romanews-roma-atalanta-sassuolo-gianpiero-gasperini-seriea
Foto Getty

INTERVISTA GASPERINI – Atalanta-Roma di stasera non rappresenta solamente una sfida decisiva per il raggiungimento della qualificazione alla prossima Champions League. Per Gian Piero Gasperini, però, è il confronto anche con la squadra che poteva essere sua: il tecnico, infatti, è stato ad un passo dal sedersi sulla panchina capitolina prima dell’arrivo di Paulo Fonseca. L’allenatore ex Inter e Genoa, però, non ha alcun rimpianto vista la forte voglia di vivere la sua prima Champions da protagonista. Gasperini si è raccontato in un’intervista a Walter Veltroni nel settimanale ‘Sportweek’, inserto de ‘La Gazzetta dello Sport’.

Si immagina di restare a lungo a Bergamo, un po’ come Ferguson allo United?
“Direi di sì, sono inserito perfettamente nella città, vivo davvero bene, qui. In questo caso non credo sia questione di risultati. Io rimarrò per sempre legato a questa avventura e lo stesso credo valga per i tifosi. Ma conosco il calcio, industria che ha bisogno di risultati, e non faccio programmi. So che il mondo gira in un certo modo e ne accetto le regole. Ma io qui mi sento davvero a casa. E le aggiungo una cosa: se non riesci a farlo qui, un progetto calcistico, non riesci a farlo da nessun’altra parte”.

Vorrebbe fare, prima o poi, una nuova esperienza in una società più grande?
“Da una parte sì, ma dall’altra metto molti più paletti di prima. Sono in una situazione veramente privilegiata. Schiodarmi da qui non sarà facile…”

Dove può arrivare questa Atalanta?
“Noi, in questi anni, gli obiettivi ce li siamo costruiti strada facendo, una città in cui si vive bene, con una qualità di vita a misura d’uomo. Piccolina, ci si conosce tutti, c’è facilità di rapporti, si vivono cose semplici, si condividono valori di comunità, valori alti che permettono, in fondo, di vivere bene. Sei al centro del Nord. Sei vicino alle montagne, ai laghi, a Milano. Una condizione ideale. Il campionato quest’anno è strano, abbiamo fatto molto bene e potevamo avere, alla fine del girone di andata, dei punti in più. Abbiamo conosciuto, diciamo così, diversi episodi non fortunati. Pensi all’infortunio di un giocatore come Zapata. Alcune squadre come Napoli, Milan, Torino, Fiorentina hanno faticato,anche se sono certo che potranno migliorare, di qui in avanti. A me piacerebbe, a fine stagione, rimanere in Europa. Arrivare nuovamente in Champions sarebbe, per noi, quello che, per altre, è vincere uno scudetto”.

Come pensa finirà questo campionato “strano”?
“Tutti pensano, e io con loro, che la Juventus, per la forza della sua rosa, sia la squadra più forte del campionato. Viene da otto scudetti consecutivi e perciò si ritiene che l’esito sia già scritto. Però se si arrivasse alle ultime dieci partite con una classifica come quella di oggi, io penso che possa succedere di tutto. La Lazio che ha fatto dieci vittorie di fila, l’Inter che ha disputato un girone d’andata straordinario sono concorrenti reali. Poi l’Inter è uscita molto rafforzata dal mercato di gennaio. Vedremo. Io dico che molto è possibile, è un campionato aperto. Mancano quindici partite e la novità è che ora le contendenti hanno preso fiducia, ci credono”.

Prima ha parlato di “diversi episodi non fortunati”. Si riferiva anche a scelte arbitrali?
“È sempre antipatico parlarne, ma effettivamente ci sono stati tanti episodi, in tante partite. È antipatico che lo dica io, ma è evidente. Dalla finale di Coppa Italia con la Lazio in poi. Troppi episodi. Per non cadere solo nel discorso dell’Atalanta devo dire che in generale sono stati troppi gli errori, fino a determinare molti dubbi sull’utilizzo della Var. A mio parere ha totalmente fallito. Il suo obiettivo, cioè fornire giustizia in episodi eclatanti, si è risolto nel contrario. La Var ha finito col creare dubbi anche più grandi. Di fronte a certe immagini evidenti sbagliare valutazioni così nette di-
venta un boomerang, molto pericoloso”.

