Non ci dimenticheremo mai di Astori, il leader senza megafono

0

RICORDO DI DAVIDE ASTORI – Che strana domenica è mai questa, che strano 4 marzo. Doveva essere il giorno in cui avremmo voluto esaltare la roboante vittoria della Roma sul campo del Napoli, il giorno degli sfottò ai cugini laziali, doveva essere il giorno delle urne elettorali e del derby di Milano. Invece ci ritroviamo a piangere Davide Astori, 31 anni, nel pieno della carriera, capitano della Fiorentina e 24 presenze con la maglia giallorossa. La notizia della sua precoce scomparsa, nel sonno, in un hotel di Udine dove i viola avrebbero dovuto giocare il loro turno di campionato, ha paralizzato tutti.

RITRATTO DI UN LEADER SENZA MEGAFONO – Chi era Astori? Prima di essere un professionista esemplare Davide era una persona speciale, una persona perbene. Un calciatore profondo che sapeva andare al di là del risultato sportivo e delle regole non scritte di un calcio sempre troppo di corsa, una rarità in un mondo frenetico come quello del pallone che va a mille all’ora. Aveva la capacità di fermarsi ad analizzare il particolare, il dettaglio, quello che fa quasi sempre la differenza. Osservarlo lavorare e confrontarsi con i compagni era un piacere per l’anima, perché sapeva trasmettere i valori che riconosciamo in gente come Agostino Di Bartolomei, Damiano Tommasi o Matteo Brighi, leader silenziosi poco inclini ad esternare i propri sentimenti ma pronti a regalare una parola giusta a tutti. Per chi lo ha conosciuto, Astori era un leader senza megafono, equilibrato e sereno, quello a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà.

TOCCATA E FUGA IN GIALLOROSSO – Alla Roma ci arriva il 24 luglio del 2014, in panchina c’è Rudi Garcia. Il direttore sportivo Walter Sabatini, con un colpo ad effetto che sbaragliò la concorrenza della Lazio, lo ingaggiò dal Cagliari con la formula del prestito. Due milioni con diritto di riscatto fissato a 5 che, però, non fu mai fatto valere. La Roma lo lasciò andare alla Fiorentina non senza qualche rammarico da parte del difensore bergamasco che nel frattempo era entrato nel giro della Nazionale: “Ho appreso la notizia della mia non conferma dai giornali, mi è dispiaciuto […] Sono certo che se fossi rimasto avrei dato di più”. Solo una stagione sotto l’ombra del Colosseo ma importante per stringere un legame solido con Daniele De Rossi: d’altronde tra leader ci si intende.Quella nella Capitale è stata un’esperienza importante per me ha ribadito più volte dopo il suo addio forzato –   anche se purtroppo non sono riuscito a giocare con continuità. Ho mantenuto buoni rapporti con tutti, ma mi sento soprattutto con Daniele De Rossi”. Davide che in pochi mesi aveva capito di che pasta è fatta Roma e la Roma “dove tutte le negatività riescono in un modo o nell’altro ad entrare nello spogliatoio”. Umile come solo i grandi sportivi sono capaci di essere: “Inserirsi nell’ambiente Roma non è facile, il mio errore è stato quello di essere stato troppo prudente. Dovevo essere più deciso ed autoritario”. Il suo unico gol in giallorosso decise il match del 6 gennaio 2015 in casa dell’Udinese: uno 0-1 molto contestato dai padroni di casa che mandò la Roma a -1 dalla Juventus in classifica.

Giulia Spiniello

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA - La riproduzione, anche parziale, dell’articolo è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here