ATALANTA-ROMA, IL FACCIA A FACCIA – Tra Lovere – in provincia di Bergamo, nel cuore della Lombardia – e Napoli, il clima, l’economia, il paesaggio e in special modo la cultura cambia. Considerevolmente. Specie all’inizio degli anni ’80, quando al nord (’83) nasce Rolando Bianchi e al sud (’82) Marco Borriello, due bomber di razza, forse incompleti, però a tratti fatali. Ad oggi, però, è l’obiettivo più importante a mancargli, quello su cui basare un’intera carriera: il gol.

ROLANDO, DA BERGAMO A BERGAMO, COL TORINO NEL CUORE – È il 2000 quando il vivaio atalantino “presta” alla prima squadra il giovane Bianchi, che esordisce in Serie A contro un’avversaria d’eccezione: la Juventus. Da quel giorno, appena diciassettenne, il nerazzurro inizia a calcare i campi di Serie A, siglando il primo gol con l’Atalanta solo in Coppa Italia, nel corso della stagione 2001/02. Solo con Edy Reja – che lo vuole al Cagliari nell’inverno del 2004 – arrivano i primi gol prima in B (2) e poi in Serie A (2, di cui il primo contro il Siena, nel febbraio del 2005). La cessione alla Reggina, a fine stagione, apre a Bianchi una nuova, gustosa esperienza, rovinata però dal crack al ginocchio subìto in azzurro, contro la Scozia U-21. Dal k.o. all’exploit, sotto la guida di Walter Mazzarri – e con 11 punti di penalizzazione – Bianchi non solo sigla 20 reti stagionali, non solo salva la Reggina ma si conquista la chiamata di Sven Goran Erikkson al Manchester City. Coi Citizens – e successivamente alla Lazio (cui viene ceduto in prestito) – la verve del bomber non è espressa al meglio. Questo, paradossalmente, lo porta ad un’altra, definitiva rinascita: l’esperienza col Torino. 77 reti totali (23 in A, 54 in B) fanno di lui il decimo cannoniere della storia granata, colore che lascia a malincuore una volta scaduto il contratto, nell’estate del 2013. Approda al Bologna (3 gol, retrocesso in B) il 9 luglio del 2014 trova l’intesa con l’Atalanta, il club che lo ha lanciato e con cui, per ora, ancora non ha ritrovato il piacere del gol.

MARCO, UNA CARRIERA SULL’ORLO DELL’EXPLOIT – Il destino di Borriello nasce, si sviluppa e per un certo senso si spegne coi colori del Milan, colori con cui è cresciuto sin dalle giovanili. Da Milano, infatti, Marco è prestato dapprima al Treviso (giocherà solo con la Primavera), poi alla Reggina, poi alla Sampdoria ed infine nuovamente al Treviso nell’arco di cinque anni totali, trovando 12 gol in Serie A e poca, poca continuità. Solo nel 2006/07 trova i primi gol in rossonero, che gli valgono però l’ennesimo prestito, stavolta al Genoa. Sotto la guida di Gasperini, Borriello trova la prima doppietta e la prima tripletta in Serie A, una convocazione in Nazionale e – per diverse giornate – la testa della classifica marcatori (saranno 19 i gol totali, a fine stagione). Il ritorno al Milan, almeno all’inizio, non è dei migliori: un infortunio al menisco lo tiene out per la maggior parte della stagione, mentre al secondo anno consecutivo in rossonero sigla 15 reti totali, confermando le doti mostrate a Genova. Le conferma – nel suo primo anno in giallorosso – anche a Roma, dopo la complicata operazione estiva Sensi-Unicredit, ma con l’arrivo di Vincenzo Montella (subentrato a Claudio Ranieri) l’impiego del numero ventidue diminuisce drasticamente. Con l’arrivo di Osvaldo e il gioco di Luis Enrique, il giallorosso conosce per l’ennesima volta la via del prestito. Alla Juventus, in tredici presenze, sigla due gol e vince lo Scudetto; al Genoa sigla dodici reti (non andava in doppia cifra dal 2011) e nella prima Roma targata Garcia insacca il gol della decima vittoria consecutiva contro il Chievo, in un Olimpico a dir poco in festa. Il West-Ham è solo l’ennesima, sgradita esperienza in prestito (la prima all’estero), ed ora – assente da settembre per una lesione muscolare – ritrova il campo di Trigoria per allenarsi coi compagni e chissà, sperare in un altro, unico gol che possa cambiare il destino della Roma.

Riccardo Cotumaccio

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