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INTER – ROMA Nell’anticipo di campionato, che potrebbe emettere il nome della squadra campione d’inverno al giro di boa tra poche settimane,la Roma fa il suo ritorno da San Siro con qualche certezza in più, ma soprattutto che l’impronta del suo tecnico è sempre più proiettata verso un processo di crescita che solo attraverso queste gare può fare crescere in personalità un gruppo dal potenziale dai margini di miglioramento ancora ampi.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Fonseca è nuovamente sollecitato dagli eventi inaspettati e deve ancora una volta gestire un’emergenza che in data odierna ha il nome di Edin Dzeko, out per la pesante influenza in settimana, e la scelta del sostituto del bosniaco nel ruolo di attaccante cade su Zaniolo, il giocatore che per peso specifico gli si avvicina di più; dietro Santon veste i panni dell ex,mentre davanti a lui giostra Mkhitaryan punta esterna a piede invertito, come Perotti dal lato opposto; Pellegrini ancora una volta equilibratore di entrambe le fasi di gioco, dove è il primo portatore di pressing a Brozovic, e vertice alto del triangolo che forma con Dyawara che cuce e Veretout che muove le linee di passaggio in verticale davanti a lui, dentro al campo; Conte se la gioca coi migliori, senza calcoli rivolti al Barcellona, e se le scelte in mezzo al campo sono obbligate (Brozovic con Vecino e Borja Valero ai lati), sugli esterni sono Biraghi e Candreva a vincere i ballottaggi con Lazaro e Asamoah, giocatori fondamentali nel riferimento dell ampiezza sul campo,punto cardine del gioco del tecnico leccese.

GARA SPOT PER IL CALCIO PROPOSITIVO, LE SQUADRE NON SPECULANO, MA C’É TATTICISMO – Per gli osservatori esteri Inter-Roma rappresenta sicuramente uno spot positivo per come entrambe le squadre abbiano prediletto la costruzione bassa in maniera evidente, con un pressing ultra offensivo sui fronti opposti molto coordinato, e una ricerca delle linee di passaggio più consone ai moduli di gioco in campo; la codifica del calcio di Conte passa attraverso uno sviluppo che obblighi l’avversario a scivolare costantemente in ritardo sui quinti di centrocampo, che ricevono sempre il primo passaggio dopo la transizione e che hanno sempre l’opzione di portare palla dentro al campo appoggiandosi o sulla punta più lontana,quando l’avversario scivola in ritardo liberando la linea di passaggio, o sulla mezzala più vicina, che a sua volta va a cercare sempre la punta più lontana, quando l avversario riesce a scivolare in tempo su tale linea di passaggio; nel momento in cui la palla arriva alla punta più lontana quella vicina va a lavorare sotto, a specchio, per trovare le combinazioni che possono o portarle a giocare tra loro, o ad allargare nuovamente sui quinti, per poi buttarsi dentro all’area occupandola; il 2 contro 2 che Lukaku e Lautaro giocheranno per tutta la gara sarà il tema tattico più pericoloso e difficile da disinnescare per i giallorossi; ma i 2 tenori offensivi sono bifronte, perché partecipano in maniera decisiva anche alla fase difensiva, portando il primo pressing e uscendo sui due centrali giallorossi, mentre Brozovic esce altrettanto altissimo su Diawara, quando trova i tempi per andarlo a prendere, con le mezzali che chiudono in quel caso centralmente, e con i quinti che attenzionano la salita dei terzini giallorossi; le mezzali hanno altresì funzioni importanti, lavorando in ampiezza quando devono liberare direttamente la linea di passaggio immediata sulla profondità,così come devono inserirsi leggendo bene gli spazi dentro all’area quando una delle due punte è fuori; per Fonseca, Zaniolo falso nueve, che non da riferimenti ai 3 centrali nerazzurri non sortisce l effetto sperato, perché l assenza di Dzeko è devastante per gli sviluppi di gioco della Roma, laddove appaiono evidenti sia la difficoltà nell’allungare l’avversario, sia la difficoltà nel trovare l’appoggio più importante dentro al campo; ma la criticità decisiva, che non consentirà mai alla Roma di alzare il suo indice di pericolosità, sarà la impossibilità di occupare l’area in maniera efficace con peso e centimetri; i giallorossi, attraverso momenti anche prolungati di grande qualità nel possesso palla, raggiungono sistematicamente la linea di fondo, ma l’impossibilità di alzare la palla obbliga spesso al rientro dei passaggi, consentendo ai nerazzurri un posizionamento e riadeguamenti mai difficoltosi; emblematici i minuti dal 20′ al 25′ dove la Roma mantiene ininterrottamente il possesso senza riuscire ad affondare o trovare sbocchi, perché l’Inter, pur concedendo la linea di fondo accompagna bene, obbligando i giallorossi a utilizzare linee di passaggio improbabili e a difesa avversaria schierata e compatta; a ciò si aggiungono le caratteristiche di corsa normale di Perotti e Mkhitaryan,che privano la squadra della possibilità di distendersi in velocità negli spazi esterni, consentendo all’Inter di difendere alta e quindi anche corta; troppo facile e banale dire che alla Roma manca l’ultimo passaggio, ma se il quadro descritto disegna sul campo un divario di sviluppo tattico evidente tra le due squadre, al lato pratico il primo tempo, di fatto, vede i padroni di casa pericolosi solo in due occasioni concesse dai giallorossi su due palle sanguinose perse in uscita nel palleggio basso.

RIPRESA, LA ROMA TIENE IL CAMPO, MA L’INTER FA VEDERE CHE SULL’ASSE LUKAKU-LAUTARO PUÒ COSTRUIRE UNA STAGIONE VINCENTE – Fonseca, dopo avere perso Santon nel primo tempo, trova in Spinazzola e Kolarov due cursori di corsa importanti sugli esterni che nella ripresa potrebbero obbligare l’Inter a correre più spesso all’indietro, ma quando i due tecnici provano a cambiare la gara con i cambi, ancora una volta è l’Inter a beneficiare maggiormente dei suoi riferimenti migliori, perché Lukaku e Lautaro diventano sempre più guizzanti e collaborativi, difficilmente contenibili, mentre Lazaro (esce Candreva) a destra e Asamoah in luogo di Borja portano in dote brillantezza fisica; in tre occasioni l’Inter costruisce sull’asse degli attaccanti le occasioni gol che senza gli interventi e i recuperi difensivi prodigiosi di Mancini e Spinazzola avrebbero scritto un risultato finale diverso; il tutto nonostante il lavoro di schermatura preziosa che Diawara opera nella zona dove stazionano i due arrembanti, sempre puntuale e apprezzabile; quando esce Perotti, e Dzeko fa il suo ingresso, ti aspetti che la Roma risolva le criticità offensive sopra descritte, ma l’Inter serra fila e ritmi, e concede ai giallorossi solo poche ripartenze degne di nota, con Mirante (il migliore dei suoi)che continua a chiudere la porta alle conclusioni dei due iradiddio nerazzurri; quando al 90′ pensi che la Roma sia alle corde, provata dal dovere costantemente chiudere gli spazi centrali, e che possa capitolare da un momento all’altro, si ricorda che vuole provare ad essere grande,e quando Calvarese emette il triplice fischio i giallorossi sanno che l’esame è stato superato.

Maurizio Rafaiani

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