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AJAX ROMA ANALISI TATTICA – Nei 20 anni a cavallo tra secondo e terzo millennio fu il Milan a trasformarsi quando udiva la musichetta della Champions League, e la stagione 2020/21 sembra indicare come sia quella dell’Europa League la melodia che trasforma la noiosa, scontata, e discontinua Roma di campionato ,in una principessa graziosa e accattivante; cuore, spirito di sacrificio, compattezza, e buona sorte, che va ricercata sempre con gli atteggiamenti giusti, e la Roma esce vincente dall’Amsterdam Johan Crujiff Arena in una gara che non ha nulla di romanista; un portiere della Roma che para un rigore decisivo in una partita non è una cosa contemplata nella storia recente dei giallorossi (Julio Sergio nel 2010 un eccezione), così come Pellegrini che realizza un gol su calcio di punizione dopo 3 stagioni di tentativi (con il portiere avversario goffo e maldestro protagonista), così come Ibanez che segna un gol degno del miglior Cristiano Ronaldo……3 eventi così, e nella stessa partita, rimangono un unicum, un qualcosa di impensabile e inimmaginabile ,a prescindere, ma finisce 2 a 1 l’ andata dei quarti di finale di Europa League, e la Roma può garantirsi un vantaggio non trascurabile per la gara di ritorno, dove dovrà ricercare una gara attenta e risoluta, cercando di sfruttare i vantaggi che l Ajax concede in campo aperto.

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Moduli e sviluppi di gioco

Nel suo 3-4-2-1 Fonseca pensa ad una gara equilibrata e più difensiva, con il rientrante Veretout in mediana, e rinunciando alle geometrie di Villar, in luogo del peso specifico in fase di contenimento di Diawara; sugli esterni Bruno Peres e Spinazzola che cercano di sfruttare gli spazi che concede lo schieramento dei lancieri, mentre il terzetto difensivo davanti a Pau Lopez è composto da Cristante al centro, con Ibanez e Mancini braccetti; completa l’undici il terzetto offensivo col rientrante Dzeko (che relega in panchina il capocannoniere di Europa League Borja Mayoral) sempre utilissimo in serata quando c’è da fare salire la squadra, ai cui lati si sistemano Pedro e Pellegrini; ten Hag perde il portiere titolare Stekelenburg (gioca Scherpen),e nel suo 4-3-3 sono Rensch e Tagliafico esterni, con Timber e Martinez centrali difensivi, con Alvarez davanti che funge da equilibratore più che da metronomo; sul fronte offensivo è Tadic l’unica punta che agisce, con alle spalle 4 giocatori che si inseriscono negli spazi che libera, con Klaeessen e Gravenberch mezzali di inserimento, e Neres e Antony punte esterne a piede invertito in ampiezza, in una sorta di 4-1-4-1 in fase di costruzione e ingresso nella metà campo giallorossa; una squadra che non cambia mai il suo modo di giocare, non specula minimamente, che non fa mai calcoli, e che anche nella gara di ritorno scenderà all’Olimpico per fare la sua gara propositiva.

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Primo tempo in controllo per 40 minuti

Il copione della gara è ben visibile da subito, con i giallorossi che lasciano l’iniziativa, con una pressione offensiva media, ma linea difensiva altissima, la Roma è cortissima in campo sin dai primi minuti, accettando la palla profonda alle spalle della linea, compatta in 20 metri, cerca di chiudere ogni fraseggio dentro al campo e concede come detto solo la palla sopra; l’Ajax attacca con molti giocatori, con Tadic che libera spazi dove Klaaessen e Gravenberch che attaccano tali spazi, obbligando attenzioni nell’assorbire i movimenti ad entrare, ma così facendo gli uomini di ten Hag portano molti giocatori sopra la linea della palla, liberando spazi alle spalle che una transizione negativa e le mancate marcature preventive può rivelarsi fatale; per la Roma, che non corre rischi rendendo vincente l atteggiamento tattico sopra descritto, trovare spazi e tempi di gioco nella metà campo avversaria dopo il recupero palla diventa un vantaggio evidente, che però non viene sfruttato; da rivedere infatti la gestione palla negli spazi di ripartenza, timida e imprecisa, anche quando l’uscita è pulita grazie a Cristante che entra dentro al campo per costruire (e i due braccetti stringono), o con l’uscita sulla pressione alta avversaria che costringe spesso ad alzare palla lunga davanti, accorciando e accompagnando subito su Dzeko; sicché sono solo le percussioni esplosive coast to coast di Spinazzola a creare gli unici sussulti di una gara equilibrata, dove la supremazia territoriale a favore degli olandesi non è indicativa di una superiorità tecnica o di produzione offensiva; e quando l’esterno di Fonseca comincia a marcare il territorio e a devastare la corsia di sinistra la malasorte si mette di traverso, con Calafiori che deve svestire la tuta per l’avvicendamento più doloroso della gara; l’uscita di Spinazzola incanala la gara su un equilibrio ed atteggiamento stagnante, con l’Ajax che non si rende mai pericoloso, e la Roma che vanifica più di una uscita in campo aperto con scelte ritardate, sbagliate nell’appoggio ed errore tecnico, o approssimative; e cosa c è di meglio se non ravvivare il tutto con un classico errore di disimpegno, con Diawara che sbaglia la misura di un appoggio, e Mancini che ha un esitazione e lettura fatale dello sviluppo finale, consentendo a Klaaessen di rompere l’equilibrio di una gara ingessata.

