsione nel recupero del neo entrato Luca Pellegrini: due gialli ingenui e il rosso. Nel post partita l’analisi più lucida e cruda è quella del capitano di serata, Manolas: “Dobbiamo avere coraggio, personalità e serenità per uscire da questo momento, gli avversari hanno saputo sfruttare le due occasioni avute, ma non possiamo parlare di sfortuna: la verità è che in questo periodo non siamo all’altezza”.

Giulia Spiniello

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2 Commenti

  1. C’entra poco l’aspetto psicologico è il gioco che latita.
    Qualsiasi squadra vedi giocare, grande o piccola che sia, giocano tutti corti stretti, calciatori vicini l’uno a l’altro, se ti partono in contropiede, ti vengono giù in massa e poi come catapulte tornano indietro.
    La squadra di Di Francesco sembra una macchina sbidonata
    lunga larga, con calciatori distanti km l’uno dall’altro, le due alette che attaccano sulle fasce e crossano palle prevedibili, per la povera punta ch’è sempre cinque contro uno, dove stanno i centrocampisti che entrano dentro e si inseriscono, ancora parliamo di psicologia, quando c’è un tecnico che non è capace di mettere su anche il più elementare modello di gioco?

  2. Il gioco del calcio è fatto sì di psicologia, perchè sicuramente se si è motivati si rende di più, ma anche di tecnica, corsa e di tattica. Bene dal punto di vista tecnico i giocatori sbagliano spesso degli appoggi apparentemente facili almeno per noi che stiamo in tribuna e non capiamo niente di calcio… oppure non sanno fare gli stop, insomma sembrano a volte mancare dei fondamentali (ahhh il buon Liehdolm che faceva palleggiare pure Falcao), dal punto di vista atletico trotterellano continuamente, pochissimi scatti, nessuno smarcamento e nessuno che riesce a saltare il suo uomo. Mentre dal punto di vista tattico una volta che hanno la palla non sanno a chi darla, che farci, guardano spauriti davanti e la passano al compagno a due metri o al portiere e così via.
    Ora che i giocatori buoni siano stati ceduti per soldi ok ci rode ma lo capiamo più o meno tutti, e dal punto di vista sportivo non possiamo certamente essere d’accordo, ma che comunque quelli presenti vaghino per il campo come zombie, questa è una cosa non accettabile e da attribuire solo all’allenatore. So che DiFra non leggerà queste parole, ma almeno mi sono sfogato, e forse la pressione mi si è abbassata un po’. Mannaggia, e forza Roma.

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