Nazionale. Amelia: “Primo pensiero ai bambini che sognano la Nazionale. La gogna mediatica è sbagliata”

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NAZIONALE MONDIALI AMELIA – Fu un campione del mondo nel 2006, sebbene non abbia disputato neanche un minuto in campo. Parliamo di Marco Amelia, ex portiere di Livorno e Milan, che dopo aver appeso i guantoni al chiodo, ha deciso di dedicarsi al calcio dilettantistico. Il portiere ha espresso i suoi pensieri riguardanti l’eliminazione di ieri dalle qualificazioni dei Mondiali da parte della Svezia, ai microfoni di Tuttojuve:

L’Italia fuori dal Mondiale. Non solo un disastro sportivo, ma anche un grande danno a livello economico e di immagine.
“Prima di tutto, è normale essere dispiaciuti perché è un evento che inevitabilmente ha delle ripercussioni negative sull’intero calcio italiano. Ma al di là del discorso economico e di immagine, che è già oggetto di discussione da settimane, penso ai milioni di bambini italiani che giocano a calcio, che si esaltano a vedere la loro Nazionale ai Mondiali, che sognano di poter indossare un giorno la maglia azzurra. Ecco il mio primo pensiero va a loro. Perché io ero uno di loro. La Nazionale l’ho vista, vissuta, ho indossato quella maglia e ci ho vinto un Mondiale. Dobbiamo pensare innanzitutto all’impatto che questo fallimento sportivo può avere su questi ragazzi che sognano ad occhi aperti, con un pallone tra piedi nel cortile di casa”.

Ventura e Tavecchio sono nell’occhio del ciclone.
“È un tema molto delicato. Troppo delicato per essere liquidato in pochi minuti. Un tema che forse viene affrontato dall’opinione pubblica con troppa superficialità perché c’è la necessità di trovare il colpevole e fare giustizia sommaria. Ma non è così che si risolvono i problemi. Un professionista, un dirigente, in qualsiasi settore, non solo nel calcio, non può ragionare “di pancia”: ogni scelta, ogni decisione non può essere frutto dell’istinto e dell’umore del momento. Se ci sono dei problemi, delle difficoltà, dei risultati negativi, la soluzione non è la gogna pubblica. Posso capire che a livello mediatico sia più redditizia la pubblica lapidazione di chi viene identificato come il responsabile. Ma occorre fermarsi un attimo, riflettere e poi prendere delle decisioni. Qui non si tratta di condannare o assolvere. Si tratta di trovare delle soluzioni utili e intelligenti per programmare la ricostruzione”. 

Cosa hai pensato quando hai visto Buffon in lacrime?
Hanno fatto male a tutti gli italiani, non solo a chi ama il calcio. Ed è naturale che, a maggior ragione, abbiano colpito nel profondo anche chi per tanti anni è stato suo compagno, avversario, amico. Ma oltre alle lacrime ci sono state delle parole importanti. Più che sulle lacrime, mi soffermerei sulle parole di Gigi, che sono importanti e vanno ascoltate con attenzione”.

Come valuti i Nazionali della Juventus?
“Oggi è troppo facile per tutti parlare e dare giudizi. Leggo tanti commenti, anche molto pesanti. Avessimo ottenuto la qualificazione, tutti sarebbero saliti sul carro dei vincitori. Non mi unirò di certo al coro, già molto affollato, di chi spara a zero su dirigenti, tecnici e calciatori: la caccia al capro espiatorio è uno sport che non mi appartiene. Preferisco ragionare in silenzio e magari provare a proporre qualcosa di intelligente per ripartire”.

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