Il punto di Fabio Maccheroni. Se le favole finiscono così a che cosa crederemo?

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IL PUNTO DI FABIO MACCHERONITogliti, toglietevi di torno, vogliamo solo lui, il capitano, fischi ai due che porteranno scritto nel loro album dei ricordi di aver accompagnato bene o male, soprattutto male, l’addio alla maglia giallorossa di Totti. Fischi a Spalletti e Pallotta alla fine, quando premia Francesco hurrà per Ilary e i piccoli tottini che lo abbracciano prima di cominciare il giro di campo. Celebrazione, non festa, celebrazione. Non del secondo posto, perché siamo secondi, ok, ma eravamo qui per Totti, scusate la sincerità. Né per il secondo posto, né per Pallotta, per Francesco. Per salutarlo. E vederlo commosso per commuoverci di più. niente voti, stavolta, del resto, visto il match, meglio così per molti. Solo un 10, sapete a chi. Il numero che indossano anche i suoi compagni di squadra. Nello stadio chi si mette la maglietta di Francesco nostro, chi piange, chi conta quanti soldi vale un secondo posto arrivati di striscio (ma arrivato), chi si rimette la camicia nei pantaloni e riannoda la cravatta per stringere altre mani in altre città, mentre al centro del campo srotolano un 10.

C’E’ SOLO UN CAPITANO – C’è solo un capitano, Francesco nostro e c’è anche la festa dopo le ultime ombre scacciate da Dzeko, De Rossi, tornate e respinte addirittura da un palo, poi tramortite da Perotti e uccise da Francesco nostro che ha preso palla nel solito angolino dove non sa togliergliela neppure il demonio, neppure Spalletti. Finisce con il secondo posto, chissà che sarà di noi senza Francesco dentro quella maglia. Ci sarà De Rossi, che anche stavolta è stato core e anima d’una squadra annientata dai veleni, non troviamo altra spiegazione. Allenata come anni fa da un ex allenatore che allenava dove non c’era più la sua anima, solo bile. Ora ridateci un allenatore che non era questo, una squadra, qualcosa da sognare accanto a De Rossi, accanto a tutto quello che ci sembra di aver perso in una serata che doveva arrivare, ma non così. Così finiscono le cose terrene, le favole no, non si può.

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