Giuly, perché il destino ** dà sempre un´altra possibilità

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Il campionato, dicono alcuni, sarebbe finito al 28’ del primo tempo di Roma-Inter, il 29 settembre scorso, quando Ludovic Giuly, per salvare la propria porta da un gol già fatto da Ibrahimovic, ha preso il pallone con la mano, facendosi espellere. Rigore per i nerazzurri e gol. La Roma, a quel punto, si riversò in avanti, ottenne il pareggio con Perrotta, quindi cadde sotto i colpi delle bocche da fuoco nerazzurre che costrinsero Doni a raccogliere il pallone dalla propria porta altre tre volte. Nella gara di ritorno, mercoledì 27 febbraio, il piccolo francese scese in campo per i diciassette minuti finali, in sostituzione di Vučinić, rimediando una sfilza di ng sui giornali del giorno dopo.
Il numero 14 della Roma, però, incrociò per la prima volta la banda Mancini nella gara di Supercoppa Italiana, giocatasi sul terreno di San Siro, il 19 agosto. In quel match, Ludo, come lo chiama il suo tecnico, sprecò un’infinità di occasioni da gol, raggranellando svariate insufficienze sui quotidiani dell’indomani.
 
Domani la Roma chiuderà la stagione nel modo in cui l’aveva iniziata. Contro l’Inter, magari con un’altra vittoria. Un segno? Probabilmente sì; il calcio di storie simile è zeppo. Ed è pieno anche di corsi e ricorsi analoghi a quanto potrebbe vivere Giuly, sabato sera sul terreno dell’Olimpico. Per dimostrare a tutti di non essere stato colui il quale avrebbe chiuso il campionato al 28’ del primo tempo di Roma-Inter, il 29 settembre, ma il gran giocatore capace di far trionfare la Roma in Coppa Italia.
 
Benedetto Saccà

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