ROMA OLIMPICO COVID – Era il 23 Febbraio 2020, un tardo pomeriggio all’Olimpico, e la Roma si apprestava a scendere in campo contro il Lecce. Nessuna poteva sapere che quel giorno sarebbe stata l’ultima partita di fronte agli splendidi tifosi giallorossi. Da lì in poi il Covid ha cancellato tutto. Ne è nato un calcio senza voce e senza emozione.

Tifosi a casa, ma lontani da ‘casa’

Un anno dopo la situazione non è cambiata e non esiste certezza su quando potrà essere possibile fare quello che più veniva naturale: tifare e sostenere la Roma. Cero le partite ci sono ancora, ma, come scrive Il Romanista, si possono seguire soltanto nel modo più freddo possibile: in tv, da lontano, sul divano di casa. Niente più stadio, niente più 90 minuti settimanali di sospensione dal mondo esterno, di sogni, bandiere, colori, calore e cori.

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6 Commenti

  1. Tutti zitti tutti d accordo: ma una presenza allo stadio di qualche migliaia di persone,
    distanziate, con mascherina, all’aperto!, non costituisce alcun rischio (1000 nella sola monte mario erano zero, chi pratica lo stadio sa che un Olimpico con 10,000 persone è vuoto): con dei minimi accorgimenti per i distanziamenti all’ingresso e per i wc, con personale che aiuta e controlla, magari limitandosi a chi va con mezzi propri. Ma è una volontà generale lasciare tutti a casa, sempre, lo sport è l’unica area su cui il cts ha imperato, poi vediamo ultras che vanno fuori gli stadi e ai campi di allenamento assembrati e nessuno dice a. Che Paese. Ma il calcio sta decretando grazie a burocrati come Gravina la sua fine, già ora lo seguono solo gli over 30. Per gli stadi è sempre stato lockdown, non è incredibile?

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