Di Fabio Maccheroni

SECONDO KO CONSECUTIVO – Brutta, sfortunata, irritante, perdente e del domani una sola certezza: il secondo posto è ancora suo, ridotto a due punti, ma suo. La seconda sconfitta della Roma in quattro giorni è devastante. La prima, contro la Lazio mette ai limiti dell’impresa l’accesso alla finale di Coppa Italia, questa rimette il Napoli in corsa per il secondo posto. Direi senza rilanciarlo in assoluto, perché la fragilità mostrata nel finale, quando ha rischiato di essere raggiunto, testimonia che questo Napoli è ancora da irrobustire, ma è a due punti dalla Roma, ha rimediato al patatrac casalingo con l’Atalanta. Mentre vediamo Totti (10) galoppare sul prato a fine disfatta, ci domandiamo che cosa abbia spinto Spalletti (2) a inserire Paredes e Bruno Peres per rimontare dallo 0-2, ma avrà avuto buoni motivi. Ne avrà avuti anche tantissimi per lasciare fuori Salah (4 per aver sciupato un paio di palle gol, una con un palo che sa più di errore che di sfortuna) e preferire un esterno destro che non ama giocare a destra (Perotti: 5,5). Probabilmente la pessima impressione data dalla squadra contro la Lazio ha convinto il tecnico a cambiare qualcosa. Considerando quanto si è visto col Napoli, però , c’è poco da stare allegri. Perché il cambio più conservativo, quello di una vera difesa ‘a 4’, ha valorizzato il tridente leggero di Sarri: il comandante Fazio (2), è riuscito addirittura a regalare due sciocchezze a Mertens per il secondo gol. Non benissimo, appena meglio gli altri Manolas (5) che ha limitato le incertezze, come pure Rudiger (5), pur non riuscendo a offrire sulla fascia destra una spinta adeguata. E Juan Jesus (6) merita un punto in più anche perché da lui facciamo fatica a chiedere di più. Diciamo subito che non siamo scesi dal carro di Fazio per non perdere il posto (praticamente Spalletti li ha numerati), ma non abbiamo ancora capito se sia sceso nuovamente il tecnico, visto che i due non si sono scambiati la consueta stretta di mano al cambio. Naturalmente col fisico che si ritrova il nostro amato tecnico, sappiamo quanto sia abituato a saltare in corsa su carri e carrozzoni lasciati ai box.

CENTROCAMPO SOTTOTONO – Nel mesto pomeriggio d’un marzo mestissimo, il famoso centrocampo della Roma ha fatto ancora cilecca. E, se contro la Lazio si era dato merito alla disposizione tattica ideata da Inzaghino, col Napoli sono sembrati tutti alla ricerca di una maschera d’ossigeno. Irriconoscibile Nainggolan (4), a sprazzi De Rossi (5), banale fino al gol del 2-1 Strootman (6). L’attacco? Perotti (4,5) ha cercato un rigore gettandosi goffamente in area nel finale, El Sharawy (4) ha spinto Spalletti a cambiarlo senza lasciare il ricordo di un buon motivo per tenerlo in campo e Dzeko (1) si è messo in evidenza per gli anticipi lasciati a Koulibaly e per qualche colpo di testa da scapoli ammogliati: è cotto, ha giocato troppo, ha dato troppo, ci sta che sia bollito. Matteo è la seconda partita di fila che è agile come un gatto di piombo.

CERTEZZA SZSZESNYSzcesny (8), è l’unico che non sembra avere problemi, ma è anche l’unico ad avere un cambio vero. Forse è anche l’unico che ne avrebbe meno bisogno.

TESTA AL LIONE – Giovedì c’è il Lione, ultima chiamata per tornare a sentirsi in corsa per qualcosa di importante. Senza Rudiger squalificato e soprattutto senza tante certezze che sembravano abitare a Trigoria fino a mercoledì scorso, quando l’unica preoccupazione era capire se Spalletti sarebbe rimasto, o sarebbe andato a far felice qualche top club. Ci si ripenserà con calma dopo il Lione.

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