Roma-Soros, dubbi e due ´secchi´ no

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I dubbi di Soros rallentano la trattativa e le voci si rincorrono. L’agenzia Radiocor, nel tardo pomeriggio, è stata chiara: Soros, da venerdì scorso è fuori dalla partita anche se il titolo giallorosso in borsa continua la sua corsa che potrebbe trovare fondamento in un colpo di scena finale. Insomma, da un momento all’altro potrebbe verificarsi la svolta. Per molti il filantropo avrebbe detto, da sabato ad oggi, due secchi no all’acquisto del pacchetto di maggioranza di A.S. Roma; per altrettanti domani pomeriggio sarebbe pronta ad arrivare l’ufficializzazione del passaggio di proprietà della società giallorossa. La verità, probabilmente, si trova nel mezzo. Se davvero il magnate nato in Ungheria avesse rinunciato all’acquisizione del club, potrebbe averlo fatto in maniera strategica, astuta, furba, magari per far scendere il prezzo, potendo risparmiare, così, qualche milione di euro (forse) in seguito. Ipotesi, anche queste. La trattativa appare in salita, motivo per il quale soprattutto gli advisor di Soros e banca Unicredit spingono affinché l’affare, ritenuto buono dalle parti, si chiuda positivamente. Nell’entourage di Soros, infatti, si lavora alacremente perché la trattativa vada in porto, visto che più di qualcuno è convito che il mondo Roma rappresenti un buon affare. Qualora il novantasettesimo uomo più ricco del mondo rinunciasse a diventare il nuovo proprietario del club di Trigoria, la Inner Circle Sports, forte dell’accordo ottenuto, sarebbe pronta a sottoporre il pacchetto Roma ad altri possibili finanziatori, pronti a spendere i 280 milioni proposti per ora dall’America. Potrebbero dunque rispuntare i vecchi corteggiatori – vedi Fisher, il cui interesse sembra raffreddatosi – o rampanti faccendieri con interessi oltroceano. E i Sensi? L’amministratore delegato della Roma vorrebbe rimanere in sella, nonostante le difficoltà oggettive nel mantenere in salute l’Italpetroli. A conferma di ciò arrivano le parole della mamma di Rosella Sensi, la signora Maria. «La famiglia Sensi continuerà con la Roma?», le hanno chiesto. «Certo, perché non dovrebbe?», ha risposto. La Consob, intanto, esorta Villa Pacelli ad emettere comunicati di smentita, per evitare eccessive speculazioni a Piazza Affari, dove oggi il titolo giallorosso ha guadagnato più del 17%. Nell’ultimo della serie, emesso proprio nella giornata odierna, vengono confutate tutte le tesi finora date per certe. Una situazione, questa, che alla lunga potrebbe portare ad un nuovo briefing fra i dirigenti di Via G. B. Martini e quelli della A.S. Roma, come accaduto lo scorso 21 aprile. Al coro pro-Sensi s’è aggiunto anche Simone Perrotta, dalle colonne del Guerin Sportivo. «I Sensi? Sono una garanzia, ogni primo del mese pagano lo stipendio. Hanno portato lo scudetto a Roma dopo tanto tempo, quando io sono arrivato la società era allo sbando, ora è sanissima. Non credo che in questo momento sia giusto schierarsi, però su di loro si può sempre contare. E comunque vada cadremo in piedi». Tutto è possibile, dunque. Quello che un mese fa era sicuro, ora non lo è più, ma c’è ancora un piccolo, impercettibile spiraglio. Tenendo presente che all’orologio di Soros trascorrono i secondi. Fattore, questo, che le parti non avrebbero voluto.
 
Benedetto Saccà

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