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CORONAVIRUS LINGUA CALCIO – Sono giorni difficili per l’Italia, per l’Europa, per il mondo intero. Giorni in cui chi si ama non si può vedere, se non tramite uno schermo. Giorni in cui le persone provano a distrarsi all’interno delle proprie mura, per poi tornare bruscamente alla realtà alle 18:00, quando viene comunicato il bollettino della Protezione Civile: l’ora in cui dentro e fuori le case inizia a fare buio. In parte, sono giorni difficili anche per chi ama il calcio, perché non riesce più a pensarci, ciò che accade nel mondo lo distrae e sembra quasi che lo stia dimenticando. Lo sport è fermo da tempo, non se ne parla più nelle piazze o nei bar e chi lo ama sta lentamente imparando a utilizzare altri vocaboli che con il mondo del pallone non hanno nulla a che fare.

Smettere di parlare di calcio

Chi ama il calcio è abituato, durante il fine settimana e non solo, a utilizzare termini come ‘sovrapposizione’, ‘fraseggio’ o ‘incursione’. Termini tecnici che servono per descrivere meglio lo sport più amato del mondo. Parole che permettono al tifoso di sentirsi in qualche modo più vicino, con lo spirito e con il pensiero, alla propria squadra del cuore. In queste assurde settimane, invece, quel tifoso ha probabilmente dovuto cambiare il suo vocabolario, sostituendolo con un altro sempre molto tecnico, ma appartenente a un universo che sa fare paura. Oggi si parla di ‘contagi’, ‘paziente zero’ e, inevitabilmente, di ‘coronavirus’: il nemico invisibile che rinchiude in casa le persone e fa parlare solo di lui. Le discussioni all’ordine del giorno sul VAR sono sparite, adesso il calciofilo è costretto a parlare di R0, ovvero del numero di riproduzione di base. Il suo organo di riferimento era la FIGC, ora – purtroppo – è l’OMS. Prima ci si interessava di come venivano effettuate le visite mediche dei calciatori, adesso si conosce alla perfezione la procedura per fare un tampone. Per non parlare delle mascherine, di cui ora si sanno alla perfezione codici e caratteristiche, mentre fino a qualche settimana fa era importante capire gli aspetti tattici dell’avversaria di turno. Il calciofilo sta imparando una nuova lingua di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Le attenzioni si spostano, le priorità cambiano. Adesso la partita da vincere è nei reparti ospedalieri, nei laboratori e nelle case dei cittadini. Oggi, infatti, siamo tutti tifosi, ma non più di calcio. Per quello ci sarà tempo, perché tornerà il giorno in cui si potrà riutilizzare quella terminologia tecnica legata solo a un rettangolo verde. Magari già tra qualche mese, durante l’estate, quando solitamente il calcio non c’è. Giugno o luglio, che hanno sempre rappresentato la fase dell’anno in cui questo sport va in letargo, in questo strano anno potrebbero invece rappresentare il momento del ritorno. Il momento in cui si potrà tornare a tifare, esultare o piangere per la propria squadra del cuore. Oggi, però, non è ancora il momento. Oggi, il tifoso di calcio non vede più una transizione offensiva, ma solo un difficile periodo di transizione. Quello che tutti speriamo possa finire presto, portando l’Italia, l’Europa e il mondo intero a vincere questa difficile partita.

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