IL TEMPO (E. LUPINO – A. OSSINO) – Stadiopoli, secondo round. Mentre continuano a emergere i particolari dell’inchiesta capace di far tremare le fondamenta di uno stadio ancora non costruito, le indagini della procura di piazzale Clodio vanno avanti. In settimana infatti gli inquirenti depositeranno altro materiale investigativo. L’obiettivo è quello di far luce sulle relazioni tra l’imprenditore Luca Parnasi e la politica. Occorre continuare a scavare tra i finanziamenti a pioggia che il costruttore travolto dalla bufera mediatico-giudiziaria elargiva a pioggia sulle classi dirigenti. Alzare il sipario dietro al quale, secondo il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin, si nasconde una «corruzione sistemica a pulviscolare». Secondo i pm ci sarebbe stato un tentativo di «esportare la corruzione oltre i confini romani», coinvolgendo anche altri politici, altri funzionari pubblici.

Tra le migliaia di atti che compongono il fascicolo però i loro nomi sono nascosti dietro un «omissis». Pagine segrete che, forse, potrebbero in parte essere svelate in vista dei ricorsi che gli indagati presenteranno al tribunale del Riesame, nella speranza di alleggerire la propria condizione. Gli inquirenti dunque, per avvalorare maggiormente le accuse o le esigenze cautelari già proposte al gip e ottenute, potrebbero depositare nuovi documenti. Del resto il sistema Parnasi era chiaro: «Io spenderò qualche soldo sulle elezioni… che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente coi partiti politici. Anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro. Ed è un investimento che io devo fare, molto moderato rispetto a quanto facevo in passato, quando ho speso cifre che manco te le racconto… Però la sostanza è che la mia forza è che alzo il telefono e…». Forse si tratta solo di millanterie, di fraintendimenti. Almeno lo sperano gli indagati. Alcuni di loro infatti hanno chiesto di avere l’opportunità spiegare i fatti ai magistrati romani: «Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha appreso questa mattina dalla lettura di alcuni quotidiani di essere indagato nell’ambito di un procedimento penale. Ha subito dato incarico al suo legale, avvocato Carlo Longari, di chiedere alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma di essere interrogato quanto prima per chiarire la sua posizione» aveva da subito spiegato Malagò, quando aveva appreso di essere stato iscritto nel registro degli indagati.

Il dominus del sistema, il protagonista dell’inchiesta, Luca Parnasi, aveva invece scelto di fare scena muta davanti al giudice per le indagini preliminari, in occasione dell’interrogatorio di garanzia «per rogatoria», nel carcere di San Vittore. “Il mio assistito – aveva spiegato l’avvocato Giulio Tamburrini, che difende Parnasi con il collega Emilio Ricci – risponderà alle domande del pm». «In questo momento noi avvocati avevamo soprattutto bisogno di leggere gli atti con attenzione – aveva proseguito – poi Parnasi renderà un interrogatorio davanti al pubblico ministero a Roma» al quale «intende spiegare molte cose». E ancora Luca Lanzalone, il mister Wolf grillino, ex presidente di Acea finito ai domiciliari, dopo tre ore davanti al al gip Maria Paola Tomaselli, vuole spiegare anche ai pm la sua versione dei fatti.

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