NOTIZIE AS ROMA – L’ex preparatore atletico della Roma, Paolo Bertelli, ha rilasciato un’intervista a Il Fatto Quotidiano. Queste sono le sue dichiarazioni:

Lei ha sempre allenato squadre di club. Come ha dovuto modificare il suo lavoro in questo biennio azzurro?
“Abbiamo usato questi due anni, grazie anche ad una grande collaborazione da parte dei preparatori atletici delle diverse società di Serie A, per raccogliere i dati dei giocatori a livello fisico. Questi dati ci sono poi serviti per programmare e ottimizzare il nostro lavoro in preparazione e durante l’Europeo. All’inizio, a detta di tutti, sembrava un lavoro impossibile ma credo che la resa è stata davvero ottima. Io comunque penso che, come ha detto De Rossi,  senza la testa non si va da nessuna parte. Se non si è attivi sotto l’aspetto celebrale e non si crede davvero nel lavoro che si fa, non si raggiungono grossi risultati”.

Facciamo un passo indietro nella sua carriera: Lei è stato cinque anni alla Roma con Spalletti con il quale ha tutt’ora un ottimo rapporto. A gennaio il tecnico toscano è tornato nella Capitale sulla panchina giallorossa, come vede il suo ritorno?
“Il fatto che sia già stato a Roma è un vantaggio per lui e lo ha dimostrato cambiando la stagione della Roma. Spalletti vuole vincere e penso proprio che sia tornato per questo. Io credo che abbia già in mente la strada per arrivare a primeggiare ma non è facile perché comunque alla fine a vincere è solo una squadra e può succedere di non arrivare in cima. Spalletti comunque è uno dei migliori allenatori in circolazione”.

Lei ha lavorato con due grandi allenatori come Spalletti  e Conte. Quale è la maggiore differenza tra i due tecnici?
“Sono due allenatori molto simili. Sono due bei martelli che fanno del lavoro, dell’intensità e dell’impegno il loro credo. Entrambi curano molto l’aspetto tattico e sono molto attenti ai dettagli”.

A proposito di Roma, lei ha anche allenato Francesco Totti. Avrebbe mai pensato che potesse avere questa longevità calcistica? Che rapporto aveva con lui?
“Totti è un grande, abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto. Francesco ha capito negli anni che più andava avanti e più doveva stare attento al suo fisico. I grandi campioni sono persone che a livello atletico sono superiori alla media e lui è uno di questi. Pensiamo a Maradona che praticamente non si allenava mai, poi quando appena si è messo un po’ in riga ha vinto un Mondiale da solo.  Il fatto che Francesco stia ancora giocando ad alti livelli non mi sorprende affatto”.

Lei ha allenato tanti giocatori durante la sua carriera. Quale è stato il giocatore che sotto l’aspetto fisico l’ha impressionata di più? E quello con il quale ha avuto il miglior rapporto umano?
“Sotto l’aspetto fisico senza dubbio Perrotta era incredibile. Simone aveva tutto: Velocità, resistenza, abilità, rapidità. A livello umano ci sono ancora tanti giocatori che sento spesso, ma tra quelli che hanno smesso con Martin Jorgensen ho tutt’ora un grande rapporto, anche perché a Udine eravamo vicini di casa”.

Si parla della famigerata preparazione fisica che, se sbagliata, influenza in maniera negativa tutta la stagione. Si può parlare ancora in questi termini o sono concetti superati?
“Questi sono tutti luoghi comuni. Non esiste più un concetto del genere. Si fa una proposta globale che poi viene sviluppata in tutto il corso della stagione. Guardi quello che è successo alla Roma l’anno scorso. A Gennaio è arrivato Spalletti ma tutto lo staff dei preparatori atletici è rimasto lo stesso eppure la squadra ha cambiato marcia. Ci sono tanti parametri da valutare per quello che riguarda una preparazione fisica. Ci si allena sempre cercando di avvicinarsi sempre di più all’intensità delle partite che si giocheranno e cercando di modulare in maniera corretta questa intensità in vista dei match. Poi il calcio è quello che è, delle volte si vince quando non si deve e altre volte si perde immeritatamente”.

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