ANALISI TATTICA – La Roma vince, convince, ma recrimina per il rocambolesco rimpallo col quale il Porto trova il gol tenendo in vita un risultato che al Dragao andrà difeso coi denti e con una gara che stasera ha dato indicazioni ben precise su come colpire il Porto e i suoi riferimenti. L’ottavo di finale è una miscela di emozioni e un escalation graduale nei 90 minuti che culmina col raddoppio di Zaniolo, che deposita in rete la percussione centrale di Dzeko che si spegne sul palo, ma al minuto 79 una sciagurata lettura difensiva di una palla scoperta regala agli uomini di Conceicao un gol dal peso specifico mostruoso nella gara di ritorno.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCODi Francesco e l’antico amore ritrovato per il suo 4-3-3 anche questa sera riproposto come negli ultimi tempi, con De Rossi a gestire i tempi del possesso,spalleggiato da Cristante e Pellegrini assaltatori, con Zaniolo e El Shaarawy a piede invertito verso il terminale Dzeko. Angoli di gioco naturali, catene armoniose, fluidità di manovra che dovrebbero trovare attuazione se niente che fosse la squadra trovasse continuità e pulizia nel palleggio basso. I lusitani con un 4-4-2 molto offensivo, con i due esterni di centrocampo che scalano in avanti sostenuti dai terzini, in un 4-2-4 che entra dentro alla metacampo giallorossa con spregiudicatezza.

DE ROSSI PRESIDIATO E LA ROMA FATICA NELLA COSTRUZIONE – L’avvio di gara è molto tattico, con il Porto che scala in avanti, chiudendo molto gli spazi centrali,lasciando liberi gli spazi esterni, attenzionando morbosamente De Rossi e le linee di passaggio a lui dirette con i due attaccanti centrali, e con i mediani che vanno a prenderlo quando entra in zona di ricezione. Nella costruzione bassa diventa così importante, per i giallorossi, che Cristante e Pellegrini diano la giocata dietro le linee, e i terzini in ampiezza, dove c’è possibilita di trovare spazi e tempi di gioco. Il Porto gestisce e alterna bene la gestione del baricentro, perché ad un pressing offensivo e susseguente baricentro alto, alterna un giro palla da dietro (quando non trova spazi dopo la riconquista bassa), e quando la Roma è in ritardo sulla pressione e scivolamento esterno i lusitani mettono palla alle spalle della linea.

ROMA TROVA SPAZI ESTERNI E GRADUALMENTE INTERSCAMBI IMPORTANTI, MA IL PORTO CONTINUA AD AGGREDIRE – Nel momento in cui la Roma comincia a trovare modo di uscire e distendersi sugli esterni, molto bene le punte esterne (Zaniolo ed El Shaarawy) cominciano a venire incontro, con la mezzala di riferimento (Cristante e Pellegrini) che si butta nello spazio dietro al terzino avversario che esce a prendere la punta,e per i giallorossi la gara comincia a sdoganarsi da certi scenari ingessati iniziali. La gara diventa, però, un possesso palla che vede il Porto, superiore in tale fondamentale, prendere campo obbligando alla riconquista bassa i giallorossi per uscire puliti, e per gli uomini di Di Francesco diventa vitale cominciare a palleggiare con continuità per fare prendere quota alla manovra,evitando che la gara diventi spezzettata. Ci sarebbe un altra possibilità, per la Roma, di creare difficoltà nella costruzione bassa al Porto, specie quando i 2 mediani lusitani durante la costruzione bassa si abbassano a turno a cucire, con i terzini che si aprono e alzano molto in ampiezza, perché attraverso una pressione coordinata la ripartenza in campo aperto sarebbe letale. Ma sono anche gli stati d animo delle due squadre a condizionare la prima frazione di gioco, soprattutto il Porto che non perde da tanto tempo, per cui ha anche sicurezze interiori che gli permettono di scalare sempre avanti anche prendendosi dei rischi, mentre per i giallorossi diventa comunque importante non subire gol.

RIPRESA IN CRESCITA CONTINUA PER LA ROMA – La Roma rientra in campo con un piglio diverso, si scrolla le paure e migliora pressione e palleggio, nonostante la fisicità dei portoghesi (che continuano a scalare in avanti), con Zaniolo unico nel creare strappi o percussioni che cominciano a sgretolare la fase di possesso lusitana, con gestione del possesso stesso che torna in equilibrio, e con ripartenze negli spazi che la Roma interpreta alla perfezione. La Roma ora gestisce palleggio con continuità, riuscendo ad andare a giocare intorno a Dzeko, eliminando l’errore delle seconde palle mal gestito nel primo tempo, e con un rapido 1/2 figlio dei due fondamentali sopra descritti, il risultato sembra indirizzato con una lettura della gara puntuale e corretta. La Roma alterna fasi di possesso, a ripiegamento sottopalla con densità e pressione coordinata, con susseguente ripartenza. Conceicao perde Brahimi (entra Lopez), e con Pereira disegna un 4-1-5 della disperazione. E quando sembra che 10 minuti di maturità aquisita dentro alla gara possano bastare alla Roma per approdare al 90′ sul rassicurante doppio vantaggio, una mancata lettura di una palla scoperta, e un avventato e inspiegabile baricentro alto (visto il doppio vantaggio, a poco dalla fine, in una gara casalinga) regalano al Porto una palla verticale dietro alla linea che risulta decisiva. Si finisce con cambi che di fatto non incidono sulla gara, ne sui moduli, con Nzonzi mezzala sinistra (Per Pellegrini), Hernani per Ottavio, Santon basso e Florenzi alto, a compattare le disfunzioni sulla corsia di destra, e il beffardo minuto per Kluivert, quando forse la sua velocità sarebbe potuta essere sfruttata prima.

Maurizio Rafaiani

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