Roba da non credere. Da impazzire. Da stropicciarsi gli occhi, prima di capire che è tutto vero. E’ successo l’ imponderabile: Roma a festeggiare, Milano ad interrogarsi, a contestare ed a cercare di tenere ferme gambe che già tremano. Una domenica esaltante: destini che si incrociavano, e che si incroceranno ancora. Non soltanto sabato 24. Due partite legate da un filo sottile, vissute in parallelo, quasi come se i gol di Maccarone e Kharja (che adesso la società dovrà riportare nella Capitale honoris causa) fossero stati segnati sotto la Sud. La classifica che i risultati di ieri hanno delineato è il premio che per i giallorossi è già mezzo scudetto: la possibilità di andarsi a giocare lo scudetto nei novanta minuti più lunghi dell’anno. E chi se lo sarebbe mai aspettato?
 
Vada come vada, la domenica dello stadio Olimpico sarà una giornata di festa che difficilmente dimenticheremo. Quarantamila voci che sembravano il doppio, una standing ovation al termine del match che è il tributo ad una squadra che, a prescindere dai risultati di domenica prossima, andrà soltanto ringraziata. Applausi ad un gruppo straordinario, capace di entusiasmare, di regalare il calcio più bello d’Italia e ad un tecnico, Luciano Spalletti, artefice assoluto di questo capolavoro. E chissenefrega dei rimpianti: ora non c’è tempo per pensare alle occasioni perse, la settimana che inizia oggi andrà vissuta all’insegna della passione, con il fiato sospeso. Probabilmente qualcuno non dormirà, si faranno follie per acquistare il biglietto per Catania (osservatorio permettendo), ora più che mai convinti che impossible is nothing.
 
E pensare che anche nella giornata della festa nerazzurra mai andata in scena, gli arbitri ci avevano provato a mettere lo zampino. Come se quello successo finora non fosse stato niente. Il rigore assegnato all’ Inter da Gava (quello dell’espulsione di Perrotta in Roma-Empoli), grida vendetta: ma l’errore di Materazzi è un segno del destino, così come non può essere una semplice coincidenza il fatto che tra l’attuale capolista e lo scudetto ci sarà proprio lui, Hector Cuper: uno capace di perdere uno scudetto già vinto. Un epilogo incredibile, anche perché è accertato dalla matematica che chi vincerà lo scudeetto tra Roma e Inter lo farà in una città in lacrime per la retrocessione in Serie B.
 
Il protagonista della domenica: Panucci? De Rossi? No, niente di più semplice di un maxischermo. Gli occhi sono finiti tutti su di lui, anche a partita in corso. La Roma ha spinto ad inizio gara poi, dopo il gol di Vieira, si è fermata. Ha trovato il gol con Panucci pochi minuti prima del boato del pubblico. Maccarone!. La doccia gelida, prima dell’intervallo. Lo spocchioso Balotelli a far gioire San Siro, e mandare Coca Cola e noccioline indigeste al tifoso giallorosso. Il secondo tempo è stato surreale: un coro di radioline, fino al gol di Kharja la partita si è quasi trascinata, con il lampo del gioiello incastonato all’incrocio dei pali da Daniele De Rossi. Gli ultimi minuti, neanche stiamo qui a raccontarli. L’ Atalanta accorciava le distanze all’ Olimpico, proprio mentre l’ Inter spingeva all’impazzata a San Siro. Poi i sei fischi finali, liberatori.
 
A Roma la febbre salirà a temperature incurabili: l’entusiasmo è dalla nostra parte, una città intera si preparerà ad un evento che, proprio perché inaspettato, potrà essere vissuto con quell’incoscienza che renderà domenica 18 maggio un capitolo indimenticabile della storia recente della Roma. Alemanno ha annunciato la presenza di maxischermi dislocati in vari punti della città. Gli scaramantici ne farebbero volentieri a meno, preferendo rimanere comodi sulla poltrona. Perché comunque vada, sarà una festa. Perché l’ Inter, ora, è sull’orlo di una crisi di nervi. Perché non succede, ma se succede…

 
Marco Calabresi

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