dallo stadio Druso di BolzanoArianna Botticelli
 
La Roma vince ai calci di rigore. E, dopo Supercoppa e Champions League dello scorso anno, già questa è una notizia. Arrivo al ‘Druso’ di Bolzano alle 19 per la squadra. Impatto climatico non semplice, con temperatura intorno ai 34 gradi, sotto l’assedio dei tifosi, oltre 3.000, arrivati in Trentino per festeggiare la fine del ritiro e accompagnare la squadra verso il ritorno a Roma.
 
AMBIENTE ― Caldo e ‘calore’, inteso come affetto, quello che la Roma ha trovato ad accoglierla una volta lasciato (non senza un po’ di nostalgia) il Royal Hinterhuber in Val Pusteria, per una sosta di novanta minuti ― più appendice ― a Bolzano. All’arrivo dei giocatori al campo, i tremila presenti hanno regalato cori per tutti. In cima alla hit parade del tifo, ovviamente, Francesco Totti. «C’è solo un capitano», si canta e si urla prima durante e dopo che Francesco è sceso dal pullman. Poi, una richiesta, quasi, ad un giocatore cresciuto egli ultimi mesi nell’indice gradimento della gente: Matteo Brighi. Le polemiche sollevate dal manager non scalfiscono l’affetto. «Brighi rimani a Roma» è più di una voce. Grande incitamento anche per Rodrigo Taddei.
 
LA GARA/1 ― Alle 20.30 i giallorossi sono in campo. Di fronte, un Blackburn orfano di Santa Cruz, volato alla corte degli emiri di Manchester (City), e con Vieri ingaggiato in prova ma a guardare la squadra dalla tribuna. Non c’è Vucinic, assente dal campo di allenamento in mattinata per un affaticamento muscolare e zoppicante ai margini del terreno di gioco a Bolzano. Dentro allora Okaka al fianco di Totti, con Guberti e Taddei esterni larghi del nuovo 4-4-2 ‘aggressivo’ inventato da Spalletti. Tra gli inglesi c’è Grella vecchia conoscenza del Parma e del campionato italiano. Subito un calcione a Pizarro per non farsi dimenticare. Meglio di tutti Okaka, almeno in avvio: pallone rubato sulla trequarti e palla a Taddei per il diagonale che vale l’unoazero. Dietro brilla Mexes ma segna Riise. Su punizione, marchio di fabbrica un po’ appannato nei primi mesi romani e,  da alcuni mesi a questa parte, tornato a fulminare i portieri con il thunderbolt visto per anni a Liverpool. Bene, benissimo al tiro il biondo-non-più-rosso norvegese, che va meno bene, però, da ‘centrale’: sua la dormita che regala a Gallagher il gol del dueauno ad un attimo dall’intervallo.
 
LA GARA/2 ― La ripresa si apre con il gol del pari a firma Doran. Poi, tanti cambi e qualche sbadiglio, con una Roma decisamente meno interessante nonostante le novità. Faty rileva Mexes e torna a fare il centrale, ruolo che Spalletti ha scelto per il (breve?) futuro romanista del lungo francese. Crescenzi fa respirare Cassetti, Malomo consente a Riise di riprendere l’amata fascia. Greco, Pit, Barusso e D’Alessandro rivoluzionano la linea mediana. Esposito e Stoian cambiano l’attacco. Dove, stavolta, Totti saluta senza guizzi. Anche se, non è una novità, basta un suo tocco per accendere la luce. Si va ai rigori. Segano tutti per la Roma: Greco, Barusso, Esposito. Per il Blackburn sbaglia Judge. La Roma vince dagli undici metri. Non succedeva dalla gara con la Fiorentina al Franchi, esordio di Bruno Conti sulla panchina giallorossa dopo le dimissioni di Del Neri. Era il 16 marzo 2005. Un digiuno interrotto. Si rifanno i bagagli, alle 23.45 la squadra salirà sul volo charter che la riporterà nella capitale. Saluti, baci e sorrisi. Il ritiro della Roma finisce così. Grazie Trentino. E arrivederci.