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BENEVENTO ROMA ANALISI TATTICA – Cade anche il talismano dell’infallibilità contro le squadre di normale livello, e la Roma getta due punti con una gara pigra, sonnolenta nei ritmi, confusionaria nelle letture, senza il furore che dovrebbe essere proteso in campo nel momento in cui l ultimo quarto di gara è arrivato, e la corsa Champions subisce un brusco rallentamento, così come lo scontro diretto di domenica prossima potrebbe ulteriormente complicare; alcuni cambi tardivi, e l’intestardirsi di certi singoli, uniti alla leziosità di altri, hanno finito per agevolare la fase difensiva di un Benevento che non aspettava altro che lo sbattere infruttuoso e velleitario sul muro eretto.

Moduli e sviluppi di gioco

IL 3-4-2-1 di Fonseca è rabberciato sul terzetto difensivo davanti a Pau Lopez, causa emergenza pesante, con il solo Mancini che trova al suo fianco l esordio stagionale da titolare di Fazio e Spinazzola braccetti; in mediana Villar e Veretout consolidano il corpo centrale dello schieramento, con Karsdorp a destra e Bruno Peres a sinistra nell’ennesimo impiego alterno sulle corsie esterne, con Pellegrini e Mkhitaryan in raccordo con le catene che agiscono alle spalle del riferimento avanzato Borja Mayoral; Inzaghi si affida ad un classico albero di Natale, un 4-3-2-1 dove Ionita e Caprari (alle spalle del mobile e guizzante Lapadula) cercano di equilibrare una squadra attendista che si compatti in un 4-5-1 difensivo, intorno alla sapiente regia di Schiattarella, ai cui lati Hetemaj e Viola cercano di centellinare il momento opportuno per inserirsi a rimorchio dell’azione; il tutto con una linea difensiva con Glik e l’ex Barba al centro, e De Paoli e Foulon esterni poco propositivi, a protezione di Montipò.

Non esistono un primo ed un secondo tempo ma un’unica gara monocorde

Con Villar e Veretout in verticale tra loro, con lo spagnolo che cuce e avvia (e Lapadula che cerca di schermare invano i passaggi a lui diretti), e il francese a tutto campo in interscambio spesso sulla corsia destra di Karsdorp, la Roma comincia la sua circolazione paziente, alla ricerca di varchi, e senza forzare le giocate, col Benevento che accetta l’inferiorità tecnica; e con un attesa evidente dell’evento, della palla sporca rubata, dell’errore tecnico in palleggio di un avversario per buttarsi in contropiede velocissimi alzando tutta la linea e accorciando e interrompendo momentaneamente il forcing giallorosso; i campani si ritraggono, fino a schiacciarsi intorno all’area di rigore, compatti e spazi serrati, obbligando la Roma a una circolazione a oltranza, fraseggi nello stretto che però latitano, e una ricerca limitata dei movimenti e appoggi su Borja Mayoral; anche i due braccetti partecipano attivamente all’azione, a scapito dei posizionamenti preventivi e concedendo campo largo (dove Fazio può andare in difficoltà, sia per velocità, sia per il giallo a carico molto presto conseguito), e non consentendo comunque di trovare delle superiorità numeriche decisive; a fine primo tempo e a fine gara una supremazia territoriale e Possesso Palla strideranno incredibilmente con un indice di pericolosità inesistente, soprattutto per Mkhitaryan e Pellegrini poco ispirati e dentro la gara, anche per il presidio costante in fase difensiva delle corsie esterne dove il Benevento lavora bene con ripiegamenti e raddoppi; la gara si riduce alla ricerca dell’episodio, del calcio di punizione, del calcio d’angolo, della conclusione da fuori, tutti regolarmente disattesi, con un allargare il gioco prevedibile, senza imbucate e idee imprevedibili che possano fare saltare il banco degli uomini di Inzaghi; con l’espulsione di Glik, Inzaghi inserisce Caldirola per Viola, in un 4-4-1 con Schiattarella e Hetemaj in mezzo e le due punte esterne quarti di centrocampo; il passaggio tardivo al 4-2-3-1 con un avversario che riusciva a ripartire con pochi effettivi, Fonseca inserisce Dzeko (esce Veretout) vicino a Borja Mayoral (Pellegrini va in mediana), Juan Jesus per l’ammonito Fazio, e finalmente Pedro (esce Karsdorp e Bruno Peres e Spinazzola passano terzini); ma c è troppa confusione, l’intestardirsi di certi singoli, e la leziosità di altri; si alza palla o si lavora sui cambi di gioco anziché imbucare e andare a giocare intorno ai due attaccanti centrali, o cercare di vincere qualche 1 contro 1 con le punte esterne; Moncini per Lapadula, Tello per Hetemaj e manca solo in piccolo sforzo per i campani, mentre Fonseca tenta l ultima carta con El Shaarawy (esce Mkhitaryan) protagonista del giallo finale che, come sempre ,non regala mai epiloghi felici ai colori giallorossi ogni qualvolta si prova a cambiare un destino anonimo…

Maurizio Rafaiani

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4 Commenti

  1. Di una squadra “bella che non balla” sinceramente sono stanco da anni.
    Fonseca via, a giugno voglio Allegri però, non sarri o peggio mazzarri…. non scherziamo

  2. Partita penosa, giocata da una squadra penosa, con un gioco penoso, con un allenatore penoso, con risultato penoso e, purtroppo, addio penoso alla Champions League e, forse, anche penoso addio alla Europa League del prossimo (speriamo non penoso) campionato.

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