SACCHI: ‘Ho grande fiducia in Luis Enrique. Totti e De Rossi devono essere i fari di questa Roma’ (FOTO)

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(foto Getty Images)

ARRIGO SACCHI A SKYSPORT24 – Anche Arrigo Sacchi oggi ha assistito agli allenamenti giallorossi. Ecco le sue dichiarazioni, rilasciate a SkySport24:

 

Il nuovo corso della Roma incuriosisce un po’ tutti…
Per me è un piacere e un dovere aggiornarmi, io sono molto curioso e ho molta fiducia in Luis Enrique. conosco il calcio che viene a proporre e penso sia importante per la crescita del calcio italiano che non ci sia un unico tema, ma un confronto dialettico e tecnico.
La scelta di Sacchi al Milan fu coraggiosa come quella della Roma che ha puntato su Luis Enrique?
Franco e sabatini sono due grandissimi dirigenti e non hanno tradito nemmeno in questa occasione. Questo inserimento di Luis Enrique e del suo concetto calcistico è una delle poche novità interessanti del calcio italiano. Spero che la società abbia con lui la pazienza che Berlusconi ebbe con me. Io a Natale della mia prima stagione ero decimo… Tutto parte dalla società, io non avrei mai potuto fare quello che ho fatto senza una società paziente.Ma per fortuna Sabatini e Baldini sono una sicurezza. Parliamo sempre del calcio come fosse uno sport individuale ma non lo è, è uno sport di squadra che vuole armonia, ma per crearla ci vuole tempo: per fare un grattacielo servono fondamenta profonde.
Lei ha sempre creduto nel 4-4-2, ma poi ha conosciuto la cultura spagnola. Questo nuovo gioco stile Barça potrà attecchire in Italia?
Il modulo non è importante, sono importanti i concetti. Il modulo diventa importante in base ai giocatori che si ahnno. se hai le ali fai il 4-3-3. Sono importanti i concetti generali. France Football disse del mio Milan che dopo di lui il calcio non avrebbe più potuto essere lo stesso, credo che per questo Barcellona stia succedendo la stessa cosa.
Arrigo è coordinatore tecnico delle nazionali giovanili, vorremmo farle i complimenti per la nomina di Gigi Di Biagio.
Si sarà il nuovo allenatore dell’Under 20. Cercheremo tutti di lavorare al massimo delle nostre capacità, in un settore che credo sia vitale: sensa un riacambio generazionale all’altezza il calcio non esiste, anche se questo è un paese più per vecchi che per giovani. In Spagna i club investono quasi il 10% dei bilanci per i giovani, in Italia si arriva al 2-3%.
Mi dai una definizione di Tabarez, che ieri ha stravinto la Copa America? Oggi è facile salire sul carro dei vincitori, ma lui in Italia è stato abbastanza snobbato…
Lui è sempre stato un maestro, ha sempre cercato di far giocare le sue squadre dando loro un’identità. E’ un signore e sono molto felice che abbia ottenuto questo straordinario risultato che premia innanzitutto una persona seria, che ama il proprio lavoro e lo fa con passione, serietà, capacità. Ho conosciuto tante persone nella mia vita, dai politici agli attori ai calciatori ed erano tutti accomunati da una grande passione per la cosa che facevano: mi auguro che i nostri giovani faranno lo stesso col calcio, senza l’obiettivo dei soldi o del successo, ma solo la voglia di fare il loro lavoro al meglio, con passione e con capacità.

 

Arrigo Sacchi ha anche tenuto una piccola conferenza stampa presso il centro sportivo di Riscone di Brunico. Ecco le sue dichiarazioni:

