WEB RADIO ROMANEWS – Dalla Roma degli anni ’80 a quella di oggi. L’ex giallorosso Roberto Scarnecchia è intervenuto alla Web Radio di Romanews.eu e in una lunga chiacchierata ha parlato non solo della stagione appena conclusa, soffermandosi sull’addio di Totti, ma anche del futuro della squadra e del club.

A Roma è più difficile vincere che da altre parti?
Io faccio l’esempio di un saltatore in alto… se salta 2 metri e 40 una volta vuol dire che può rifarlo. Quindi se a Roma ci sono già stati dei cicli vincenti come negli anni ’80, vuol dire che la città, la società e i media hanno la possibilità di arrivare alla vittoria. Dobbiamo cercare di avere un’idea meno sentimentalista, più corporativa, di team building, finalizzata al risultato. Solo dopo deve venire l’amicizia Prima deve esserci la professionalità. I dirigenti si stanno applicando per riuscire a gestire una situazione con una proprietà negli Stati Uniti e bisogna dare tempo per raggiungere i risultati.

Cambiare è un problema. Chi potrebbe venire al posto di Pallotta?
Lo stadio sarebbe un grande risultato, anche se fino a che non vedo l’inizio dei lavori non mi fido. Al momento si stanno costruendo le fondamenta per arrivare a vincere. Tutto nasce da quello che un’azienda vuole fare e, per me, l’idea c’è. Bisogna stare tranquilli e riscoprire principi importanti. Il ciclo, con la nuova società, non è ancora iniziato; quello inizia quando si comincia a vincere. Il fatto che durante la costruzione ci siano dei cambiamenti va bene, ma non devono essere radicali. Per me doveva rimanere Spalletti, senza Spallettate. Non è facile sostituirlo. Eusebio Di Francesco lo portai come esempio ad una lezione di 7 anni fa all’AIC. L’arrivo potrebbe essere problematico per lui e per le nostre aspettative. Se non possiamo aspettare è meglio non farlo proprio venire. L’importante è, comunque, che non vada via la società. Sarebbe una tragedia perché non c’è un futuro se va via questa proprietà.

Ascoltatore chiede su Facebook se non sia ora di alzare almeno un trofeo dopo sei anni…
E’ giusto che il tifoso pensi alle vittorie ma, allo stesso tempo, bisogna capire che non è ancora il momento. CI si sta lavorando. Dobbiamo avere pazienza anche se questa, ovviamente, ha un limite. Se crediamo tutti insieme arriveremo all’obiettivo, altrimenti no.
Non c’erano più i presupposti per andare avanti con Spalletti. A Roma serve un tecnico con le palle. Se non resisti a queste pressioni Roma non è la piazza giusta per te. Se lo avesse pensato sarebbe andato oltre anche i fischi. Devi avere la personalità per reggere questa città. Vorrei che la società mi facesse sedere vicino a Di Francesco per aiutarlo. Vorrei mettere la mia conoscenza veramente al servizio della società visto il mio master in comunicazione. Mi piacerebbe dare un consiglio ai ragazzi che arrivano. Manca una figura come quella di Peruzzi nella Lazio. A me piace molto De Sanctis.

Ti è dispiaciuto lasciare la Roma l’anno prima dello scudetto dell’82/’83?
Paragono quel ciclo alla scalata dell’Everest. Messner è la Roma e poi ci sono stati gli sherpa che hanno portato i bagagli. Questi ultimi, però, non sono arrivati in vetta e ad un certo punto sono tornati indietro. Io paragono sempre i cicli a questa scalata e io vi ho partecipato. Sono scelte di vita. A volte si guarda anche l’aspetto professionale, bisognava guadagnare e il Napoli mi aveva fatto una grande offerta. Oggi non lo rifarei ma con questo trasferimento ho costruito la mia carriera dal punto di vista economico.

E’ vero che la piazza di Roma è diversa da tutte le altre?
Roma e Napoli si somigliano molto sotto l’aspetto del tifo ma per me, romano, Roma è Roma.

Si parla molto della possibile cessione di Salah. Tu, se costretto, sacrificheresti lui o qualcun altro?
Tutti saremmo contenti di trovare personaggi che si innamorano, come Nainggolan, della Roma e dalla città ma non è sempre così.
Forse venderei Manolas perché l’ho visto molto scostante nell’ultimo periodo. Probabilmente aveva un problema con Spalletti visto che adesso sento parlare di rinnovo. Comunque partiranno o lui o Rudiger, non ci sono alternative.

Come hai vissuto l’addio di Totti?
Sono andato via prima dallo stadio perché volevo lasciare un po’ di privacy ai tifosi con Totti. Io mi sono sentito troppo dell’ambiente per rimanere. Poi rivedendo tutto in tv ho pianto a casa. Francesco è stato straordinario.

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