Il capobranco

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IL CAPOBRANCO – Le critiche e lo scetticismo lo avevano messo in croce ancor prima dell’inizio del campionato. Era bastata una clamorosa e sonora sconfitta contro il Celta Vigo per far scattare tutti i campanelli d’allarme in giro per la città. Oggi, però, la Roma c’è. Eusebio Di Francesco c’è. Contro tutto e tutti, ma soprattutto contro quei pregiudizi che lo avevano accolto e accompagnato durante l’intero pre-campionato. In questi mesi, infatti, il tecnico giallorosso ha dimostrato di saper districarsi bene nell’inferno quasi dantesco dell’Urbe, non curandosi delle opinioni di stampa e tifosi, ma limitandosi a guardarle e a passarci sopra. Niente battaglie contro giornalisti e giornali. No, non è nel suo stile. Un solo obiettivo: unire l’ambiente Roma e provare a vincere tutti insieme.

SOTTO IL SEGNO DELLA LUPA – La forza della Roma è Di Francesco, la forza di Di Francesco è la Roma. Branco e lupo si trasformano: la nuova legge della giungla. Giungla come la piazza giallorossa. Una legge diversa, ma che riprende in pieno il significato di quella originale (“La forza del branco è il lupo, la forza del lupo è il branco”), scritta dal premio Nobel per la Letteratura Rudyard Kipling ne “Il libro della giungla” e riportata sulla parete della palestra di Trigoria come filosofia di vita e concezione di squadra. Eusebio Di Francesco si è fatto leader, sia in campo che fuori. Il capobranco che si identifica con il suo gruppo e il gruppo che si identifica con il suo capobranco. Pochi giri di parole, nessuna ossessione della vittoria. Soltanto fame di vincere e dimostrare. La differenza è sottile, ma importante: la prima, nel tentativo di trionfare ad ogni costo, porta inevitabilmente a perdere lucidità e ad usufruire smoderatamente delle migliori risorse fino a consumarle e renderle inefficaci nei momenti clou della stagione; la seconda, invece, consiste nello sfruttare l’intero mazzo di carte a disposizione per provare a raggiungere il miglior risultato. E Di Francesco le sue carte se l’è giocate quasi tutte: in attesa dei rientri di Emerson Palmieri e Karsdorp, l’ex tecnico del Sassuolo, ha già usufruito di 21 diversi giocatori (compreso Tumminello, prima di andare al Crotone). E pensare che Luciano Spalletti, lo scorso anno, ne ha mandati in campo 25 in tutta la stagione, 9 dei quali non hanno superato le 15 presenze totali.

IL CONFRONTO – Lo sapeva benissimo appena era arrivato a Roma. Lo sa benissimo anche ora. Fare meglio di Luciano Spalletti è un compito assai arduo: le milanesi si sono rinforzate, la Juventus ha cambiato molto senza però indebolirsi, il Napoli è riuscito a tenere l’intero gruppo dello scorso anno e, infine, la Lazio ha trovato la formula giusta negli insegnamenti di Inzaghi. Visti soprattutto i valori delle principali forze del campionato, raccogliere più degli 87 punti della Roma di Spalletti (record nella storia del club capitolino) è difficile, se non impossibile. Ma l’inizio sulla panchina giallorossa di Eusebio Di Francesco fa ben sperare. L’ex allenatore del Sassuolo, infatti, nelle prime 7 giornate di Serie A è riuscito a fare di gran lunga meglio dell’attuale tecnico dell’Inter. Su 6 gare disputate (da recuperare il match contro la Samp), Di Francesco ha collezionato 5 vittorie e una sconfitta per un totale di 15 punti, ben 5 lunghezze in più rispetto al suo predecessore che, lo scorso anno, dopo 7 partite, ne aveva raccolti solo 10. Anche i numeri in attacco e in difesa sono di buon auspicio: 14 gol fatti e 4 subiti contro i 14 realizzati e gli 8 presi della stagione passata. Insomma, il record di Spalletti non è poi così un miraggio.

COMPATTI… – Squadra compatta e organizzata. E’ questo il frutto del lavoro di Eusebio Di Francesco sulla fase di non possesso durante il pre-campionato. I dati parlano chiaro: i giallorossi, dopo 7 giornate (ma con una gara da recuperare), hanno subito 86 tiri totali contro i 96 della scorsa stagione. Di questi, 27 (il 31,4%) hanno inquadrato la porta di Alisson, tre punti percentuali in meno (34,4 %) rispetto alle 33 conclusioni verso lo specchio capitolino dell’anno precedente. I numeri evidenziano un altro dato interessante: la Roma di Di Francesco tende a lasciare all’avversaria minori chances di concludere a rete da dentro l’area – 42 tiri da fuori (48,8%) e 44 dall’interno dell’area di rigore (51,2%) – rispetto a quella di Spalletti38 conclusioni da fuori, (39,6%) e 58 da dentro l’area (60,4%) – riducendo drasticamente le possibilità di prendere gol. Infatti, Alisson è riuscito a mantenere la porta inviolata in 4 match su 6 (contro i 2 clean sheet su 7 di Szczesny). Infine, menzione speciale per gli offside, vero e proprio asso nella manica dell’attuale allenatore della Roma. I giallorossi, infatti, su 6 partite, hanno messo in fuorigioco i giocatori avversari 25 volte (15 su 7 gare, invece, la scorsa stagione).

…E CONCRETI – L’attacco c’è e segna. Il gioco quasi. Il lavoro di Eusebio Di Francesco non si è fermato alla difesa. Il tecnico della Roma, durante il ritiro di Pinzolo e le varie tournée, si è focalizzato molto anche sulla fase di costruzione del gioco e sulla manovra offensiva. Scambi, sovrapposizioni, verticalizzazioni, tagli: i giallorossi hanno sudato parecchio e ancora tanto dovranno sudare per raggiungere la perfezione. Nel frattempo, però, la squadra capitolina comincia a mostrarsi più concreta e cinica rispetto allo scorso anno. I gol realizzati dopo 7 giornate sono gli stessi, ma i dati riguardanti le conclusioni a rete raccontano due storie completamente diverse: la Roma di Di Francesco ha infatti effettuato 105 tiri totali contro i 145 di quella di Spalletti. Di questi, 35 (il 33,3%) hanno inquadrato la porta avversaria, un punto percentuale in più rispetto ai 47 (il 32,4%) della stagione passata. Concreta, cinica, ma soprattutto precisa: l’accuratezza dei tiri è migliore del 5,1% (44,9% contro 39,7%). I numeri sottolineano inoltre una tendenza sempre più maggiore al tentativo dalla distanza – 43 conclusioni da fuori (41%) e 62 dall’interno dell’area – rispetto all’annata precedente – 50 tiri da fuori (34,5%) e 95 da dentro l’area (65,5%). Per quanto riguarda la costruzione del gioco, la Roma di Di Francesco registra minor possesso palla di media a partita (55,8% contro 59,3%) ed è mediamente più precisa nei passaggi (85,5% contro 83,7%). Infine, viene ridotta l’attitudine al cross della squadra di Spalletti: si passa da 28,3 (198 in 7 gare) a 21,2 (127 in 6 match) traversoni a partita.

Daniele Moretto

 

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