Pizarro e Mancini, il dolce** sapore del ritorno al gol

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Per un giorno, di americano c’è stato solo il poker. Sarà una settimana decisiva per il futuro della Roma, tra incontri veri o presunti, tra smentite e spifferi da oltre oceano, tra una presa di posizione, quella dei tifosi, chiaramente a stelle e strisce, e la famiglia Sensi che “parlerà soltanto tramite comunicati”. Intanto, però, premeva l’attualità e un match, quello contro il Torino, fondamentale per tenersi stretto il secondo posto. L’errore, madornale, commesso contro il Livorno, questa volta è rimasto un episodio isolato. La Roma non si è distratta: “Abbiamo il dovere di vincere il più possibile”. Nemmeno Spalletti ha voluto mollare, anche se ormai soltanto la matematica lascia aperto il discorso scudetto. L’ Inter aspetta soltanto di festeggiare, potrebbe farlo, godendo doppiamente, domenica prossima in caso di vittoria contro il Milan. Alla Roma, invece, servono due successi per non dover avere l’assillo di ascoltare i risultati della Juventus. I bianconeri, però, hanno contributo alla realizzazione di un record che per il tifoso giallorosso è puro delirio: mai nella storia, neanche convertendo le classifiche dei campionati da due punti a vittoria, la Roma si era trovata a +35 sulla Lazio. I risultati di ieri hanno non solo creato la forbice massima tra le due squadre della Capitale.
Nella prima domenica dopo l’infortunio di Francesco Totti, la Roma ha raggiunto quota settantacinque punti, quel numero magico che sette anni fa fu sufficiente per cucirsi il tricolore sul petto. Ci sono volute trentacinque partite, una in più rispetto al numero di gare nel torneo a 18 squadre. Un traguardo, dunque, arrivato con novanta minuti di ritardo sulla tabella di marcia: con soli tre punti in più, il sogno ancora sarebbe vivissimo. E’ bastato un quarto d’ora di Roma stellare, dunque, per sommergere un Torino che sembra già aver esaurito l’effetto del cambio di allenatore. Anche all’ Olimpico, i granata hanno mostrato cose interessanti dalla cintola in su, ma se il Toro vorrà davvero restare in serie A, De Biasi dovrà registrare qualcosa in una difesa che è parsa tanto simile ad un colabrodo. Un successo rotondo, firmato dal solito, ormai, Mirko Vucinic: come lui stesso dirà nel dopogara, “questo è il momento più bello” della sua carriera in giallorosso. Dopo le tante difficoltà, il montenegrino è la vera scommessa vinta in questa stagione. Chi invece il gol non lo trovava da sei mesi, esattamente dal 20 ottobre, è David Pizarro. Il cileno, al suo primo vero sigillo in campionato dopo il gol viziato da deviazione contro il Napoli, è stato il quarto giocatore giallorosso ad andare sul dischetto in questa stagione. Dopo l’errore di De Rossi a Old Trafford, è toccato al Pek il compito di aprire lo show. Ad arrotondare lo score, ed a salire sul carro dei vincitori, anche Amantino Mancini. Finalmente. Non segnava dal 19 febbraio, dal 2-1 al Real, non metteva a segno una doppietta addirittura da un anno e mezzo (Roma-Palermo del 17 dicembre 2006). Davvero troppo per un giocatore che, dopo un inizio 2008 straordinario, sembrava aver imboccato un vicolo cieco, un’involuzione tecnica e psicologia senza fine. Magari una doppietta, arrivata peraltro nel giorno della sua 150esima partita in Serie A, cambierà poco in prospettiva futura; il suo rapporto con la Roma è destinato a chiudersi ugualmente, ma i fischi assordanti, almeno ieri, hanno lasciato spazio anche a qualche applauso. I giocatori hanno fatto il loro dovere, ora la partita si sposta su altri tavoli: Unicredit, Italpetroli, Inner Circle Sports e la famiglia Sensi incroceranno i loro destini. Capiremo davvero, se “questo matrimonio s’ha da fare”. Capiremo se il proverbio che a Roma va per la maggiore, corrisponderà a verità. Se So-ros, fioriranno.
Marco Calabresi

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