Non sarà una Ventura

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IL MESSAGGERO (U.Trani) – «Io la formazione ce l’ho già in testa». Ci mancherebbe altro, è giusto aggiungere, sentendo Ventura rivelare in Aula Magna (dopo la chiacchierata con i giocatori), con il suo sorrisone, di avere pronta l’Italia per il primo spareggio contro la Svezia, venerdì alla Friends Arena di Solna: la Nazionale, del resto, si gioca il Mondiale in Russia. Il ct, ostentando la sicurezza ritrovata dopo la sbandata del 2 settembre a Madrid contro la Spagna, indica anche il sistema di gioco per i playoff. Lo fa in via indiretta,negando improvvisamente il suo di riferimento. «Non sono ossessionato dal 4-2-4: l’ho scelto solo perché c’era abbondanza di esterni. Ho usato per cinque anni il 3-5-2». Con il Torino, però. In azzurro solo nelle prime 4 gare delle 14 della sua gestione. Ha poi virato sul 4-2-4, tornando poi alla difesa a 3, nelle amichevoli contro la Germania, con il 3-4-3, e contro l’Olanda, con il 3-4-1-2, e nell’ultimo match interno delle qualificazioni contro la Macedonia, ancora con il 3-4-3. L’unico successo ad Amsterdam. E doppio pareggio di un mese fa a Torino.

INVERSIONE OBBLIGATORIA – Ventura riparte dal via. Anzi da Conte che, con il 3-5-2, rivitalizzò l’Italia in Francia nell’Europeo che certificò la riabilitazione, anche tattica, del nostro movimento. Il ct ricomincia dall’assetto che piace ai suoi senatori, svelti e anche sinceri, dopo la figuraccia di due mesi fa al Bernabeu, a chiarire a Gian Piero che non è proprio il caso di presentarsi da fenomeni davanti ai migliori. E, per intendersi, mai cambiare la strada vecchia per la nuova. Non fa niente che la Svezia non sia una big del continente. L’Italia, il 17 giugno del 2016, la incrociò a Tolosa nella prima fase del torneo: 1 a 0 per gli azzurri, passati agli ottavi con un turno d’anticipo. E con il 3-5-2. Gol di Eder, candidato titolare per il match di venerdì. La Nazionale, per sette-undicesimi, dovrebbe essere quella scesa in campo proprio allo Stadium Municipal: confermati, davanti a Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Candreva, Parolo e De Rossi. Volendo si potrebbe contare fino a 10. Da esterno sinistro giocò Florenzi, di nuovo azzurro dopo 13 mesi di assenza, e da seconda punta Eder. Tra i 27 chiamati a Coverciano, mancano, insomma, solo Giaccherini e Pellè dell’ultima sfida contro la Svezia. Che, come ricorda Ventura, è più o meno quella. Nel gioco e negli interpreti, pure se non c’è Ibra. Il 4-4-2 e la fisicità, come sempre e da sempre. Meglio, dunque, andare sul sicuro. Il nostro ct, avendo ormai ingranato la retromarcia sul sistema di gioco, completa la manovra per i playoff. Dal ricambio generazionale torna alla vecchia guardia. «Pure avendo fatto debuttare tredici giocatori, stavolta conta l’esperienza». In Olanda, il 28 marzo, età media di 26,7. Nelle ultime due partite, contro la Macedonia e l’Albania, addio alla Giovane Italia: rispettivamente 29,10 e 29,9. Come all’alba della nuova era, nella notte della prima di Gian Piero, amichevole contro la Francia31,0. Adesso è, però, più sereno di un mese fa. Non solo perché al Meazza, per il ritorno, ci saranno 70 mila spettatori (venduti 65 mila biglietti): Barzagli, De Rossi, Parolo e Immobile hanno riposato, Bonucci si è ripreso, Verratti e Zaza sono sembrati ultimamente al top. Il 3-5-2 per venerdì: Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Candreva, Parolo, De Rossi, Verratti, Spinazzola; Immobile, Zaza. Verratti potrebbe salire da trequartista (3-4-1-2), Zaza si dovrebbe giocare il posto con Eder, Spinazzola con Florenzi e Darmian. L’escluso eccellente: Insigne, penalizzato dal modulo. Che viene dal passato.

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