Pelizzoli a RN: “Alisson vale 70 milioni. Vi spiego perché a Roma non si vince…”

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INTERVISTA PELIZZOLI ALISSON – Quattro stagioni e 92 presenze con la maglia della Roma ma soprattutto 774’ minuti senza prendere gol. Record di imbattibilità per un portiere giallorosso. L’identikit è quello di Ivan Pelizzoli, 37 anni, attualmente svincolato dopo l’ultima esperienza a Foggia ma ancora voglioso di vestire i guantoni. Tra un allenamento e l’altro, Romanews.eu lo ha intercettato per una lunga intervista in cui si è parlato di Roma partendo dal futuro di Alisson.

Voci di mercato parlano di un’offerta di 50 mln del Real Madrid, a quelle cifre lo venderebbe Alisson?
“Dipende la società che ambizioni ha. Se vuole puntare allo scudetto non lo deve vendere assolutamente. È il portiere su cui puntare per i prossimi 10-15 anni. Se proprio dovesse partire ci vorrebbe un’offerta di almeno 70 milioni e soprattutto un sostituto all’altezza”.

Da portiere, qual è il suo giudizio tecnico sul brasiliano?
“L’anno scorso l’ho visto poco, quest’anno ha trovato continuità e posso dire che è un portiere completo e forte sotto tutti i punti vista. La sua qualità migliore è la sicurezza che riesce a trasmettere a tutto il reparto. I compagni, quando non sanno cosa fare la danno a lui che è bravo a rendere semplici anche i palloni complicati”.

L’anno scorso ha vissuto il dualismo con Szczęsny, chi è più forte tra i due?
“È difficile giudicare, sono entrambi due portieri forti. In questo momento però dico Alisson perché è quello che sta mostrando le sue doti con più continuità”.

La Roma il sostituto potrebbe averlo in casa, Skorupski potrebbe essere pronto per fare il titolare?
“Ad Empoli ha fatto bene ma ci sarebbero pressioni diverse a Roma. Io l’ho vissuto sulla mia pelle e non è facile giocare in questa piazza. È anche bellissimo giocarci ma non è facile. Comunque io non punterei su di lui, ci vuole un portiere di personalità e che trasmetta sicurezza”.

A proposito di portieri della Roma, il suo record di imbattibilità resiste…
“Fu merito della squadra, ero un tutt’uno con i difensori. Loro si fidavano di me e quando senti la fiducia hai la sensazione di poter parare ogni tiro che arriva. La cosa che ricordo con più piacere di quel periodo è il momento in cui ho preso gol. Quando ha segnato Chevanton, interrompendo l’imbattibilità, tutto l’Olimpico mi ha applaudito”.

Lei è arrivato l’anno dopo lo scudetto in una Roma molto forte, avete vinto molto meno rispetto alle potenzialità di quella squadra?
“Abbiamo raccolto un po’ meno di quello che meritavamo. Siamo arrivati due volte secondi, dietro la Juventus e dietro il Milan, che in quell’anno fece il record di punti. Eravamo un gruppo forte e unito ma vivevamo troppi alti e bassi”.

Perché è così difficile vincere in una piazza come Roma?
“Forse non si è abituati a vincere. Non mi spiego altrimenti gli stop di questi ultimi tempi. Manca la mentalità ma quella non dipende solo dall’allenatore o dai calciatori, ci vuole tutto l’insieme. Soprattutto ci vuole la costanza e la continuità per mantenerla lungo tutto il campionato”.

Tra gli stop degli ultimi tempi c’è anche la sconfitta contro la “sua” Atalanta…
“Gasperini sta facendo benissimo perché con i giovani ha creato una sorta di sinergia in cui tutti, quelli che giocano e quelli che non giocano, remano dalla stessa parte. Stanno dando fastidio a parecchie squadre e così è stato anche contro la Roma”.

Facciamo un passo indietro, cos’ha provato all’addio calcio di Francesco Totti?
“Mi ha fatto male però mi ha anche fatto piacere vedere che era attorniato da gente che gli vuole bene. Il calcio perde un grandissimo campione ma era giusto che smettesse”.

Pelizzoli sta pensando di appendere i guantoni al chiodo?
“Mi tengo in allenamento per vedere se c’è qualche squadra che ha bisogno di me poi la prossima estate se troverò un club continuerò per un altro anno. Altrimenti inizierò il percorso per diventare preparatore dei portieri e in futuro mi piacerebbe aprire una scuola a Bergamo per poter insegnare ai più giovani quello che per me è il ruolo più bello del mondo”.

Dario Moio

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