Luis Enrique troverà difficoltà a fare in suo calcio in Italia?
In Italia le difficoltà si trovano sempre. Gli ho detto: ‘Benvenuto all’inferno!’. L’Italia è un paese difficile, dentro e fuori dal calcio, ma io mi auguro di no. Non dobbiamo avere paura del nuovo, ma questo paese ha paura del nuovo.
Come giudica il calciomercato della Roma?
Conosco bene Baldini, un po’ meno Sabatini ma ho visto che si è mosso sempre molto bene e quindi ho grande fiducia. Non conosco benissimo alcuni giocatori e quindi non mi voglio sbilanciare, ma l’importante è che siano funzionali al progetto tecnico. Non è importante che siano i più bravi. Le componenti che fanno il successo di un giocatore sono motivazione e disponibilità, che devono essere straordinarie, e il gioco, che viene dato dalle idee dell’allenatore e le sue capacità tattiche. Credo che Luis Enrique abbia tutto questo.
Ha avuto alcuni dettagli da Luis Enrique sul suo lavoro?
Quando giocavo col Milan ed andavamo in Spagna cercavano di rallentare il gioco, loro hanno questa cultura, per loro una vittoria senza spettacolo non è una vittoria e così si cresce di più. Si cresce più costruendo che distruggendo, in qualsiasi lavoro. Mi auguro che Luis Enrique abbia successo, per il bene del calcio italiano.
Ci vorrà pazienza?
La pazienza si collega alla competenza e quest’ultima purtroppo non sempre c’è a certi livelli. Questo è un paese che ha paura del nuovo, che è molto conservatore ed a volte è un conservatorismo becero. Luis Enrique va accolto con simpatia e pazienza. Per avere una crescita non ci deve essere dirigismo, ma tante voci che dialogano. Nel momento d’oro del calcio italiano c’erano delle voci diverse che vennero fuori da quelle che erano la nostra storia e la nostra tradizione e ci fu una crescita vertiginosa. Oggi Luis Enrique può dire qualcosa di diverso rispetto agli altri.
Luis Enrique è un vincente?
E’ un vincente finché vince! E’ un uomo che lavora con passione ed è nel giusto, perché interpreta il calcio come un qualcosa che debba divertire. Io dico sempre ai nostri ragazzi della nazionale che più della vittoria ci interessa il modo in cui si vince. Credo che si migliori meritando le vittorie attraverso il gioco. I momenti pià esaltanti della mia carriera sono stati due: nell’86 col Parma persi la penultima partita di Serie B e i tifosi mi portarono in trionfo; poi nel ’90, quando persi il campionato col Milan e i tifosi mi portarono in trionfo. Capii di aver fatto qualcosa di importante in un paese dove conta solo il primo posto. Oggi sono ancora onorato del secondo posto della Nazionale nel ’94, mentre la gente mi dice: ‘Che peccato’.
Come giudica i nuovi acquisti?
Io durante il calciomercato ero sempre preoccupato quando avevo la condivisione dei tifosi: il calcio non è fatto da figurine. C’è una magia che trasforma il gruppo in una squadra e questa magia è il gioco, sempre che prima ci siano state disponibilità e volontà dei giocatori. Oggi questa magia nella Roma non è misurabile.
L’arrivo della nuova proprietà americana creerà qualche problema dal punto di vista dell’immagine nazionale del calcio?
Io in questo sono poco esterofilo, ma loro si sono mossi bene prendendo due esperti tra i migliori in circolazione. Mi auguro che la Roma abbia successo, perché il calcio italiano ha bisogno di questo, ha bisogno di uscire da un calcio molto difensivo, ricco di paure dove purtroppo costruisci meno e impari meno. Però devono cambiare molto la mentalità e le abitudini. Oggi vedo tanti giornalisti giovani, quando allenavo il Milan non erano ben visti…
Lei ha un’affinità con Baldini da sempre, ha parlato con lui di recente?
No non sento Franco da anni, però la stima è rimasta al di là dell’amicizia.
A proposito Luis Enrique, che impressione le ha fatto?
L’ho visto molto carico, molto deciso,è uno abituato a lottare.
Quando ci furono le dimissioni di Voeller Baldini la cercò?
Credo di sì, ma non mi ricordo più bene...
Nella Roma il passaggio dalla Primavera alla Prima Squadra negli ultimi anni non ha visto crescere tanti giocatori. Con Luis Enrique le cose possono migliorare?
Intanto devo fare i complimenti al settore giovanile della Roma, perché senza spendere molto e usando prevalentemente ragazzi italiani produce molti ragazzi interessanti. Questi ragazzi hanno una grande fortuna, hanno il loro destino nelle loro mani, tutto dipende dalla ricerca dell’eccellenza, anche se li aiuterà molto il gioco. Quando uno è convinto che il calcio si faccia con i giocatori difficilmente mette su i giovani. Quando uno invece è convinto delle proprie idee, della propria cultura, allora utilizza più volentieri i giovani, perché hanno maggiori capacità di apprendimento e disponibilità. Abbiamo visto che ha fatto il Barcellona: era impensabile sostituire Ronaldinho con Pedro eppure Guardiola ha dato via lui, Deco ed Etoo, i giocatori più pagati e li ha sostituiti con Busquets, Pedro… Ragazzi provenienti da un qualcosa paragonabile alla nostra Prima Divisione.
Per questo progetto chi è più importante tra Totti e De Rossi, per il progetto calcistico di Luis Enrique? Lo dico prescindendo dalle loro qualità.
Quando arrivai al Milan il nostro giocatore più famoso era Gullit e se non avesse avuto la cultura del lavoro e del gruppo non avrebbe guadagnato tanto. Io sarò sempre grato a Gullit perché al di là di qualche passioncina che poteva avere fuori dal campo, in campo e in allenamento era straordinario. Credo che Totti e De Rossi debbano essere i fari della Roma, se lo faranno crescerà il loro merito e sarà più facile crescere per i ragazzi.

 

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