Il contropiede di Lotito ha spaccato la Lega di A

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LA REPUBBLICA (F.S.Intorcia – M.Pinci) – Dalla Serie A spaccata emerge un uomo con una mano in tasca: Claudio Lotito tiene lì la propria candidatura a presidente della Figc. Ieri l’assemblea di Lega non ha voluto sostenerlo apertamente, ma il presidente della Lazio è convinto di avere con sé la maggioranza: «Ho le undici firme che servono, e diventeranno dodici», giurava lasciando gli uffici di via Rosellini. Oltre alla Lazio, può contare su Milan, Atalanta, Napoli, Verona, Chievo, Crotone, Udinese. In serata si è aggiunta la Samp. Possibile l’adesione del Genoa, incerto il Benevento. C’è tempo fino a domani sera per raccogliere 11 firme in A, oppure 12 in B dove c’è la sua Salernitana: serve la maggioranza in una componente. In caso di elezione dovrebbe rinunciare, entro 7 giorni, a ogni incarico di club. «Sosteniamolo, la faccia la mette lui», l’intemerata di De Laurentiis. Da lunedì si aprirà un vero e proprio “suq” per trattare le alleanze. E la mossa di Lotito ha un peso specifico enorme. Può correre per la guida della Figc, fidando sulla sua capacità di aggregare consensi. Oppure può far pesare i suoi voti per riprendersi un ruolo di rilievo come la vicepresidenza vicaria, ricoperta nel Tavecchio I. D’altronde, una corsa a 4 profila anche il rischio dell’ingovernabilità: se al voto del 29 gennaio nessuno avrà il 50% si andrà al ballottaggio, con lo spettro del commissariamento già allontanato un mese fa.

A Milano la Lega aveva organizzato in casa propria audizioni alla ricerca di un candidato, invitando i rappresentanti delle componenti (Sibilia per i Dilettanti, Nicchi per gli arbitri, Ulivieri per gli allenatori, Balata per la B, Gravina per la Lega Pro e Tommasi per i calciatori). Sibilia, il primo a essere ricevuto, s’aspettava forse un endorsement pubblico dai club di A, rinnovando l’asse che ha fatto le fortune elettorali di Tavecchio. Non c’è stato ufficialmente ma lui, forte del 34%, va avanti lo stesso: incassato il via libera dal direttivo dei Dilettanti ieri, depositerà la candidatura dopo l’assemblea straordinaria di oggi. Il mandato a correre l’ha avuto, all’unanimità dalla Lega Pro, anche Gravina. Lui al casting a Milano si è presentato con un programma, recapitato a tutte le componenti: 54 pagine incentrate su “sostenibilità” e “sviluppo”. Fra le proposte, la riforma dei campionati (A e B a 20 squadre, C semiprofessionistica a 60) e del Club Italia (strutturato con un consiglio d’amministrazione), la stretta ai controlli sui conti dei club, la candidatura a ospitare l’Europeo 2028 e l’introduzione dell’ora di calcio nelle scuole. Sui temi, Gravina ha fatto breccia fra molti club di A e può contare sull’appoggio del fronte aggregato da Cairo. Sulla corsa peserà anche il futuro ct. Conte è in cima alle preferenze e ieri ha mandato altri segnali da Londra: «Tutto è possibile…». Restano in attesa Ancelotti e Mancini. Una corrente tifa per un profilo diverso, alla Ranieri. Per Buffon sarebbe pronto un ruolo nel Club Italia.

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