EDITORIALE – Dopo la vittoria di Genova la Roma strappa altri tre punti in trasferta contro l’Udinese. Massimo risultato, sforzo minimo? Non proprio: come in Liguria, in Friuli la sofferenza c’è stata eccome. Alla Dacia Arena in scena praticamente due partite. La prima durata 19 minuti, la seconda fino al fischio finale di Damato. Il denominatore comune è lui, Edin Dzeko. Con la Roma già in vantaggio, è stato il bosniaco a calciare alle stelle il calcio di rigore conquistato da El Shaarawy, testa bassa e pallone letteralmente in Curva. Fino al quel momento giallorossi spumeggianti e totalmente padroni del campo, poi l’Udinese ha preso coraggio ed ha tirato su la testa, sfiorando più volte il pareggio. La Roma si è un po’ depressa, ma ha retto bene sul piano fisico e della lotta, come piace a Spalletti, portando nella capitale i tre punti con il minimo scarto, nonostante le pesantissime assenze di Rudiger, De Rossi e Perotti.

ROMA DA BATTAGLIA – Spalletti sembra esserci riuscito, dopo vari avvisi ai naviganti la sua squadra finalmente regge di fronte alle fiammate delle avversarie, uscendo a testa alta dalle battaglie più dure. Anche quello della ‘lotta’ sta dunque diventando un terreno che Fazio e compagni riescono a padroneggiare, spinti dalla grinta di Nainggolan e Strootman, tornati ad altissimi livelli. Il campanello d’allarme suona invece proprio per Dzeko, che oltre al tiro dal dischetto sprecato ha avuto sui piedi almeno altre tre palle buone per mettere lo zampino sul match. Lontano dall’Olimpico il numero 9 non trova la rete dalla doppietta rifilata al Sassuolo il 26 ottobre scorso, quasi tre mesi fa. Il bosniaco però non è un corpo estraneo in questa Roma, importante il modo in cui ha partecipato alla battaglia su un campo difficile. E’ stata una squadra ancora una volta non bellissima, ma – citando De Rossi –  con gli scarponi da lavoro ai piedi: il bel gioco tornerà, nel frattempo la Juventus è avvisata.

Gian Marco Torre

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