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ROMA BOLOGNA ANLISI TATTICA – La Roma sprofonda, in caduta libera, in un 2020 sempre più nero che la spinge verso scenari impensabili soltanto un mese fa e che aprono ufficialmente il periodo più difficile della gestione Fonseca. Con il quarto posto che sfugge e che tra poco più di una settimana a Bergamo, nello scontro diretto, potrebbe dare responsi significativi, per non dire definitivi. I giallorossi sono ora chiamati a fare quadrato, tra i dubbi di un mercato di gennaio al quale è mancato sicuramente qualcosa e dal quale difficilmente potranno emergere soluzioni che consentano di superare l’impasse attuale e riprendere un cammino che fino a poche settimane fa sembrava consolidato.

Roma-Bologna, moduli e sviluppi di gioco

Scelte ancora una volta obbligate per Fonseca, che sostituisce lo squalificato Pellegrini alle spalle di Dzeko, nel consueto 4-2-3-1 odierno, con il recupero di Mkytharian. Provvidenziale e opportuno ritrovare un giocatore dalla qualità importante che, nonostante una gara non roboante, mette in mostra idee e qualità nei traccianti che fanno capire quanto sia importante la sua presenza. Perotti a sinistra vince il ballottaggio con Kluivert, mentre Kolarov ritrova la maglia da titolare, più per dinamiche di spogliatoio che per demeriti di Spinazzola. Mihajlovic ha qualche importante defezione d’esperienza, ma mette in campo un undici sbarazzino, figlio proprio dell’età media dei suoi giocatori. Tutti molto giovani, guidati da Danilo in retrovia e dall’evergreen Palacio sul fronte offensivo, supportato sugli esterni dalla velocità di Orsolini e Barrow. Un 4-3-3 organizzato, determinato e sfrontato in ogni momento di gara, molto aggressivo in avanti, forte della classifica tranquilla e della personalità della sua guida tecnica.

Il Bologna legge la gara secondo le proprie caratteristiche e sfrutta i limiti dei giallorossi

Il copione della gara si delinea da subito agli albori dei 90 minuti, con il Bologna che si appoggia su un pressing ultraoffensivo quando la Roma parte dalla costruzione bassa. Palacio indirizza l’uscita dei giallorossi sui terzini Kolarov e Santon, che vengono aggrediti dalla punta esterna. I terzini rossoblù scalano alti su Under e Perotti, obbligandoli al ripiegamento e a ripartire sempre molto bassi e distanti dalla porta avversaria. In mezzo al campo i 3 mediani scalano alti prendendo nella propria zona i mediani giallorossi avversari e Mkhitaryan che si muove in verticale a cucire. In verticale però è il Bologna che ci va, quando perde terreno e tempi di pressione ed è costretto a ripiegare nella propria metà campo. Con un sotto palla stretto centralmente, che chiude le possibilità di fraseggio e raccordo con Dzeko ai giallorossi, i rossoblù riconquistano il pallone e ripartono immediatamente sugli spazi in verticale ottimamente battuti da Palacio. L’argentino allunga costantemente la linea difensiva dei giallorossi, anche quando rimane da solo contro i due centrali avversari, con la corsa di Barrow e Orsolini che sanno esaltarsi negli spazi. In funzione di questo le squadre sono spesso lunghe, perché il Bologna va in verticale subito, soprattutto quando i tempi di pressione dei giallorossi sono tardivi. Il Bologna ha una gestione ottimale della transizione in verticale, con i giocatori che leggono sempre perfettamente gli spazi profondi da attaccare. Quando la Roma é obbligata a correre verso la sua porta diventa sempre troppo vulnerabile. Il primo tempo la squadra giallorossa prova a trovare equilibrio difensivo anche attraverso Veretout, sempre pronto a riempire sempre la propria area in fase difensiva quando la palla è esterna. Così come con la catena di sinistra Kolarov-Perotti prova a fare rinculare il Bologna in fase difensiva. Complice però una circolazione troppo spesso lenta, i capitolini non riescono mai a fare prendere quota al proprio palleggio.

I limiti degli interpreti offensivi della Roma diventano assioma

La seconda frazione di gioco riparte con gli stessi effettivi. Il Bologna, come tutte le altre avversarie della Roma, ha preso ormai coscienza della inconsistenza e poca incisività degli attaccanti giallorossi. Questi consegnano sistematicamente palla agli avversari intestardendosi in improbabili azioni personali e movimenti prevedibili, agevolando l’immediata ripartenza nello spazio verticale. Con Smalling e Mancini in campo aperto e con i terzini in ripiegamento tardivo, Santon ritarda il rientro e Mancini non legge, ancora una volta come 7 giorni fa a Sassuolo, il piede (destro) di riferimento dell’avversario che lo punta, concedendogli di rientrare sul piede forte e battere a rete in maniera troppo agevole. Diventa però esercizio di parzialità puntare il focus su difensori che devono costantemente arginare avversari in campo aperto, specie se veloci, quando i giocatori avanzati giallorossi presentano limiti evidenti. Poca fiducia nell’appoggiarsi e giocare coi compagni (molti tendono a portare palla o a fare sempre qualche tocco in più) e una incapacità disarmante di incidere e determinare. Un secondo tempo spezzettato evidenzia come il Bologna non sia per caso la squadra più fallosa del campionato. Attraverso il fallo tattico ti spezza il ritmo e con veemenza fa sue tutte le seconde palle. La girandola di cambi ha il suo inizio, con Fonseca che trova in Carles Perez (esce l’inconcludente Under) e Bruno Peres (esce Santon) nuove energie e guizzi a destra. La Roma, con una reazione più di nervi che di altro, rientra in gara con il gol di Mkytharian. Allora Mihajlovic toglie l’inesauribile Svanberg per Dominguez. Fonseca invece ripete le scelte del secondo tempo arrembante col Torino, inserendo Kalinic vicino a Dzeko. L’armeno in mediana porta qualità e traccianti dentro al campo. L’espulsione di Cristante però toglie ai giallorossi le energie decisive per l’assalto finale.

