A Daniele non servono difensori

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Sfortuna. Solo sfortuna. Daniele lo sa bene. Maledetti rigori. Un’Italia caparbia più che preparata, reattiva più che ordinata, esce dalla porta di servizio dagli Europei. Un peccato. Donadoni aveva schierato inizialmente il quartetto giallorosso. Aquilani, Panucci, Perrotta e De Rossi tutti insieme. Mai successo ad Euro 2008. La mezzala di Talenti parte impacciata, quasi emozionata. Poi sfodererà una prestazione di sapienza tattica e tecnica, tentando il tiro da lontano più volte e tamponando le fiammate spagnole sulla fascia. Finirà sostituita da Del Piero a dieci minuti dai penalty. La gara di Panucci sarà invece senza scossoni. Christian controllerà, pur con qualche defezione, gli attaccanti iberici, arginandoli con l’esperienza. Una partita di mestiere, la sua, l’ultima di una stagione lunga ed impegnativa. Ha bisogno di riposo. Come Perrotta, del resto. Anche lui stanco. Capace però di confezionare una performance fisica, concreta, al centro del campo. Andrà vicino alla rete, Simone, con un colpo di testa nei minuti iniziali, ma non riuscirà a riproporre i bei movimenti apprezzati sotto lo sguardo di Spalletti. Ovviamente non (solo) per colpa sua. Daniele De Rossi. Forse non servono fiumi di parole per fotografare la sua partita. Basta il suo sguardo alla fine, rientrando negli spogliatoi. La stessa maschera indossata dopo un’altra eliminazione dolorosa, vissuta durante la stagione appena conclusasi: quella subita dalla sua Roma a Manchester. Anche quel giorno il centrocampista di Ostia fallì un tiro dagli undici metri. Maledetti rigori. Daniele stasera ha estratto dal cilindro un’altra partita strepitosa sotto l’aspetto del sacrificio, della forza, della posizione in campo. Una partita alla De Rossi, appunto. Poi il 90’. Quindi il 105’ ed il 120’. «Non sbaglierò anche stavolta», avrà pensato il numero 10 azzurro andando verso il dischetto. E invece è accaduto. Come nelle peggiori serate. Nelle quali la mala sorte non allenta la sua presa. Troppo facile sarebbe riportare alla mente i versi de “La Leva Calcistica Della Classe ’68”, una canzone tanto bella quanto utilizzata in simili occasioni. Stavolta no. Daniele non ha bisogno di compassione. Meglio l’invidia, talvolta. Le accuse cominceranno a piovere sulla sua testa come sempre. È avvenuto dopo il colpo (proibito) al volto di Mc Bride, durante i Mondiali del 2006. Gli capiterà di nuovo d’essere preso di mira. Ma a lui non servono avvocati o difensori d’ufficio. Sa di essere forte. In tutti sensi. Tecnicamente, mentalmente, spiritualmente. Sa di essere Daniele De Rossi. E basta questo.
 
Benedetto Saccà
 

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