STORIA DELLA ROMA – Continua il nostro percorso a tappe che descrive la vita dei più grandi numeri uno della Roma. Passeremo in rassegna i fantastici ‘Top 10′ che hanno scritto pagine memorabili grazie alle loro prodezze e alle loro presenze in campionato. Questa settimana ci soffermeremo sulla figura di Giuseppe Moro (55 partecipazioni in serie A con la maglia giallorossa).

GENESI DI UN MITOGiuseppe Moro nacque a Carbonera (tv) il 16 gennaio 1921. Dopo essere cresciuto nelle giovanili del Treviso, dove disputò diversi campionati di C tra gli anni ’30 e ’40, venne ingaggiato dall’Alessandria nel 1942. Sfortunata la sua parentesi nella formazione piemontese: con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Moro dovette tornare nella città natia. Portiere giramondo, prima ancora di approdare nella Roma, vestì le casacche di Fiorentina, Bari, Torino, Lucchese e Sampdoria.

LA CARRIERA NELLA ROMA –  Con la squadra capitolina, Moro disputò due intense stagioni collezionando in tutto 55 presenze. Fu, probabilmente, tra i pochi giocatori ad avere avuto più fortune in Nazionale che non con il proprio club. Di lui, infatti, si ricordano soprattutto i violenti litigi con l’allenatore Sarosi e fu proprio su richiesta esplicita del tecnico che l’estremo difensore venne ceduto nel 1955 al Verona.

LE DOTI TECNICHE – Giocatore dal carattere estroverso, si racconta che Moro si divertiva molto a provocare gli avversari sfidandoli spesso a fargli un gol. Nonostante in molti casi si concedeva qualche distrazione di troppo, il portiere mise in mostra le sue grandi capacità acrobatiche. Abile nel mantenere la freddezza e a neutralizzare i calci di rigore, tanto da aver raggiunto un record: tra il 1947 e il 1955, parò ben 24 penalty su 44 tentativi avversari.

PRODEZZE E CURIOSITA’ –  Giuseppe Moro fu protagonista di un curioso gesto tecnico, rimasto ancora oggi come l’unico caso nella storia del calcio italiano: nel momento di parare un calcio di rigore, al giocatore stava per cadere improvvisamente il cappello. Il portiere riusci’ ad agguantare il berretto con una mano e contemporaneamente a deviare il tiro dal dischetto con l’altra. Numerosi i diverbi con l’allenatore ungherese Sarosi. Il rapporto tra i due si incrinò ancora prima degli anni trascorsi alla Roma. Decisivo, in questo caso, fu un episodio accaduto il 23 novembre 1952. In occasione di Juventus-Sampdoria (il portiere vestiva la maglia blucerchiata e il tecnico sedeva sulla panchina bianconera), Moro si accorse dell’espediente utilizzato dall’allenatore nelle gare casalinghe: faceva portare al direttore di gara dei palloni più piccoli del normale, in modo da favorire i suoi giocatori abituati all’uso. Il numero uno doriano segnalò il fatto all’arbitro di quel match (signor Jonni), che verificati i palloni li fece sostituire. Tuttavia, durante una rissa in campo, Moro vide Sarosi prendere la sfera, bucarla e rimetterla al suo posto. In sostituzione venne usato un pallone di quelli più piccoli e furono del tutto inutili le feroci proteste del portiere: la Juventus vinse la gara 3-0. Qualche anno più tardi, il giocatore pagò la sua denuncia proprio con l’allontanamento dalla Roma.

IN NAZIONALE –  Moro debuttò in maglia azzurra il 12 giugno 1949, in occasione di Ungheria-Italia (disputata a Budapest) valida per la Coppa Internazionale. Mai esordio fu cosi’ felice: il portiere riusci’ a proteggere la porta italiana dagli assalti di Puskas e compagni. Il match terminò 1-1. A fine gara, l’asso magiaro si congratulò con lui e invitò i compagni di squadra ad applaudirlo durante l’uscita dal campo. Nel 1950 prese parte alla sfortunata spedizione azzurra in Brasile, per i campionati del mondo. Giocò titolare solo l’ininfluente gara con il Paraguay, vinta poi per 2-0. In totale collezionò 9 presenze con la Nazionale.

BILANCIO NELLA ROMA –  Moro disputò 55 partite con la maglia giallorossa.

BILANCIO IN NAZIONALE –  L’estremo difensore partecipò a 9 incontri nell’Italia.

Emanuele Tocchi

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