#SPIEGATOBENE DA… FERNANDO MAGLIARO – Analizzare, approfondire, sviscerare, insomma…spiegare bene. È questo l’intento della rubrica di Romanews.eu che vi offre una nuova chiave di lettura per capire a fondo l’argomento del giorno in casa Roma. Lo faremo attraverso l’opinione di un personaggio illustre, del mondo del calcio e non. Oggi è il turno di Fernando Magliaro, giornalista de Il Tempo, che ha fatto il punto sulla situazione legata allo stadio della Roma.

Domani ci sarà l’ultimo atto della Conferenza dei Servizi. Seduta decisoria o sarà possibile un prolungamento di 30 giorni?
“Da quello che so io il Campidoglio ha intenzione di chiedere alla Regione i 30 giorni supplementari. C’è stata una telefonata tra il Sindaco Virginia Raggi e il presidente della Regione Nicola Zingaretti nella quale il Sindaco ha chiesto: ‘Che succede se noi chiediamo la proroga?’. Il presidente, a quanto risulta a me, le ha risposto che sè è ben motivata non è un problema. So che dello stesso argomento ha parlato l’Assessore Civita con il vice sindaco Bergamo e la risposta è stata la stessa: serve la presentazione di una richiesta scritta e ben motivata e poi si vede. Il Campidoglio ha chiesto anche se potevano farla direttamente il 31 e dalla Regione hanno risposto che sarebbe carineria istituzionale fargliela avere informalmente prima, non direttamente lì. Il 31 è domani, aspettiamo con calma e vediamo quello che succede”.

La Roma come dovrebbe comportarsi nel caso in cui dovesse essere accolta la proroga dei 30 giorni?
“Da questo punto di vista dobbiamo capire questo: le norme che regolano tutta la Conferenza dei Servizi, la legge 241 del 90 rinnovata recentemente nel 2016 con la parte della riforma Madia, prevede all’articolo 2 comma 7 la possibilità che i tempi possano slittare una sola volta e per un massimo di 30 giorni. La motivazione è un elemento fondamentale, perché non puoi chiedere a distanza di 8 mesi una motivazione pretestuosa, non ha molto senso. La Roma da questo punto di vista può solo subire, ovviamente qualora succedesse qualcosa che la Roma può leggittimamente considerare come un danno per i propri interessi valuteranno la proprietà giallorossa e i proponenti, sia il lato Parnasi sia il lato ASRoma, cosa fare secondo le loro intenzioni. Non posso dire al presidente Pallotta o al dottor Parnasi cosa devono fare, lo sanno loro cosa devono fare, la domanda va rivolta a loro. Personalmente penso che se tutto rispetta le normative, quindi la richiesta è presentata nei termini corretti e la Regione si muove nei termini giusti, la Roma deve necessariamente adeguarsi”.

Perché il progetto di Tor di Valle sta trovando tutte queste opposizioni?
“A me viene in mente quello che scrive un mio caro amico e collega che ha fatto recentemente un libro su Dino Viola. In questo libro, uscito pochi giorni fa, c’è un capitoletto dedicato al tentativo che fece il presidente Viola di costruire uno stadio, e anche lì ci fu chi glielo bocciò con la motivazione che era speculazione edilizia. La verità purtroppo è che a Roma per troppi anni le amministrazioni pubbliche hanno consentito al privato di fare affari in maniera non corrispondente agli interessi del pubblico, per cui è passata nell’ottica globale che costruttore significa ‘palazzinaro’ e questo ovviamente non è vero. E costruire significa in qualche misura rubare o deturpare il prossimo, ovviamente non è vero neanche questo. Questo progetto a me dà l’impressione di essere di grandissima qualità e avrebbe eccellenti impatti. Una delle funzioni di base del Comune in questa situazione deve essere quella di controllare che le cose siano fatte esattamente come nel progetto c’è scritto, ma questa è la cosa più difficile. Da questo punto di vista è più facile dire ‘no’, come è successo per le Olimpiadi. Io dico no perché ci sono i corrotti e i corruttori, però la tua bravura deve essere quella di riuscire a portare a casa delle opere, secondo la mia opinione, senza che ci siano corrotti e corruttori, sennò non sei bravo. A dire no e chiudersi in casa siamo buoni tutti, la questione è uscire di casa. Secondo me questo progetto incontra delle difficoltà perché ci sono le classiche resistenze: a Roma qualsiasi cosa si voglia fare c’è sempre un comitato del no, nasce appena uno ha un’idea. A volte ti dicono che sono altri i problemi della città e ci sono questioni da affrontare con priorità e via dicendo, altre volte ci sono anche motivazioni concrete, altre invece sono abbastanza pretestuose. Fatto sta che c’è comunque questa corrente di pensiero, c’è il fatto che costruire per molto tempo è stato fatto passare per una sorta di depauperamento della città a benefocio di pochi e non di tutti, e poi evidentemente c’è una questione politica. Oggi l’attuale maggioranza non è in grado di prendere una linea unica e condivisa, sono ancora in mezzo al guado insomma”.

Riccardo Casoli

 

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2 Commenti

  1. sono d’accordo con Riccardo Casoli, sopratutto con l’ultima parte del pezzo… purtroppo in Italia (non solo a Roma) costruire ormai sembra essere il sinonimo di rovinare, deturpare e rubare, mentre una sana amministrazione comunale dovrebbe appunto essere in grado di vigilare in modo che non vengano fatte ruberie, deturpazioni e rovine. Utopia…? a Roma sembra di sì

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