Roma, una tentazione Schick

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IL MESSAGGERO (S.Carina) – Dieci gare su 20 con la porta inviolata non sono poche. Ma anche 10 partite dove al massimo è stata segnata una rete è un dato da non sottovalutare. Di Francesco ne è consapevole. E come si arrabbia quando subisce un gol evitabile contro la Spal, allo stesso modo sono almeno 2-3 settimane che preme il tasto dell’incisività sotto porta: «Secondo me possiamo crescere nella ricerca della verticalità, dove però già siamo migliorati. La svolta? Dopo il ko col Napoli. Dobbiamo forzare di più le giocate, ultimamente potevamo fare qualche gol in più. Ce li abbiamo nelle nostre corde quei gol. In due partite abbiamo fatto quasi 60 tiri, si può migliorare», ha ribadito ieri ai microfoni di Roma Radio. Della serie: vanno bene i 37 tiri a 3 contro i ferraresi o i 28 a 5 con il Qarabag, ma se poi le reti sono rispettivamente tre e una, c’è qualcosa che non va. O meglio, che va migliorato. Che Dzeko sia stanco è sotto gli occhi di tutti. Altrimenti palle-gol come quelle a tu per tu con il portiere azero – una di queste poi convertita in rete da Perotti – non le avrebbe fallite. Edin (che in stagione viaggia ad una media di 0,55 reti a gara anche se poi ne ha segnata appena una negli ultimi due mesi) è più che giustificato: dopo Alisson, è il calciatore maggiormente impiegato in campionato, avendo riposato 19 minuti contro l’Udinese e soltanto un minuto con l’Atletico Madrid in Champions.

L’ORA È ARRIVATA – L’impressione è che in questo momento il centravanti (classificatosi ventottesimo nella classifica del Pallone d’oro) abbia bisogno di qualcosa di diverso vicino a lui. Ogni riferimento, nemmeno troppo casuale, è a Schick. Eusebio con il ceco – scottato dalla ricaduta del 16 settembre, quando un quarto d’ora con il Verona ha fatto sì che il ceco tornasse a disposizione soltanto il 26 novembre – è andato con i piedi di piombo. Otto minuti con il Genoa, 26 con la Spal, ai quali sono seguiti 90 minuti in panchina con il Qarabag. Quello che più conta, però, è che dal rientro dalla trasferta di Madrid (23 novembre), Patrick non abbia saltato un allenamento con i compagni. Conti alla mano, sono due settimane che l’attaccante non avverte più problemi al piede. A questo punto quella col Chievo potrebbe diventare l’occasione per vederlo finalmente impiegato con un minutaggio consistente. Se dal primo minuto, Eusebio ancora non ha deciso. Paradossalmente sulla scelta potrebbe incidere l’impiego o meno di Emerson al posto di Kolarov. Anche il serbo ha bisogno di rifiatare. Ma immaginare sia il brasiliano che Schick in campo domenica è da escludere. Uno dei due partirà certamente titolare contro il Cagliari. Patrick vorrebbe anticipare di una settimana. Si sente bene, non ha nemmeno la concorrenza di Defrel (out anche a Verona) ed è consapevole di due cose. 1) Perotti (ufficiale il rinnovo sino al 2021) è uscito dalla gara contro il Qarabag con un leggero affaticamento muscolare. Nulla di grave, l’argentino sarà disponibile ma è un po’ che si trascina dietro qualche noia. 2) Per la prima volta dall’inizio della stagione, Di Francesco sta riflettendo sul fatto se sia arrivato il momento di concedere o meno una pausa a Dzeko. Edin in effetti martedì è sembrato stanco, poco lucido ma rinunciare alla sua mole di lavoro e qualità, è sempre difficile. E allora, sollevarlo dalle attenzioni in forma esclusiva dei due centrali difensivi di Maran, inserendo Schick potrebbe essere la via di mezzo. O se preferite, la chiave giusta per affrontare l’insidiosa trasferta contro i veneti. Dzeko centrale, Patrick a destra e a sinistra El Shaarawy che proprio partendo dalla fascia mancina rende meglio. L’alternativa al ceco è Gerson, utilizzato anche l’altra sera come primo cambio per l’attacco.

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