EDITORIALE – “Se battiamo la Lazio sarà il paradiso. Il derby è una partita da gustarsi”. E invece siamo all’inferno. La Roma non dà seguito alle parole della vigilia del suo allenatore e il derby non solo non se lo gusta ma lo manda di traverso a tutti. Compresi i tifosi accorsi allo stadio dopo il forzato risveglio mattiniero dovuto agli obblighi tv di mostrarsi ai potenziali mercati orientali. Sarà perché ha avuto la meglio il sonno rubato che l’Olimpico giallorosso non ha cantato durante i 90 minuti di gioco?

RESA ROMA – Pranzo amaro, piatto vuoto. La Roma si arrende dopo aver vinto gli ultimi 4 derby di campionato, segnando sempre almeno 2 gol in ogni match.  L’ultima stracittadina vinta dalla Lazio in Serie A risaliva all’11 novembre 2012: da allora 5 vittorie giallorosse e 3 pareggi. Si interrompe la magia, così come si era interrotta in Coppa Italia.

TU CHIAMALE EMOZIONI – Avremmo voluto vedere una Roma più emozionata di giocarlo questo derby: gli ingredienti c’erano tutti. La Juventus che a sorpresa pareggia con l’Atalanta e frena la classifica, il derby di Coppa Italia da vendicare, il 2° posto da difendere in vista dell’impegno del Napoli con l’Inter. Le emozioni sono quelle che, cantava Lucio Battisti, ti fanno guidare come un matto al buio. Oggi invece abbiamo visto una squadra molle, piatta e senza voglia contro una Lazio che ha fatto l’impresa consapevole di star compiendo impresa. Ecco, la Roma non è andata oltre se stessa, non ha saputo leggere gli stimoli. A De Rossi e compagni è mancata quell’energia rabbiosa che ti spinge a fare di più. Che ti fa superare anche i limiti di una condizione fisica deficitaria.

L’ULTIMO DERBY – Il derby dell’ultimo derby – di Totti, di De Rossi, di Spalletti – si è trasformato insomma in uno psicodramma collettivo, in una bomba atomica ad orologeria. Gli attori non protagonisti della quarta stracittadina stagionale si sono sentiti liberi di anticipare la scampagnata del 1° maggio e così ha vinto semplicemente chi aveva più voglia, chi è stato più irriverente, chi ha sparigliato, chi ha osato vincere.

Giulia Spiniello