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Foto Tedeschi

ANALISI TATTICA ROMA INTER – L’interrogativo sulla idiosincrasia agli scontri diretti della Roma, col quale ci eravamo lasciati su queste pagine nel commento post-gara di Crotone, rimane al termine della sfida con l’Inter odierno un enigma irrisolto. In funzione della condotta di gara dei giallorossi che per larghi tratti hanno avuto supremazia territoriale e possesso palla superiori, così come un indice di pericolosità che si è fatto preferire a quello degli uomini di Conte, il rammarico è evidente anche nelle reazioni dei protagonisti dopo la partita. Sono bastati 15 minuti di inizio ripresa furente dell’Inter per mettere ancora una volta la Roma di fronte ai limiti di non riuscire mai a fronteggiare un avversario in forcing mantenendo distanze e palleggio. Quando si alza il livello degli avversari e le gare diventano sporche, una squadra con una filosofia di gioco che richiede una costante e continua gestione della palla finisce per schiacciarsi e correre a vuoto, vanificando tutto quello di buono con cui riempie le sue gare. E se l’obiettivo del posto Champions può rimanere largamente alla portata, l’impressione è che per obiettivi più nobili sia necessario un salto di qualità più marcato.

Analisi tattica Roma-Inter: moduli e sviluppi di gioco

Nei moduli consueti e ampiamente pronosticati, non ci sono segreti tra le due contendenti. Fonseca addobba il suo 3-4-2-1 secondo i migliori interpreti a disposizione della rosa e ritrovando forse anche il nuovo (vecchio) portiere titolare, un Pau Lopez assolutamente decisivo in 2 occasioni, una per tempo. Villar è ancora una volta direttore d’orchestra di un undici che si trova sempre ben scaglionato in campo, con linee di passaggio multiple e con Mkhitaryan e Pellegrini punte esterne di raccordo verso Dzeko. Veretout partito di lotta e di governo in mezzo al campo. Se Spinazzola e Karsdorp arieggiano le corsie esterne, nelle retrovie Mancini, Smalling, Ibanez sono chiamati alle sollecitazioni più forti, al cospetto dei due spauracchi Lukaku e Lautaro Martinez.

Anche Conte nel suo 3-5-2 sceglie le sue certezze del momento, sia nei 3 centrali difensivi ,che nei 3 in mediana sempre mobili a sostegno dei due attaccanti centrali e pronti ad occupare l’area sulle incursioni esterne e assistenza al centro dei due quinti di centrocampo. Quinti di centrocampo come Hakimi e Darmian sviluppano in ampiezza e rendono il meno operativi possibile i due dirimpettai avversari.

Roma con la pressione alta, l’Inter tiene il baricentro basso

Le due squadre hanno nella prima parte di gara baricentri differenti. I giallorossi portano una pressione molto alta nella trequarti avversaria, coi 3 avanzati che scalano alti sulla costruzione dei 3 centrali di Conte, mentre il duello sugli esterni diventa ben presto una gara nella gara. L’Inter tiene un baricentro medio/medio/basso senza portare pressing ultra-offensivo e lasciando arrivare la Roma sulla metà campo, per poi chiudere le linee di passaggio dentro al campo, cercando di invitare il gioco esternamente per arrivare al duello tra gli esterni. Il recupero palla dei nerazzurri nella propria metà è il viatico per innescare immediatamente la profondità di Lukaku e Lautaro Martinez. Gli attaccanti si muovono negli spazi dietro i due esterni Spinazzola e Karsdorp, mentre quando l’Inter riesce a costruire dal basso e a prendere campo lavora con le mezzali a sostegno delle punte, dove prova a sfruttare la superiorità numerica, tra mediani, in mezzo al campo. Ma la gestione e circolazione palla odierna della Roma diventa molto presto una performance di grande qualità, paziente e dalle linee di passaggio sempre aperte, con Pellegrini e Mkhitaryan sempre pronti a farsi trovare dentro al campo e con la facilità di entrare con una costruzione ordinata nei 30 metri finali. E in questo senso il vantaggio di Pellegrini è emblematico. Non ci sono marcature preordinate tra le squadre, si lavora su coperture preventive, eccetto quando Brozovic si abbassa e la Roma scivolando alta in pressione sui riferimenti sopra descritti, va a prendere il croato con Veretout. Conte perde Darmian (entra Young), con i suoi che riescono a prendere campo nella parte finale del tempo, trovando qualche combinazione in entrata con le mezzali che si appoggiano alla punta. La prima frazione si chiude col vantaggio meritato giallorosso.

