L’ANGOLO DELLA TATTICA: Roma-Atalanta

0

L’ANGOLO DELLA TATTICA: ROMA-ATALANTA – La prima convincente vittoria della Roma del nuovo corso coincide non a caso col fatto che il possesso palla tra i giallorossi e i loro avversari è stato pressoché pari. Non c’è stato il divario evidente riscontrato nelle gare precedenti. La chiave tattica di lettura della gara sta tutta qui. In campo tutti si muovono, posizioni statiche non ce ne sono, non viene dato nessun punto di riferimento all’avversario. Conseguentemente la sfera viaggia e soprattutto più veloce, producendo un possesso palla concreto e non sterile.

LA PARTITA AI RAGGI X – Il 4-4-1-1 di Colantuono è assolutamente propositivo con le catene degli esterni, specie quella sinistra tra Padoin e Bellini, in costante spinta e sovrapposizioni. Il pressing è altissimo e viene portato da Denis e Morales sui due difensori centrali della Roma, che in fase di possesso palla si allargano come da dettami tattici sui vertici dell area di rigore. La particolarità è che De Rossi viene lasciato completamente libero di impostare e ricevere, perché la priorità dei bergamaschi è quella di chiudere le linee di passaggio in avanti.

MOVIMENTO SENZA PALLA – Una simile impostazione tattica avrebbe dato i suoi frutti se gli uomini di Colantuono avessero incontrato la Roma delle precedenti gare, ma quella di ieri sera è una squadra vivace e in movimento costante senza palla. L’Atalanta non riesce così, vuoi per impostazione propositiva, vuoi perché la Roma riesce a muovere palla grazie agli smarcamenti dietro le linee, a fare densità davanti alla propria area. Totti viene gestito a turno da Brighi e Cigarini ma gode comunque di discreta libertà. Grazie alla velocità dei flussi del pallone la Roma riesce a creare molto volume di gioco.

OSVALDO ACCENTRATO – Altra particolarità evidenziata già dalla gara di Parma è la posizione degli attaccanti e in particolare di Osvaldo che non si isola più esternamente a sinistra ma si muove più centralmente. Bojan, avvicinandosi a lui, ha sicuramente un appoggio importante, specie dopo aver ricercato l’uno-contro-uno.

DERBY ARGENTINO – La scelta dei difensori da parte di Luis Enrique produce intanto un duello di stampo argentino nel cuore dell’area (Burdisso e Heinze contro Denis). La scelta non è al 100% felice perché chi conosce Denis sa che per contrastarlo nel gioco aereo non è tanto importante il tempismo ma i centimetri e soprattutto i chili a disposizione (e nel gol è evidente questa discrepanza).

SORPRESE – Sugli esterni Rosi è molto pimpante e sicuramente più propositivo e intraprendente di Josè Angel che, tranne un buon traversone per Osvaldo, ancora non riesce a a incidere per quello che è il proprio potenziale. L’altra carta a sorpresa è Simplicio, che conferma come il tecnico asturiano faccia un ricorso costante all’ampiezza della sua rosa; il brasiliano gioca una gara oscura ma incisiva specie in fase di non possesso e, nonostante nella ripresa la sua presenza col passare dei minuti diventi sempre più una zavorra per la squadra, trova la forza di ritrovare le vecchie incursioni delle stagioni palermitane inventando il terzo gol che chiude la partita. Il movimento e l’intraprendenza di Pjanic (molto bravo nel proporsi e nella ricerca del ‘dai e vai’) sono un’altra chiave importante del primo tempo della Roma, laddove riesce a farsi trovare dietro le linee senza farsi neutralizzare da Cigarini e Brighi, probabilmente più preoccupati di contenere Totti.

QUESTIONE DI TESTA – Il doppio vantaggio della Roma all’intervallo è la conseguenza di tutti i fattori sopra descritti. Nella ripresa la reazione degli orobici (indotta sicuramente da un Colantuono che non avrà risparmiato invettive ai suoi tra le mura degli spogliatoi) sorprende una Roma colpevolmente molle al rientro sul campo da gioco, ma le difficoltà sono dovute esclusivamente all’approccio mentale sbagliato più che a cambiamenti tattici in campo. Scampato il pericolo, la Roma riprende le misure alla gara e all’avversario.

LA MANO DEGLI ALLENATORI – Le sostituzioni dell’Atalanta non sortiscono gli effetti sperati, la quantità di Brighi viene sostituita dallo spostamento sullo scacchiere centrale di Padoin (per aumentare la qualità nella gestione della palla) per fare posto a Bonaventura, il quale però non entra colpevolmente in partita nonostante le sue importanti qualità offensive. Gabbiadini viene gettato nella mischia a completare la confusione offensiva degli orobici nel quarto d’ora finale della gara. I cambi di Luis Enrique sono invece puntuali ed efficaci. Borini mette in campo la sua verve dando continuità a quella di Bojan. Pizarro sostituisce Totti portando ulteriore qualità in fase di possesso e gestione della palla, in un finale sulle gambe per alcuni giocatori. Gli ingressi conclusivi di Borriello e Caserta sui fronti opposti sono ininfluenti. La Roma raccoglie i primi tre punti in casa e con essi i primi frutti della gestione tattica di Luis Enrique.

La redazione di Romanews.eu

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA - La riproduzione, anche parziale, dell’articolo è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here