IL MESSAGGERO (M.Ferretti) – Là dov’è l’arte nulla è impossibile. L’abbiamo scritto mille volte parlando di chi aveva fermato il tempo, prima di essere fermato. Parlando di Francesco Totti, insomma. Uno che ha fatto cose impensabili quando i suoi (ex) colleghi coetanei da anni se ne stavano a casa davanti alla tv. Uno che è amico del Re di Wimbledon. E non può essere un caso che il Capitano e King Roger siano così legati: non è vero, del resto, che si somiglia si piglia? Dato mille volte per finito, Federer si è sempre rialzato sulle punte dei piedi, continuando a deliziare il mondo con le sue giocate. Un po’ quello che, se ci pensate, ha saputo fare Totti, inchiodando per anni le lancette dell’orologio. Oppure quanto ha regalato allo sport Kobe Bryant, un altro che ha schiacciato sotto canestro fino all’altro ieri anche se aveva (da tempo…) un’età pensionabile. E che dire, poi, di Michael Jordan, il fuoriclasse dei fuoriclasse con un pallone da basket tra le mani? E ci fermiamo qui, straconvinti – però – di aver dimenticato qualcuno che in questa lista ci starebbe benissimo.

Là dov’è l’arte nulla è impossibile. Certo, ma il tutto non può essere riassunto solo in una questione di tecnica. Di abilità. È (soprattutto) roba di dna, di cromosomi, di natura. E, ovviamente, di testa. Non esiste, e non è mai esistito al mondo un fuoriclasse sportivo che non abbia avuto una grande capoccia. Sì, qualcuno meno psicologicamente stabile può aver brillato per una, due o tre notti; ma quelli che illuminano la scena per anni all’infinito hanno un forza mentale al di fuori della norma e della normalità. «Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente», ci ha insegnato Rita Levi Montalcini. Il segreto sta tutto lì.

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