La Roma VARcolla ma non molla

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EDITORIALE – Roma efficace per 70′ minuti. Sorprende tutti, forse anche il suo tecnico. Al 90 + 3 però porta a casa zero punti. Cosa è successo? Riavvolgiamo il nastro. La squadra di Di Francesco parte impaurita, si fa chiudere dall’Inter ma trova il guizzo per colpire al momento giusto. Il gol di Dzeko sblocca la gara e sblocca la Roma. Si vede il gioco e anche i pali, tre. Si vede anche il dominio territoriale dei padroni di casa sull’ex Spalletti, colpito a salve da una mitragliata di fischi (scontati). La rinvicita per Luciano la serve Icardi che gela l’Olimpico con una doppietta che ribalta il risultato. Perisic annichilisce Juan Jesus e Vecino segna il terzo gol. Così si consuma la prima sconfitta in casa della Roma

DA DOVE SI RIPARTE – Tre legni e un rigore non visto. La VAR non serviva per fischiarlo, eppure non è stata chiamata neanche in causa facendo infuriare Perotti, protagonista dell’azione incriminata, e lo stesso DiFra. L’episodio meritava un “approfondimento tecnologico”: il contatto Skriniar-Perotti ha tutte le sembianze del fallo da rigore, spinta col braccio sinistro e contatto basso. Ma non abbiamo voglia di inciampare sulle recriminazioni arbitrali. Ci interessa capire da dove questa Roma possa ripartire. Sicuramente dal suo centrocampo: affidabile, di personalità e di sostanza. Un po’ meno dai suoi attaccanti: Dzeko si accende con la stessa facilità con cui si spegne, Perotti è costretto ad un lavoro di sacrificio che ne oscura le qualità che servirebbero lì avanti e Defrel che spinge ma non punge. Nota dolente la difesa: Di Francesco dice che Juan Jesus è un valore aggiunto in questo momento, ma oggi sarà per il ruolo adattato, sarà perchè aveva di fronte la sua ex squadra, ha fatto un 2° tempo da incubo.

PAROLA D’ORDINE NON MOLLARE – La Roma adesso deve rimboccarsi le maniche e continuare a studiare la bibbia di Eusebio. Applicarsi e migliorarsi, ad esempio sui calci d’angolo: i giallorossi sono andati alla bandierina 12 volte contro le 6 dell’Inter e hanno sprecato quasi tutti i corner. Serve una squadra più cinica, ma il cinismo non si insegna come ha detto tante volte la scorsa stagione anche Spalletti. E allora ci vuole qualche calciatore che il cinismo lo porti, e qui entra in causa il mercato e il direttore Monchi. La chiusura è alle porte, e gli ultimi colpi devono dare una mano a Di Francesco a far grande questa squadra che per 70 minuti contro l’Inter un pochino ci ha fatto godere!

Giulia Spiniello

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6 Commenti

  1. Cara Giulia,
    non capisco perche’ ci nascondiamo dietro a un dito e non diciamo le cose come stanno. La sconfitta e’ soprattutto colpa delle scelte in corso fatte dall’allenatore. Questa sera l’Inter e’ stata “bastonata” dalla Roma fino alla sostituzione di Defrel. In quel momento era si palese che la squadra cominciava a dare chiari segni di stanchezza e confusione (soprattutto Dzeko). E non si capisce perche’ Di Francesco, se proprio doveva sostituire Defrel, invece di inserire un centrocapista per aiutare la squadra a mantenere l’1 a 0, abbia optato per aggiungere un attacante puro come Elsarawi per cercare di fare il secondo gol. In quel modo De Francesco no ha fatto altro che regalare all’Inter una fascia sovraccaricando Juan Jesus. A mio avviso questa e’ stata una lettura sbagliata della situazione della propria squadra e soprattutto una sottovalutazione assurda dell’avversario. Le altre sostituzioni non hanno fatto altro che continuare ad allegerire la squadra e cosi l’Inter e potuta passare in vantaggio e dilagare. Anche queste chiaramente sono state sostituzioni sbagliate, almeno che Di Francesco non avesse deciso che la partita era ormai persa e che quindi si poteva fare entrare due giocatori giovani a farsi un po di ossa. Atteggiamento questultimo non da grande squadra.
    Purtroppo a giudicare da quanto visto in campo dopo due partite di campionato, Di Francesco ha gia’ dimostrato due grossi limiti. 1) non ha saputo adattarsi a quello di buono che c’era nel gioco dell’anno scorso; 2) non sa leggere la situazione sul campo e fare i giusti cambi.
    Purtroppo sembra di essere tornati ai tempi di Luis Enrique. Quando invece si era gia’ raggiunto un livello di gioco e personalita’ di altissimo livello. Per l’ulteriore salto di qualita’ c’era solo bisogno di lavorare sul mantenimento della convinzione e concentrazione durante la partita e durante l’anno. Non certo c’era bisogno di adottare un nuovo sitema di gioco dogmatico. Dispiace soprattutto per i nostri grandissimi campioni che oggi hanno dato veramente tutto. Contenta la dirigenza, contenti tutti!
    Comunque solo e sempre Forza Roma, nella vittoria e nella sconfitta

  2. Ma perche’ Di Francesco si deve adattare ad un modulo che non conosce e che non e’ suo? Ma che ragionamenti sono?
    E’ stato scelto per far giocare la Roma con il suo modulo. Non aveva due terzini destri, ha dovuto adattare un centrale a destra e non ha ne’ un’ala, ne’ un centrale.
    Questa squadra non e’ la squadra dell’anno scorso del pelato, il quale si adagiava sulle invenzioni di Salah, cosi’ come si adagiava sulle invenzioni di Totti a suo tempo. Inoltre, la mancanza di Ruediger si sente. Cosa hanno comprato in alternativa? un terzino destro rotto e la riserva del Sassuolo.
    Nonostante questo, ha disintegrato l’Inter del pelato per 70 minuti.
    Allora aspettiamo Di Francesco: il suo calcio si sta vedendo, e smettiamola di ciarlare a vanvera.
    Piuttosto sarebbe lecito chiedersi: perche’ si vende Salah a 45 milioni e si compra un ragazzino a 38 milioni?

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