Roma-Inter, l’analisi tattica: ripresa in chiaroscuro per entrambe le squadre

Si riparte con i medesimi 22, ma quelli di casa non ci sono, e il pensiero corre subito alla gara di Bergamo dove i giallorossi, dopo un primo tempo importante e di spessore, non rientrarono in campo mentalmente consegnandosi all avversario. L’inizio ripresa dell’Inter è furioso, con un pressing ultra-offensivo al quale la Roma non riesce più a contrastare attraverso il palleggio, inibito dal peso e i tempi di pressione marcati in avanti degli uomini di Conte. La squadra di Fonseca non regge l’urto e nei rari momenti in cui esce da dietro, non riesce ad accompagnare, allungandosi dopo avere gestito in maniera maldestra qualche transizione favorevole. Diventa fondamentale cominciare a sporcare la gara, ma i giallorossi non riescono in queste strategie e faticano a reagire all ‘inerzia con personalità. È un limite quello di non saper interpretare la propria gara quando è il momento di sporcarla. Quando una squadra sa solo appoggiarsi sulla sua filosofia di gioco, nel momento in cui non riesce a tenere la palla diventa impossibile non subire. In poche parole, non si può sempre e solo essere belli per vincere le gare. Il sorpasso nerazzurro è il risultato di 20 minuti di forcing, dove manca il 3-1 di Vidal che grazia i giallorossi. A metà ripresa si entra nel quarto di partita decisivo, con l’Inter in vantaggio e con gli allenatori che devono cominciare a incidere attingendo dai cambi a disposizione. Spinazzola, al rientro dall infortunio, è arrivato e Bruno Peres lo rileva a sinistra. L‘Inter anticipa il tentativo di rientrare in gara dei giallorossi e di un ipotetico assedio, con Perisic ad infoltire la zona centrale. Ci sono i presupposti per pensare che il messaggio di Conte ai suoi, con l’inserimento del croato possa dare un input non positivo ai suoi giocatori, ma è la Roma che nei 20 minuti finali ritrova orgoglio e idee, finendo per mettere dietro l’Inter con un forcing che in certi momenti é tambureggiante. Fonseca fa rifiatare l’uomo ovunque Veretout con il ritrovato Cristante, che entra con grande presenza fisica e personalità in mezzo al campo. Il tecnico nerazzurro inserisce Gagliardini per Vidal e Hakimi, che fino a quel momento aveva limitato Spinazzola e trovato anche modo di incidere sul risultato segnando il secondo gol, lascia il posto all’ex Kolarov. La Roma alza palla, abusando troppo del traversone aereo dall’esterno, quando sarebbe più opportuno guadagnare il fondo e mettere palla dietro, o raggiungere Dzeko con palla a terra andandogli a giocargli intorno. Un finale generoso, dove i giallorossi gettano il cuore oltre l’ostacolo, produce nel finale il meritato gol del pari, che consegna alle cronache l’ennesimo pareggio tra due squadre che, storicamente, nelle loro sfide contrapposte, hanno sempre segnato numerosi gol. Con Borja Mayoral per Dzeko la Roma finisce in avanti, ma non c’è più tempo per fare qualcosa di grande, che possa dare un indirizzo diverso e ancora più nobile al suo campionato.

Maurizio Rafaiani

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3 Commenti

  1. Ma come cavolo difendiamo sui calci d’angolo….tutti a marcare sul primo palo e gente libera a centro area e sul secondo…..difensori in area si marca a uomo no a zona perchè andate in confusione. Il goal di Skriniar lo facevo pure io era solo con tutta la porta a disposizione. L’inter dolo cosi ci poteva segnare e cosi è stato concesso. Siamo stati dei polli. Comunque Forza Roma.

  2. Appena uscito Spinazzola siamo stati in grado di spingere a sinistra ed abbimo ripreso il controll. I due gol subiti sono arrivati entrambi da contrasti persi da Spinazzola. Non era pronto!!!!

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