CORRIERE DELLA SERA (G.Piacentini) – A meno di clamorosi ripensamenti, il prossimo allenatore della Roma non sarà Luciano Spalletti. Il tecnico toscano, che ha sempre legato la sua permanenza alla conquista di un trofeo ormai impossibile da raggiungere, vivrà nelle ultime sei giornate di campionato in un paradosso: più farà bene e più faciliterà il lavoro del suo successore. Centrando la conquista del secondo posto, quindi, garantirebbe alla società tanti milioni che arriveranno dall’accesso diretto alla Champions League, e al prossimo allenatore «regalerà» (indirettamente) qualche rinforzo e la possibilità di mantenere quasi inalterata la rosa attuale. Esattamente la situazione inversa che sta vivendo Maurizio Sarri, che se arrivasse secondo con il Napoli (separato dai giallorossi solo da due punti, 72 contro 70) potrebbe farsi un dispetto da solo. Il suo, infatti, è il primo nome proposto da Franco Baldini, consigliere personale e fidatissimo del presidente romanista James Pallotta. E prima che lo scegliesse Aurelio De Laurentiis fu l’ex d.s. Walter Sabatini a dire a Sarri, quando quest’ultimo allenava l’Empoli, che lo avrebbe portato alla Roma ma che non aveva ancora il curriculum giusto. Oggi Sarri non ha niente da dimostrare, ma difficilmente il presidente napoletano lo lascerà andare: nel contratto c’è una clausola di oltre 7 milioni, che però può essere esercitata solamente nel 2018. Per questo, a meno di rotture insanabili con il Napoli, la Roma dovrà guardare altrove. Il candidato del nuovo d.s. Monchi, com’è ormai abbastanza noto a tutti, è Unai Emery, con cui vorrebbe ricomporre la coppia che tanto bene – insieme hanno vinto 3 volte l’Europa League – ha fatto a Siviglia. Lo spagnolo difficilmente sarà confermato dal Psg,  anchese dovesse vincere il campionato francese. Guadagna tanto (4.5 milioni netti) per i parametri della Roma, ma Pallotta sarebbe pronto ad accontentare il dirigente a cui ha affidato le chiavi della società: tra i due spagnoli la sintonia è totale, al punto che qualche settimana fa il d.s. sembrava sul punto di raggiungere il tecnico a Parigi, e questo faciliterebbe le cose anche sul mercato con obiettivi condivisi e conosciuti. A liberare Emery potrebbe essere un altro papabile per il dopo Spalletti, cioè Roberto Mancini. L’ex interista piace al Psg, ma resta sempre un’alternativa concreta per la Roma, che lo ha già incontrato nelle settimane scorse, raccogliendo una disponibilità di massima a sedersi sulla panchina giallorossa. Sfumati i nomi di Montella e Di Francesco, due ex graditi alla società e alla piazza, che resteranno rispettivamente al Milan e al Sassuolo, un altro nome da non scartare è quello di Paulo Sousa. Il portoghese andrà via da Firenze, interessa al Borussia Dortmund ma ha il profilo giusto anche per la Roma, nonostante il suo ultimo anno in viola abbia suscitato più di un dubbio nella dirigenza romanista. Non è un candidato Claudio Ranieri, che ieri ha ricevuto all’università di Tor Vergata il premio «Etica nello sport».«Sarebbe stato fantastico– ha detto ricordando l’impresa sfiorata nel 2010 – vincere lo scudetto alla Roma. In Italia tornerei ad allenare ma non alla Lazio, anche se la rispetto molto e mi piace come gioca».

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