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Ripresa tra romanzo e thriller

Si riparte con i 22 che hanno concluso il primo tempo, ma la Roma è ancora scossa dal gol subito, non ha attenzione e concentrazione, passiva e poco reattiva, con Pau Lopez che comincia a scrivere la sua pagina migliore della sua permanenza romana, insuperabile tra i pali, come drammatico nella gestione con i piedi; l’uscita e la ricerca del palleggio sfocia in una gestione che, come in occasione del vantaggio aiace, finisce per regalare una nuova opportunità, con errore finale di Ibanez, irruento (come sempre) sull’avversario dentro l’area di rigore; il pensiero che ad inizio ripresa l’Ajax possa ritrovarsi sul 2 a 0 senza avere mai tirato in porta comincia a palesarsi quando il regista occulto di questa rocambolesca contesa comincia a inserire i primi colpi di scena; Pau Lopez, imbeccato da (probabilmente) Savorani, rimane in piedi e respinge dagli 11 metri la conclusione di Tadic, e sull’episodio gira l’incontro; dallo scampato pericolo la Roma si trova a recuperare palla 60 metri più avanti, a ridosso dell’area olandese, con Pedro atterrato e Pellegrini che trova la complicità clamorosa di Scherpen, pareggiando e incidendo sugli umori (ora contrapposti) delle due squadre; ten Hag corre ai ripari, con l’artiglieria pesante, inserendo Brobbey (esce Neres) al centro, con Tadic che va a sinistra, sbilanciando ulteriormente la squadra; gli olandesi ora si appoggiano sulla fisicità di Brobbey, giocandogli intorno e creando i presupposti per un forcing che esalta un Pau Lopez letteralmente insuperabile; la Roma fatica a mettere pressione sul portatore palla, si schiaccia dietro e diventa dura spezzare il ritmo, con Villar e Borja Mayoral che corrono in soccorso dei compagni sostituendo Dzeko e Veretout che era al rientro ; Klaiber per Rensch e l’Ajax le prova tutte, e per i giallorossi diventa fondamentale cominciare a sporcare e spezzettare la gara, anche spazzando palla se necessario; e sull’alleggerimento del forcing la Roma guadagna qualche punizione che fa respirare e, soprattutto, il calcio d’angolo che decide il risultato grazie al gesto tecnico capolavoro di Ibanez, con ten Hag che gioca la carta Odrissi (esce Antony), e Fonseca che tenta gli ultimi allunghi con Carles Perez (esce Pedro); e solo quando giunge il fischio finale di questa incredibile partita realizzi che solo nel giorno del compleanno del mai dimenticato Capitan Agostino poteva accadere qualcosa di bello senza necessariamente scomodare coincidenze o mistiche intercessioni… 

Maurizio Rafaiani

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2 Commenti

  1. bravissimo M. Rafaiani .. bravissimo anche a legare questa vittoria (per me storica ..) ad Agostino Diba .. grande Capitano, grande Campione, grande Romanista, grande giocatore .. per me proprio lui ha soffiato sul ciuffo dei capelli del portierone olandese sulla modesta, non esattamente irresistibile, punizione di Pellegrini ..

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