Molti giocatori forti nella sua Atalanta poi si sono perduti in squadre più forti. Come mai?
“È sempre difficile il passaggio nelle grandissime squadre. Alcuni si sono inseriti molto bene. Penso a Bastoni nell’Inter o a Mancini, e anche a Cristante, nella Roma. Diventare top in queste squadre è difficile. Se arrivano in grandi società è perché sono giocatori di valore. Altri sono rimasti invischiati nelle difficoltà delle loro squadre”.

Qual è il principio fondamentale del suo calcio?
“È la squadra. Io vorrei che ogni giocatore si sentisse gratificato, che sentisse che il suo talento e la sua fatica vengono riconosciuti. Il mio compito è amalgamare. È sempre il giocatore in campo che sceglie le soluzioni, non sono io. Io devo creargli sempre il maggior numero possibile di soluzioni da poter scegliere. E poi c’è l’ avversario che non sappiamo come si muove, come reagisce. Dicono di noi che giochiamo a uomo a tutto campo, è un altro di quei luoghi comuni che noi lasciamo passare. Noi ci alleniamo a giocare contro i moduli e contro gli avversari. Abbiamo delle soluzioni contro ogni schema degli avversari. Ci lavoriamo molto”.

L’allenatore più stimato?
“Concettualmente sono legato a Guardiola, lui ha messo in pratica nel Barcellona, con risultati
straordinari, la mia idea di calcio. Io sono stato molto influenzato da quel tipo di football. E poi il Milan di Sacchi. Sacchi è stato un vero rivoluzionario. Tanti poi lo hanno imitato, anche nel modo peggiore. Molte squadre hanno vinto molto ma non hanno lasciato niente, non ti ricordi una sola partita. In vece di quel Milan ricordi delle prestazioni e delle
emozioni fantastiche”.

Come vede la sfida con il Valencia?
“È una grande sfida. Abbiamo l’ opportunità di scrivere un’altra pagina di storia, per l’Atalanta. Il Valencia è una squadra difficile, rimane una formazione forte e importante. Noi, sembra un sogno, abbiamo l’opportunità di entrare nei quarti di finale della Champions League. Se avessimo incontrato il Barcellona o il Liverpool, il verdetto sarebbe stato segnato. Così, invece, possiamo giocarcela. Io ho fiducia, diciamo che le possibilità di vittoria sono al 50 per cento”.

Chi le piace dei giovani italiani?
“Emerge una bella generazione. Mancini sta facendo un grande lavoro. Non so quanto potremo essere competitivi a breve, ma il materiale c’è. Forse non è esploso il talento d’attacco eccezionale, il Baggio, il Totti, il Del Piero
di questi tempi. Ma ci sono Zaniolo (al quale faccio un augurio affettuoso), Chiesa, Barella… Tanti ragazzi che portano alla ribalta una nuova generazione. E poi vanno bene anche le nazionali giovanili. L’Italia, con la passione che fin da bambini si ha per il calcio, ha una base larga. Se si lavora bene, come sta facendo Mancini, potranno nascere fior di giocatori e fior di squadre”.

Le piacerebbe un domani allenare la Nazionale?
“Non lo so. È una domanda che mi mette in difficoltà. Mi piacerebbe, perché sarebbe il coronamento del mio percorso da allenatore, ma non so se sarei la persona giusta. Sarebbe il massimo, lo so, ma è un ruolo in cui non mi vedo. Mi piace troppo il campo. La Nazionale la selezioni, non la alleni”.

Print Friendly, PDF & Email