Maurizio Rafaiani

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9 Commenti

  1. il peggiore presidente della storia della roma sta scappando lasciando solo le macerie. ma purtroppo non è un film di james bond. è il disastro gestito in maniera sesquipedale da un avventuriero in vacanza a roma da 10 anni.
    friedkin, fai presto!

  2. E’ l’imprenditoria americana signori che fa difetto in termini di capacità e intuito.
    Il capitalismo americano è un capitalismo primitivo ove prevale la forza dei soldi su tutto il resto.
    Il problema è che oggi le grandi consorterie finanziarie che girano intorno al business calcio non sono americane ma arabe o al massimo cinesi. Per la roma quindi “mala tempora currunt” in vista dei nuovi cambiamenti proprietari.

  3. Credo che le maggiori responsabilità suiano dei collaboratori tecnici, sia per il mercato assolutamente sgangherato, sia x una conduzione tecnica velleitaria quanto sterile!

  4. Concordo con Pietro circa l’assenza prolungata e totale dell’attuale Presidente e, di conseguenza, la mancanza della mano del “padrone” con ovvie ripercussioni sulla gestione della squadra. Ma il futuro sarà diverso? Abbiamo garanzie in tal senso? Allora penso alle cose reali attuali. L’organico della Roma, nel complesso, è sicuramente superiore a quello del Bologna, Sassuolo e Torino o sbaglio? L’attuale completa mancanza di gioco e idee purtroppo è alquanto evidente. Dipende da Pallotta? Dice bene Fonseca che è lui il primo responsabile ma ci dicesse anche che cosa intende MODIFICARE a livello tecnico/tattico considerate le ultime prestazioni a dir poco indegne. Solo un problema mentale o anche fisico e tattico? Si gioca a calcio e si suda o mandiamo i “poveri” calciatori dallo psicologo? Non sono assolutamente competente in materia ma ho notato, ad esempio, che le nostre partenze con palleggio dalla difesa sono diventate ormai il primo obiettivo degli avversari. Siamo in grado di cambiare e di “leggere” la partita nel suo corso? Resto naturalmente fiducioso in un immediato recupero ma per questo credo sia necessario un cambiamento. Comunque e sempre FORZA ROMA!!

  5. Per ritornare sul mio precedente intervento delle 14.27
    già da ieri correvano le prime voci sulla campagna acquisti del rilancio giallorosso: Mertens , età 32 anni un ex del calcio come oramai lo è anche dzeko e Kolarov Mikitarian… difatti a Roma è un comodo rifugio per questi ex campioni a cui non si può più chiedere quella continuità o quella forza d’urto di una volta, ci ricordiamo per es. di Maicon.
    Oppure si prendono le giovani promesse che se dimostrano bravura vengono subito vendute per le note plusvalenza.
    Ma si sa che un pò di vecchi in disarmo e un pò di giovani promesse fanno una squadra mediocre con tutte le eccezioni del caso per cui un anno va meglio un anno peggio ma nella media è così,e questo discorso vale anche per la Lazio a cui oggi le cose vanno meglio ma non fa testo.

  6. Questa società manca di dirigenti con le palle ,nessuno prende mai posizioni quando la squadra perde i giocatori vanno presi a calci in culo dal primo all’ultimo, ho come la sensazione che tutti i calciatori che arrivano in questa squadra dopo qualche partita giocata bene si sentono come appagati,come se avessero vinto chissà quale trofeo questi sono tutti sazi ma non di trofei sono sazi di benessere, e noi tifosi mai una gioia VERGOGNATEVI

  7. credo anche io che acquisti fatti senza soldi e allenatore non adatto + precampionato a Trigoria hanno portato a questo disastro ..

  8. ma fatela finita, per vincere con il sassuolo ed il bologna, non serve un presidente presente a trigoria ne tanto meno fenomeni in campo.

  9. Guarda che foto questo che ha messo un cuore americano con lo stemma della Roma…penso che tu ti sia già risposto da solo! Che tipi te meriti Pallotta tutta la vita …su certi versi invidio insbiaditi a volte…che hanno meno tifosi , e se quei tifosi in meno fossero come.questo qui sopra, beh ne baratterei qualcuno pure io! Pallotta e pallottiani male assoluto di Roma

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